venerdì 28 gennaio 2005

No strings attached

"No hidden trap no strings attached
Just free love"

L'altro giorno ho incontrato un'altra vecchia conoscenza di tanti anni fa. Proprio mentre il Dolore se ne andava, è passata la Frustrazione. Stavolta però era colpa mia e del mio Ego. Il mio narcisismo latente che è stato offeso, schiaffeggiato, umiliato da un semplice gesto o meglio, dalla mancanza di attenzione che io consideravo dovuta. Una piccola cosa, insignificante in sé se non fosse per l'attaccamento che io avevo per la persona che così scortesemente si rifiutava di pendere dalle mie labbra.

Succede che ogni tanto ci sono persone per cui proviamo un'attrazione tale che ogni loro gesto viene letto in chiave egocentrica, come se tutto ciò che fanno avesse un senso e un fine profondo legato alla nostra persona. A volte ce l'ha, ma spesso non è affatto così. Ma per noi l'opinione e l'attenzione di quella persona è tanto importante da cancellare il resto, e ci sbattiamo la testa pretendendo affetto continuo e incondizionato.

Il che è molto infantile, se ci pensi, ma d'altra parte è quello che viene considerato l'essenza dell'Amore. Non lo è per la verità. Questa è l'essenza dell'attaccamento, quella corda con cui leghiamo il nostro cuore a qualche cosa, e quando qualche cosa si allontana, questa corda ci strattona e ci fa male. Però, se bisogna incolpare qualcuno, dobbiamo incolpare solamente noi, perché nessuno ci ha obbligato a stringerci quella corda al cuore. Non è vero che al cuor non si comanda - ci si comanda eccome, solo che non si ha voglia di farlo per pigrizia o paura di cambiare!

Tutto questo preambolo per dire che la Frustrazione è venuta a trovarmi. Quanto tempo! Anche lei mi mancava un po'… mi ricorda anni passati a morire dietro ad amori adolescenziali, a giurare e pregare per un sorriso, ad autoflagellarsi per i propri fallimenti o incolpare il mondo e l'universo. Per fortuna, ora che ho 25 anni queste cose le affronto meglio, però. Non per niente, mi atteggio a yogi…

E quindi ho versato una tazza di tè (sempre piena) per la Frustrazione e ci siamo fatti quattro chiacchiere ricordando i tempi andati. Quando abbiamo finito, le ho mostrato la porta e l'ho invitata a sparire, e magari non tornare più a scocciarmi. Ormai mi sento abbastanza grande da escluderla dalle mie frequentazioni.

Perché la Frustrazione nasce dall'Attaccamento, il voler possedere qualcosa, il rifiutarsi di non ricevere, la non accettazione dell'universo e di come funziona, in fondo, perché la vita non è né giusta né bella di per sé, bisogna saperla vivere.

Allora, dopo aver tenuto il muso e aver espresso la mia insoddisfazione cosmica per un po', aver fumato con rabbia ostentata un paio di sigarette ed essermi chiuso in un mutismo piuttosto teatrale, ho guardato ancora questa persona che per me è così importante, e ho spianato la mia espressione corrucciata e meditabonda in un sorriso tranquillo. Perché mi sono detto: "La mia felicità dipende forse da lei?"

La risposta, come avrai già indovinato, è no. Il che non significa che io rinunci a desiderare la sua attenzione - anzi, la desidero tanto, come desidero e apprezzo quella di tutte le belle persone che mi circondano, e a cui voglio bene - e grazie al cielo sono tante e son proprio fiero di loro! Ma se lei si allontana, non c'è più una corda stretta attorno al mio cuore. Sono libero.

Libero di desiderare senza legarmi, senza prepararmi da solo un supplizio emotivo, né affibbiare a qualcun altro la responsabilità del mio umore. In ultima analisi, credo che questo sia l'unico modo di amare in modo responsabile e maturo. Io rimango me stesso con o senza le altre persone, amo il mondo, ma non dipendo da esso. In questo, sono libero, e questo mi rende felice.


