Oggi la donna che amo è triste.
Il suo viso è di una bellezza dolorosa,
la cui vista ferisce il cuore come uno stiletto,
la cui lama fredda e sottile mi penetra il petto
paralizzandomi, impedendomi
di distogliere lo sguardo da quegli occhi scuri,
persi nel vuoto a contemplare turbinosi pensieri.
Il suo animo è turbato dall’andamento della Grande Ruota,
o forse dalla sua incapacità di determinare la trama del velo,
l’Illusione in cui ci muoviamo mossi da percezioni strane e volontà tradite.
Vorrei essere il buio, per acquietare il suo animo melanconico,
per accarezzarla e avvolgerla nelle mie tenebre
e in esse cullarla, portandole l’oblio che ogni cura cancella.
E vorrei essere acqua, piovere dal cielo
e
lavare il suo spirito, cancellare ogni segno doloroso
dalla sua memoria, perché si risvegli nuovamente vergine
a meravigliarsi del mondo come chi
del pianto non ha mai avuto paura.
E vorrei infine esser la terra,
per accogliere il suo corpo stanco,
e con le mie lacrime dar linfa a piante, edere
che da me sorgendo la coprano, proteggano
la pelle chiara e le membra sottili così che
nulla possa turbare il suo sonno, i suoi sogni.
Vorrei essere il buio, la pioggia, la terra,
ma sono solo un uomo, e nulla di più.
Eppure, se per lei potessi essere ciò che lei è per me
il sole, la luna, le stelle
e tutto ciò che il cielo circonda e contiene
allora non m’importerebbe più sapere chi sono
E mi accontenterei di essere.
La Canzone può prendere molte forme... melodia, poesia, ritmo, danza. Ma è sempre la stessa, che fluisce dentro e fuori di noi, se la facciamo passare. E' l'arte e l'emozione, e ciò per cui val la pena di esistere.
giovedì 24 febbraio 2005
lunedì 21 febbraio 2005
Going Nowhere
I hate the way that you've taken back
Everything you've given to me
And the way that you'd always say
It's nothing to do with me
Different versions of many men
Come before you came
All their questions was similar
The answers just the same
I could do with a motor car
Maybe a Jaguar maybe a plane or a day of fame
I wanna be a millionaire so can you take me there
Wanna be wild cos my life's so tame
Here am I, going nowhere on a train
Here am I, growing older in the rain
-------------------------------------------------------------------------------
Oasis, Masterplan (1997)
Everything you've given to me
And the way that you'd always say
It's nothing to do with me
Different versions of many men
Come before you came
All their questions was similar
The answers just the same
I could do with a motor car
Maybe a Jaguar maybe a plane or a day of fame
I wanna be a millionaire so can you take me there
Wanna be wild cos my life's so tame
Here am I, going nowhere on a train
Here am I, growing older in the rain
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Oasis, Masterplan (1997)
sabato 19 febbraio 2005
Della Sensibilità e del Rapporto con il Dolore
Avete mai fatto caso al fatto che le persone più sensibili di solito sono anche quelle che soffrono o hanno sofferto di più? Io ci ho fatto caso qualche tempo fa: la sensibilità si apprende attraverso il dolore, e solo imparando a conoscere il proprio dolore si può capire il dolore degli altri.
A me piacciono molto le persone sensibili, e di solito le persone sensibili sono quelle che mi apprezzano di più perché sanno andare oltre la mia fredda apparenza di rigido intellettuale. E' per questo motivo che, per tanti anni, sono sempre finito con persone sulla soglia della depressione.
Le persone depresse spesso sono sensibili perché il dolore ce l'hanno addosso tutti i giorni, e tranne nei rari casi in cui sono totalmente concentrati su sé stessi e non vedono altro, solitamente individuano al volo una persona sensibile come loro e disposta a farsi carico di una parte del loro angst esistenziale. Che noia… le persone depresse spesso sono vampiri emozionali, ti risucchiano tutta l'energia che dai e ne restituiscono sempre meno di quella che prendono. La parte peggiore viene quando scaricano i propri sensi di colpa su di te… ho smesso di frequentare persone depresse, a meno che non offrano grandi possibilità di ripresa a breve termine. Davvero non sopporto i ricatti morali e il senso di colpa usato come strumento contro gli altri, è molto meschino.
