Pubblicità, ovunque. Ovunque guardi, enormi cartelloni sono presenti nella mia visuale, cercando di vendermi qualcosa. Mobili, automobili, elettronica, telefonate, intimo femminile, alimentari. Per lo più cose che compro perché ne ho bisogno, oppure non compro. Certamente marchi che non compro, per non pagare il costo della carta e della colla dei cartelloni, il lavoro di chi li stampa, li consegna e li attacca, l'affitto dello spazio. Se compro qualcosa vorrei pagare per quello, e non per altre cose.
Sono lì, i cartelloni, e li vedo. Non ho molta scelta: generazioni di pubblicitari hanno studiato il modo per attrarre la mia attenzione. Chi vi ha detto che il pubblicitario è una professione creativa o artistica sbaglia o mente; forse era così un tempo, ma ormai il pubblicitario è un tecnico, uno scienziato, formato in psicologia. I cartelloni sono disegnati con perizia seguendo precise regole, che eminenti studiosi hanno dedotto studiando il nostro cervello. Esistono precise combinazioni di colori, forme, parole, simboli, che il nostro cervello interpreta in modo prevedibile, senza interpellare necessariamente l'intelligenza cosciente. La pubblicità, come la cattiva politica e la demagogia, ha scoperto che far leva sull'intelligenza cosciente delle persone è difficile, più facile è invece girarci attorno e andare a stimolare comportamenti involontari, istinti profondi, quasi animali, meccanici. Non si possono non notare, come non si può non udire chi vi urla nelle orecchie. Non è una scelta, è una reazione inevitabile avere la propria attenzione attratta da queste cose. Se queste cose poi non vi interessano, è un fastidio notevole.
E' quindi curioso che, sebbene i rumori molesti siano stati banditi in molti luoghi, con il nome di “inquinamento acustico”, i luoghi in cui i cartelloni sono stati banditi sono pochi, molto pochi, e la nozione di “inquinamento visivo” stenta a diffondersi. In quali luoghi sono vietati i cartelloni? Semplice, nei luoghi sacri e in quelli artistici; niente cartelloni per cattedrali, meraviglie architettoniche, scenari naturali incontaminati. Il motivo è ovvio: la presenza dei cartelloni svaluta la bellezza e la sacralità di questi luoghi, attrae l'attenzione inevitabilmente verso banalità commerciali quando essa normalmente si concentrerebbe su bellezza e divinità. Negli altri luoghi invece questa situazione viene normalmente accettata come necessaria. Ma provate a pensare alla vostra città senza cartelloni. Cosa guardereste quando andate in giro? Su cosa si concentrerebbe la vostra attenzione mentre andate al lavoro o a fare la spesa? La domanda non è sciocca, e rispondere non è così immediato.
Il cielo? Le architetture? I fiori? Le persone? Quante cose più belle e interessanti ci sono da vedere, piuttosto che la pubblicità? Se volete fare un elenco, prendetevi del tempo, sarà lungo. Ora ragionate sulle conseguenze della presenza dei cartelloni: essi, di fatto, distraggono la vostra attenzione da un sacco di cose più belle, sacre, interessanti, curiose, stimolanti, ogniqualvolta uscite di casa. Succhiano gli stimoli estetici della vostra giornata, e li sostituiscono con consigli per gli acquisti, suggerimenti di come spendere il vostro denaro e, in fondo lo sapete, vi danno da pensare che di soldi da spendere non ne avete abbastanza (nessuno ne ha mai abbastanza) e forse dovreste guadagnarne di più. Dovreste fare le cose meglio di come le fate (evidentemente non le fate abbastanza bene), più velocemente, più di fretta. Vi mettono ansia. Basterebbe poco per calmarsi, basterebbe guardare un fiore in un'aiuola, una foglia su un ramo, delle belle tende colorate appese a una finestra, o una persona che, incontrando il vostro sguardo, vi sorride senza motivo. Invece entrambi state guardando un cartellone pubblicitario, e avete l'ansia.
Non voglio più vedere i cartelloni pubblicitari, non voglio più il mio mondo inquinato dai tecnici che li progettano studiando il mio cervello. Sogno città senza pubblicità. Città fatte come i disegni dei bambini: di case, strade, persone, animali, uccelli che volano e il sole che splende. Sono queste le cose che voglio vedere ogni mattina e ogni sera, cose vere, cose belle, cose a me sacre. Il mio mondo, almeno la notte, io lo vedo così.