"Hush, hush, I thought I heard you calling my name now
Hush, hush, you broke my heart but now that's a dream now"

mercoledì 26 gennaio 2005

Idealismo

"Si può vivere una vita intera come sbirri di frontiera
in un paese neutrale, anni persi ad aspettare
qualcosa qualcuno la sorte o perché no la morte"



Per tanto tempo ho guardato con ironia mista a pietà coloro che si battevano per un ideale astratto… da pragmatico e pratico quale sono, non mi sono mai interessati principi, morali o schemi mentali, e forse in questo sono fortunato, perché evito di ingannare me stesso - se si eccettua quando mi innamoro, ma quello è un discorso a sé. Fatto sta che ultimamente qualche cosa si muove nella mia coscienza e si fa ogni giorno più forte, più vitale, e devo dire mi fa stare bene con me stesso.

Credo che tutto sia cominciato in India. Ah, India! Tanto sottovalutata… di miracoli ne fai anche a distanza di mesi e mesi. Ero a Madurai, al memoriale di Gandhi, a guardare il suo dhoti bianco sporco di terra e di sangue, dopo che gli avevano sparato. Guardavo le sue foto, i documenti della sua vita, i libri scritti da e su di lui… e l'adorazione della gente. E pensandoci pensandoci, in effetti Gandhi era un bodhisattva di quelli bravi, che predicava pace e amore per salvare il mondo e vinceva, unendo arya e dravida, indù e musulmani e cristiani e buddhisti dell'India in una democrazia libera dagli inglesi ma loro amica; e non rinunciando nemmeno a una morte da martire - se avesse fatto tutto lui, che cosa ci lascerebbe? Abbiamo un'India divisa tra Bharata, Pakistan e Bangladesh, e un mondo diviso da sospetto, interessi contrapposti, ignoranza e povertà; un mondo da aggiustare, e chi ci prova ultimamente utilizza troppo facilmente l'odio - pacifisti compresi, che sono i più negativi di tutti. Amore, gente, serenità e sicurezza! Finché combatterete il nemico, sarete sempre in guerra: rinunciate al nemico, e diventate suoi amici. Qui si costruisce il pacifismo, non negli slogan anti-americani…

Ma non divaghiamo: Gandhi, il bodhisattva. Ha anche difeso i dalit, i paria, e li ha portati a forza nel tempio di Sri Minaksi, nel grembo della Madre Sakti. Voglio dire… Gandhi era proprio bravo!

Allora, a distanza di mesi dalla mia visita al suo memoriale, mi chiedo: ma forse forse essere idealisti paga? E la risposta tende sempre più verso il sì. Più che altro il problema è diventato: non essere idealisti paga? E se sì, quanto?

Il mio Anno della Trascendenza mi ha insegnato anche a trovare un fine più alto, più grande, mi ha fatto avere una visione delle potenzialità della vita e della volontà umana. Da quando ho visto quella visione, ciò che ho sempre cercato fino a quel momento mi è parso risibile. Tranquillità, pace, benessere, l'amore di una donna… piccolezze su cui fondavo la mia vita e su cui fondano la propria quasi tutti. Non che le sminuisca, anzi, ma c'è di più… certe gratificazioni non sono che il contorno del piatto forte che si può preparare.

Qualcosa di grande, qualcosa di glorioso, storico… quelle cose che quando la gente le sente raccontare rabbrividisce, e quando pensi che le hai fatte ti senti come completo, come se avessi pagato tutti debiti che hai con l'universo, ed essere quasi in credito. Pensare di non aver bisogno di ricevere, ma sapere di essere in posizione di dare al mondo.

E allora, quando penso a Pechino, mi vien da dubitare che non ci vada per la prospettiva di un bel lavoro, tanti soldi, uno status sociale elevato, yangroujuanr e birra qingdao a prezzi politici, ragazze varie e facili, e il cielo azzurro.

Forse ci vado perché è il centro del mondo, ed è lì che le cose succedono, ed è lì che le persone fanno la differenza. Il pensiero, la parola, l'azione che hanno un peso. Il fulcro attorno a cui ruota il mondo. La possibilità d'esser lì quando la storia si costruisce, e lasciare un segno, forse solo una tacca, ma per far muovere il mondo nel modo che io credo migliore.