Più che altro, mi sono reso conto dell'esistenza di una categoria di persone del tutto eccezionali, ovvero coloro che sono stati in depressione ma ne sono usciti. Queste persone hanno la stessa sensibilità dei depressi, ma godono di una lucidità e di una forza d'animo che raramente si riscontra in persone che non sono passate così vicino al dolore e alla morte. Io ci sono stato verso i 12 anni, in un periodo in cui accarezzavo l'idea della morte come sollievo alla totale mancanza di una qualsivoglia relazione positiva con un mio simile umano. Non sono mai arrivato al suicidio per paura, credo…
" …for the fear of something after death, the undiscover'd country from whose bourns no traveller returns, puzzles the will, and makes us rather bear those ills we have, than fly to others that we know not of"
Un giorno però ho conosciuto una ragazza che era andata oltre le mie esperienze, e aveva alle spalle ben due tentativi di togliersi la vita, nella sua adolescenza (15-16 anni). La prima volta, con dei sonniferi, aveva sbagliato la dose ed era rimasta incosciente per tre giorni. La seconda s'era piantata un coltello nel petto - e ancora ne porta la cicatrice - ma non aveva avuto il coraggio di premere fino al cuore, e si era fermata allo sterno.
Era di gran lunga la ragazza più forte che avessi mai conosciuto. Per questo m'ero innamorato follemente di lei. Non perché fosse carina o intelligente o dolce o creativa… perché la sua disciplina, il fuoco che aveva negli occhi, mi faceva tremare, perché io volevo diventare forte come lei, perché non avevo mai paura di ferirla. Credo sia stata l'unica volta in vita mia in cui, per tutta la lunghezza di una relazione, non sentivo di dover pesare le mie parole e le mie azioni per tema di incrinare il nostro rapporto. Era una persona che era stata sulla soglia della morte, ed era tornata indietro da sola, con le proprie forze. Conosceva il dolore come il palmo della propria mano, ma non era disposta a indulgere mai nell'autocommiserazione o nella melanconia.
Così forte e così sensibile… e ora sperduta dall'altra parte del mondo. Mi chiedo se la rivedrò mai più. L'altro giorno, ho tolto l'anello che ci eravamo scambiati. E' tempo di abbandonare il passato e cominciare una nuova vita, e mi piacerebbe tanto cominciarla con la ragazza che ora amo. Ma mi chiedo se conoscerò mai più una persona come lei… il fuoco dei suoi occhi, io lo porterò sempre nel cuore.
Luoghi remoti
"The gate is straight
Deep and wide
Break on through to the other side
Break on through to the other side"
Mi è capitato, in diverse occasioni della mia vita, di visitare certi luoghi di cui conservo memoria vaga, ma assai duratura.
E' sempre capitato durante particolari stati di coscienza, dovuti al dormiveglia o alla stanchezza fisica, al piacere troppo intenso e al desiderio insoddisfatto. Recuperata la lucidità, è stato impossibile ritornarvi, la strada persa, le porte chiuse.
Erano luoghi alieni, dove i muri dell'universo percepito e concepito crollavano, lasciando spazio a orizzonti indescrivibili. Non c'era tempo, laggiù, non c'era quasi spazio se non infinito, indistinto. Non c'era identità, non c'era azione, ma solo assoluto. Qualunque dualismo, qualunque dicotomia cessava per fondersi nell'assoluto.
Cerco spesso quei luoghi, senza trovarli. Li si raggiunge per sentieri segreti, imboccati per caso o per errore, e da essi si ritorna per paura di perdersi.
Non so perché, ma sento che quei luoghi nascondono segreti di importanza senza pari, risposte agli enigmi senza soluzione, il mistero della sintesi cosmica.
Credo che esista una strada per raggiungerli, che possa essere scoperta e imparata. E una volta che l'avrò fatta mia, per quelle lande andrò in cerca di verità sconosciute, risposte a domande che ancora non concepisco, e forse al senso ultimo dell'esistenza.
mercoledì 16 febbraio 2005
Luna
Tu non lo sai quanto mi piace non lo sai
quando ti perdi a far finta di essere semplice... calma... morbida...
Come un mistero da decifrare
tu sei la luna ancora da esplorare
Aspettami, voglio salire lassù, e non tornare più…
Ti vedo trasformare lacrime in coriandoli
con un bicchiere in mano mi ritrovo qui a scoprire
lucida, splendida serenità
E ridi ancora mi aiuti a respirare
Bianco aquilone che gioca con il sole
Aspettami, voglio salire lassù, e non tornare più…
L'estate e' un sentimento, e' caldo anche d'inverno
Aspettami, voglio salire lassù, e non tornare più…
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Negrita, Radio Zombie 2001
Dolore
Mi colpisce con un pugnale, affondandolo nel mio petto, penetrando la carne, crudele, fino a raggiungere il cuore. E' un colpo improvviso, preciso, nel punto più debole al suo acciaio.
