
E’ come un tuffo. Veloce, e senza freni. I freni ce li avrei anche, ma non li sto tirando. Ci siamo conosciuti meno di due mesi fa, a maggio. Ci siamo baciati meno di un mese fa, a giugno. Adesso stiamo insieme. Ci amiamo. Stiamo programmando un futuro nella stessa città.
Il fatto è che non ci sono ragioni per frenare. Non ci sono momenti di noia, di dubbio, di assenza. Non si litiga, non ci si arrabbia, non ci si ingelosisce mai al punto di perdere la lucidità. Va tutto bene, come non è mai andato.
E questo mi fa paura da morire. Sono un uomo, e senza falsa modestia posso dire di essere un uomo che di donne, ultimamente, ne trova parecchie. Ma sono anche fedele, e quindi frustrato. Il punto è, che anche se mi si presentano occasioni a rotazione, mai nessuna è come lei. E così la mia fedeltà tutto sommato non mi pesa più di tanto.
Ma una relazione seria… trasferirsi in una città insieme… costruire qualcosa di solido, serio… un futuro programmato. Convivenza, casa, matrimonio, lavoro, figli… mi sto cagando addosso, come quando si cade nel vuoto.
Ma allo stesso tempo, so che è quello che voglio. Il salto nel vuoto lo sogno da sempre. Una storia che è solida e romantica allo stesso tempo. Una donna che è intelligente, bella e affidabile allo stesso tempo. E innamorata almeno quanto lo sono io. Amare senza dare fuori di testa, essere perennemente felici senza dover passare attraverso i momenti spiacevoli legati alle storie d’amore. E’ perfetto, è un sogno.
L’altra mattina mi sono svegliato, e mentre ero nel dormiveglia, quel momento in cui i sensi percepiscono la realtà ma la mente li legge ancora come le percezioni oniriche, ho sentito quel desiderio che talvolta sento, un’emozione che posso solo descrivere come il bisogno del neonato per la madre che non si vede. La sensazione più forte che si possa provare e ricordare. E lei era lì, davanti ai miei occhi, addormentata serenamente. L’ho abbracciata e l’ho svegliata con un bacio. Mi ha sorriso. E quella sensazione ha trovato pace dentro di me, come l’altra metà dell’uomo palla mi completasse.
L’altra notte, mentre facevamo l’amore, il velo della realtà si è quasi stracciato, come quella volta in Francia del Sud nel lontano 1999. Le mie sensazioni erano l’unica cosa ad esistere, in un universo a sé. Ogni distrazione era scomparsa, la mia concentrazione prossima al satori, ancora una volta.
Tutto sommato, non riesco ad immaginare nessun’altra con cui lo farei, quel salto nel vuoto. E sono tanto curioso di vedere cosa c’è oltre quel vuoto. La mia destinazione non cambia, rimane sempre l’oltre. Ma il viaggio forse non dovrò più farlo da solo.
Mano nella mano, oltre quello che conosciamo oggi.