Ne parlavo con Radha, tempo fa. La nostra opinione del mondo è simile, ma lei ha mollato tutto ed è scappata in India, a Vrindavana, dove quando canta i mantra sotto l'Albero delle Gopi il mondo sembra più bello. Io vado in Cina, dove lo schifo del mondo, il suo grigiore e la sua grandiosa follia sono più evidenti. Ed è a cominciare da lì, che spero di far qualcosa - l'importante è non scappare, non avere mai paura, pensare in grande, e avere fiducia. Qualche cosa succederà, se ci crediamo.

Io oggi comincio a crederci.


"Non so bene non so dire dove nasca quel calore
ma so che brucia, arde e freme
trasforma la tua vita no tu non lo puoi spiegare
una sorta di apparente illogicità
ti fa vivere una vita che per altri è assurdità
ma tu fai la cosa giusta te l'ha detto quel calore
ti brucia in petto è odio mosso da amore
da amore, guagliò



Curre curre guagliò"

lunedì 24 gennaio 2005

Respiro

Vorrei essere il tuo respiro. Volare nell'aria, accarezzarti la pelle e attraversare i tuoi capelli. Correrti attorno, in una spirale ascendente, ammirare la tua bellezza, e poi tuffarmi dentro te, richiamato dal tuo anelito di vita… scivolare sulle tue labbra e cadere in fondo ai tuoi polmoni. Spargermi per il tuo corpo che si stiracchia alla luce del sole… scorrere nelle tue vene, nelle braccia aggraziate, nelle gambe nascoste sotto la gonna, in tutti gli angoli più remoti del tuo corpo, in cerca di luoghi dove non sono mai stato, e dove poter soffiar me stesso per te. E correre, nel labirinto del tuo essere viva, fino a giungere al cuore, e lì trovar la meta, il compimento, il luogo dove morire, e dove rinascere come nuovo, in un sospiro, in un respiro.

sabato 22 gennaio 2005

Il Dolore gioca a rimpiattino

Ti punta, si lancia, ti centra. Ti rialzi, e ti centra ancora. Poi impari a schivarlo, e pensi di averlo fregato. Ma lui ti prende di rimbalzo, e ti accorgi che non è così semplice, e che a 25 anni non è mica facile esser buddha, tantomeno bodhisattva.

Mah… avevo creduto d'aver imparato a sostenere il dolore, a combattere per cambiare le cose quando si può, con una sana e costruttiva aggressività. Oppure ad accettarlo come un arrendevole fatalismo quando non si può proprio fare niente contro di esso. Non c'erano più rabbia, rancore, paura. C'era la lucidità.

Adesso invece, il Dolore mi ha preso al rimbalzo, colpendo le persone che amo. E non sono capace di evitarlo come prima: perché se posso facilmente rinunciare a me stesso, non altrettanto posso fare con coloro a cui voglio bene e che vorrei aiutare. Oggi ho sentito mia madre piangere, nella camera di fianco. Vedere l'essere che t'è stato madre, l'assoluto nei primi anni della vita e il simbolo della potenza e coscienza divina in terra finché dipendevi da lei, crollare davanti alle situazioni della vita, è come prendere uno schiaffo.

Sveglia! E' ora che t'accorgi che non c'è una persona onnipotente a proteggerti dal mondo. Anche lei può crollare, e tu sei da solo… perché sei adulto. Sei un uomo, e sei da solo.

L'amore e la compassione mi hanno tradito, l'affezione per una persona mi ha reso vulnerabile all'amico Dolore che credevo ormai estinto. Non discuto sull'opportunità d'amare - ritengo comunque che valga la pena esporsi al rischio di soffrire, pur di esplorare le terre della gioia e dell'estasi emotiva. Sono la porta della Trascendenza.

Ma anche il Dolore è Trascendenza. L'avevo dimenticato. Credevo di aver superato. Invece sono ancora qui… quasi rassicurato da una presenza conosciuta. Si può superare il Dolore? E se sì, ne vale la pena? Non è che forse, senza Dolore non ci sarebbe vera Gioia, come la Luce non esiste senza Oscurità?

Domande cui non so rispondere, con tutta franchezza. Quello di cui sono certo è che non rinuncerò alla mia Compassione, questa bella virtù buddhista che mi permette d'amare senza possesso, e di gioire dell'altrui felicità, e condividere le pene di altri, rinunciando comunque all'Ego e a tutte le sue debolezze e i suoi guai… questa è Trascendenza. Sì, lo è proprio.