La vista mi si annebbia, e l'immagine del suo bel viso s'offusca… perché mi colpisce? Perché lo fa in questo modo? Lo fa coscientemente o per noncuranza? O piuttosto sono io, dubito, ad averle messo in mano l'arma, e ad averla tratta verso di me, perché il ferro mi straziasse senza incontrare difesa alcuna?
Provo dolore? Piange, urla il mio cuore, mentre la lama lo penetra, o piuttosto attende impassibile il supplizio senza un gemito, un rimpianto? Se provasse dolore, saprebbe forse d'esser vivo. Lo è, o forse finge d'esserlo, desiderando d'esser ciò che non è più, per stanchezza, disillusione, spossatezza?
Da quando la conosco, ho troppe domande cui non so dare risposta. Le mie certezze svaniscono, con la mia lucidità, e rimane solo quel fremito, a tratti dolce, a tratti amaro. In quel fremito, si trova la risposta ad ogni domanda, la soluzione al grande enigma.
lunedì 14 febbraio 2005
S. Valentino
Sei un continente inesplorato, una terra esotica e sconosciuta, un luogo che molti sognano e forse nessuno ha mai conosciuto. Sei una landa senza tempo, velata agli occhi degli uomini, coperta di misteri e segreti che solo la pazienza e la sensibilità potranno rivelare. Vorrei, come un viaggiatore, solcare mari nebbiosi e raggiungerti, esplorarti e come un cartografo misurare coi miei passi le tue estremità. Come un universo sconfinato, percorrerti da un capo all'altro, e trovare il tuo cuore. E lì, sedermi a contemplare la tua bellezza senza pari, la tua dolcezza, il tuo incanto primitivo e puro.
Sospiro, sognandoti come un paese lontano e a lungo immaginato. Nella tua verità, vorrei trovare me stesso, e ciò che sono, sono sempre stato, e per te sarò.
domenica 13 febbraio 2005
Il Fare
E' un mese che sono tornato a studiare… sono sempre stato insofferente alla vita da studente, e anche se il lavoro è molto più stressante, e lo studio lascia a disposizione molto tempo libero, sto cominciando a sentire un'inquietudine che si fa di settimana in settimana più forte… l'ansia di far qualcosa, di produrre. Sarà la mia cultura milanese che mi tormenta?
Non so… non è davvero questione di denaro o di utilità. Mi andrebbe bene creare qualunque cosa, purché essa porti la mia impronta. Dev'essere come quando non si fa l'amore per tanto tempo, e si diventa frustrati e irascibili. Io non esercito la mia arte, non lascio la mia impronta sul mondo, e questo mi rende nervoso, scapitante, come se la clessidra del tempo facesse scorrere in basso i suoi grani di sabbia davanti a me, per ricordarmi che questo tempo non lo sto usando come potrei…
Dovrei davvero trovarmi un'occupazione. Scrivere. Suonare. Portare avanti giochi di ruolo. Ma sono cose che già faccio, più o meno. Vorrei fare qualcosa di più grande… dedicata a un pubblico più ampio di pochi e sparuti amici. Diventare chief representative o general manager di qualche impresa italiana in Cina forse mi farebbe bene. Vorrei davvero avere in mano risorse e muoverle per creare valore, in modo creativo, s'intende, in modo elegante, con una mossa da far meraviglia e invidia. Come quando partii per la prima volta per la Cina. Quello fu un colpaccio!
Prima di partire, non ci credeva quasi nessuno, e perfino io dubitavo di me stesso. Ero un ragazzo un po' fantasioso, con una punta di stravaganza tollerabile solo perché controbilanciata da un carattere quieto e meditativo. E invece, quella mattina di gennaio, ero seduto su un aeroplano che sorvolava le distese innevate della Mongolia, diretto verso Pechino, con un paio di valigie mezze vuote e un indirizzo scritto in cinese nella tasca della giacca. Nessuno della mia famiglia o della mia cerchia d'amici era mai stato così lontano… nemmeno per turismo, e nemmeno andando all'indietro per parecchie generazioni. Fu come rompere tutti gli schemi mentali e le aspettative delle persone che mi conoscevano, come dire: io non sono più il prodotto delle vostre aspettative, plasmato dal mio ambiente e imprigionato in un personaggio stereotipato che la gente proietta su di me. Io ero fuori da tutti gli schemi, e nella confusione delle persone che avevo attorno, nulla era impossibile e tutto era concesso.