Buongiorno Dolore, mio caro e confortante visitatore periodico. Ogni tanto mi fa piacere averti attorno, per ricordarmi che una volta il mondo era brutto, ma ora l'ho scrostato dallo sporco e l'ho riverniciato d'un bel blu cielo. Mentre ti offro una tazza colma di tè, quella per gli ospiti che se ne stanno andando, ti rivolgo un sorriso amichevole. Perché quando tornerai da me, sarà sempre per andartene, e mai per rimanere, ed è proprio perché mi sei caro, e non ti temo. Gusta il tuo tè, amico Dolore. Arriverà per te il giorno in cui busserai alla mia porta, e non ti farò più entrare, perché non ne avrò più bisogno.

Ma son sicuro che ci vedremo ancora… alla prossima dunque, amico mio.

giovedì 20 gennaio 2005

Are you the One that I've been waiting for?

I've felt you coming girl, as you drew near
I knew you'd find me, cause I longed you here
Are you my destiny? Is this how you'll appear?
Wrapped in a coat with tears in your eyes?
Well take that coat babe, and throw it on the floor
Are you the one that I've been waiting for?


As you've been moving surely toward me
My soul has comforted and assured me
That in time my heart it will reward me
And that all will be revealed
So I've sat and I've watched an ice-age thaw
Are you the one that I've been waiting for?


Out of sorrow entire worlds have been built
Out of longing great wonders have been willed
They're only little tears, darling, let them spill
And lay your head upon my shoulder
Outside my window the world has gone to war
Are you the one that I've been waiting for?


O we will know, won't we?
The stars will explode in the sky
O but they don't, do they?
Stars have their moment and then they die


There's a man who spoke wonders though I've never met him
He said, "He who seeks finds and who knocks will be let in"
I think of you in motion and just how close you are getting
And how every little thing anticipates you
All down my veins my heart-strings call
Are you the one that I've been waiting for?

martedì 18 gennaio 2005

Occhi Scuri

Occhi scuri mi guardano. Sono occhi seri, severi, riflessivi, ma a tratti sorridenti d'una luce abbagliante. E' una luce che oggi mi ha investito inavvertitamente, e mi ha illuminato dentro, fin negli angoli più oscuri del mio animo.

Sono occhi che hanno visto molte terre e mari, cieli azzurri e tempeste, e facce d'ogni razza e colore… occhi in cui il mondo s'è specchiato e, se guardi bene, in quelle sfumature di nero e bruno viene riflesso a tratti nelle sue tinte più affascinanti.

Ora non ho più davanti quegli occhi sorridenti, e li vedo solo con l'occhio della memoria. Ma come vorrei mi guardassero ancora, per riflettere ciò che io vorrei essere, l'uomo che sogno di diventare per lei!

lunedì 17 gennaio 2005

Sigaretta

In una discoteca, gente malvestita balla. Hanno speso un sacco di soldi per i loro vestiti firmati, beninteso, ma ciò non toglie che siano vestiti da cani. Ragazze con gambe tozze portano minigonna, calze nere e scarpe rosa pastello senza tacco. Altre, con il culo basso, portano jeans attillati che scoprono la base di una schiena ben poco sexy. Altre ancora, graziate da bell'aspetto, nondimeno si scuotono come ciocchi di legno colorati con trucchi e tinte fuori luogo, al suono di una musica ridondante ed eccessivamente semplice nella sua ossessiva ripetitività.

Ma ciò che più mi infastidisce è l'odore. Odore di profumi e lucidalabbra, odore di pelle lucidata con colori chimici, odore di sudore misto a bagnoschiuma. Non c'è nulla che copra tutto ciò, manca un odore fondamentale, nella sua familiarità confortante. Infatti, il ministro ha vietato a tutti il consumo di tabacco, e nessuno ne fa uso in questo posto. L'aria, priva di fumo, è intrisa degli odori di questa sconfortante umanità prigioniera dei propri schemi mentali troppo stretti.