Adesso la realtà intorno a me si sta cristallizzando di nuovo, e la sento stretta, non mi ci muovo abbastanza bene. Avrei bisogno di tirare un paio di colpi a queste pareti per farmi spazio, e poter essere di nuovo ciò che desidero, una persona al di là delle fantasie di chi mi circonda. Tornare a mettere le persone in soggezione perché non sono in grado di inquadrarmi e prevedere le mie mosse, e in tal modo sfuggire a giudizi superficiali ed etichettature scomode.
Per questo voglio fare, creare, e quindi essere. Perché il nostro valore viene misurato nelle nostre azioni, e anche se il pensiero e la volontà possono costruire splendidi mondi immaginari, sono le cose che facciamo a renderci parte del mondo in cui viviamo, e definiscono il nostro ruolo in esso. E' con le azioni che compriamo la nostra libertà, ed è influenzando il mondo attorno a noi che cambiamo noi stessi in modo permanente e stabile.
Non si possono abitare per sempre i mondi creati dai nostri sogni, e nascondersi nella loro tranquillità artificiale… prima o poi bisogna cercare di scolpire le loro forme nel mondo reale, per renderlo un posto migliore, e proclamare ai quattro venti: ecco, io sono ciò che io voglio, e lo sono perché lo faccio.
E a me oggi sembra di avere un martello troppo pesante e uno scalpello spuntato…
mercoledì 2 febbraio 2005
La curiosità
Come un tunnel senza uscita
Come i Magi senza la cometa
Come Ulisse senza la sua curiosità
Come un piano che nessuno suonerà
Tempo fa mi è capitato di conoscere una ragazza. Una delle cento. Cos'aveva questa di diverso dalle altre? Apparentemente nulla. Piuttosto carina, raffinata nel vestire e nel parlare, di primo acchito forse un po' artificiosa, ampollosa, quasi costruita. Ma a un secondo sguardo chiaramente finta, protetta da un atteggiamento che serve a nascondere un'insicurezza e una fragilità piuttosto comuni. Mi sono chiesto allora se quest'insicurezza mascherata non fosse anche indice di sensibilità verso gli altri. Credo che lo sia. Ma non è questo il punto.
Quasi per caso, davanti a un bicchiere ricolmo di dolce birra doppio malto, nella semi-oscurità di una bettola milanese, la cui aria assai poco fumosa era nondimeno riempita dal sommesso arpeggio di due chitarre acustiche e di un basso celeste, mi ha stupito con domande a bruciapelo. Non sono state tanto le domande, decisamente dirette e appropriate, che mi hanno sorpreso, quanto le reazioni, pertinenti e tutto sommato sensate. Cosa rara, quando si parla con me di certi argomenti.
La discussione è morta lì, dopo un minuto o due, però mi ha dato da pensare. Perché le domande erano così "giuste"? Evidentemente lei è una buona osservatrice. E come mai le reazioni erano così appropriate, ancorché, forse, costruite? Sempre buona osservazione? Ma osservare non basta. Occorre capire. E per capire bisogna cercar di capire. Eccoci dunque arrivati al punto focale del discorso, che ci riporta al titolo stesso.
La curiosità. E' una cosa rara. Più rara di quanto si dia per scontato. Ed è bella, è positiva! La curiosità è il motore della sperimentazione. E' l'atteggiamento verso l'ignoto diametralmente opposto alla paura - il guardare nel buio per distinguere ciò che non si vede. Poi lo si valuterà, ma finché non ci guardi, non sai.
Quanta gente non guarda nemmeno? Non interessa. Quando va male, fa paura. Quando va bene, è irrilevante. E' un po' come se alla mia generazione avessero rimosso la parte del cervello che si occupa di concepire le opportunità: così, lobotomizzati, i miei coetanei vagano con lo sguardo spento, e non guardano ciò che hanno attorno.
Folk down there really don't care, really don't care, don't care, really don't
Which, which way the pressure lies
Anche io sono un tipo curioso. Meno della ragazza con cui ho parlato l'altro giorno, ma più di me stesso l'anno scorso. Ho un po' di paura residua, che nasce da una cattiva educazione alla novità. Ma col tempo, si migliora, o almeno ci si prova. Qualche volta ci si chiede se era meglio non indagare in certi posti, ma d'altra parte toccare il fondo con mano ti fa apprezzare di più i momenti felici.
Comunque sia, viva la curiosità, e grazie alla ragazza dall'altra parte della birra - se mai leggerà il blog di Krsna! - che m'ha fatto apprezzare il valore di questa abitudine. Brava.
Like the flower and the scent of summer,
like the sun and the shine,
Well the truth may come in strange disguises
Send the message to your mind.
Tattva, acintya bheda bheda Tattva
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