E' allora che, in un atto di ribellione, io e la mia amica Giulia ci sediamo in un angolo, presso una delle ampie tende scure. Ragazzi di vent'anni o poco più ci ballano attorno, ignari. Prendo una ciotola di vetro contenete una candela e la spengo - abbiamo il nostro contenitore. Con nonchalance, estraggo il pacchetto e ne estraggo una sigaretta. Giulia me la prende di mano e se la infila in bocca. La mia mano le porge la fiamma. La sigaretta brilla rossa e gioiosa al suo respiro avido.

Sembra d'esser tornati al liceo. Furtivamente, Giulia nasconde l'oggetto col suo corpo, le spalle alla sala, mentre io le faccio da palo avvertendola del passaggio di qualche buttafuori o cameriera. Quando è a metà, la sigaretta passa nelle mie mani, quindi alle mie labbra.

Respiro con forza e faccio penetrare il fumo fino in fondo ai polmoni. Stasera ha un sapore diverso, come del buon vino bevuto nel bicchiere giusto che sappia valorizzare appieno le sue qualità. Sono felice mentre tiro, e addirittura non nascondo la mano, audace e strafottente, osservando sicuro di me stesso la gente che balla e non ci nota.

Infine, il mozzicone viene spento dentro il portacandela. Io e Giulia ci guardiamo sorridendo, come chi ha violato una regola stupida e l'ha fatta franca. Come i banditi eroici che sfuggono alla polizia.

"Ne fumiamo un'altra?"
"Va bene!"

sabato 15 gennaio 2005

Favole

Da quando ti conosco, vivo nella favole. Nei miei sogni ti incontro, ti inseguo, ti osservo, e la mattina la mia memoria trattiene le impressioni come da tanto tempo non faceva. Le illusioni, le fantasie di un tempo tornano in vita, come leggende del passato che camminano nel presente.

La mia principessa mi guarda sorridente, senza poter leggere i miei mille pensieri,
Tu sei la mia favola, il colore gettato sulla mia vita per farne un'opera d'arte definitiva.
Ma forse sono solo sogni, che all'alba del domani svaniranno come ombre…

mercoledì 12 gennaio 2005

Hello I love you

Hello I love you won't you tell me your name? Hello I love you let me jump in your game.

E' fermo all'entrata del palazzo, vestito di scuro, elegante e sicuro di sé. O perlomeno così dà a vedere, perché il cuore gli batte e le gambe gli tremano, nell'attesa. L'ha vista tante volte, non è mai riuscito a parlarle. Fuma una sigaretta, e questo gli dà fiducia… chissà poi perché le sigarette hanno questo potere: quando ne hai una in mano, ti senti in grado di affrontare il mondo cento volte meglio. Aspiri il fumo con calcolata flemma, lo mandi giù nei polmoni… sorridi stringendo gli occhi come chi sa bene quello che fa e non teme nulla al mondo, e getti il fumo dalle narici, con fare calmo e professionale. Con la sigaretta in mano lui si sente Yanez de Gomera. Potrebbero puntargli una pistola in faccia, e lui se ne uscirebbe con una battuta spiritosa e tagliente. 
 
Lei sta per arrivare, lui fa finta di essere lì per caso, con la sua sigaretta, in attesa di chissà cosa o quale persona. La sigaretta finisce, ma per non farsi trovare senza, disarmato, lui ne accende un'altra immediatamente. La gente comincia ad uscire dal palazzo, e lui attende, ostentando fiducia, con il sangue che pulsa. Sa già che lei sarà lì presto. Finalmente la vede.
Lei gli cammina vicino. Lui la guarda, lei lo guarda. Ciao" Ciao!"
 
E così l'ha conosciuta… bella come una divinità scesa dal cielo, con due occhi luminosi e scuri, morbidi capelli castani che le cadono sulle spalle. Mani esili e graziose, gambe lunghe e affusolate, e un tatuaggio di un fiore sul piede… come una ninfa, al cui passaggio la terra genera un tappeto di colori e profumi, incantata dalla sua grazia. Un sorriso come il sole di primavera, che dissipa le nuvole e scalda tutto il mondo.
 
Ora lui sa il suo nome, lei il nome di lui. Qualche chiacchiera, uno scambio di sorrisi. Occhi che si fissano negli occhi. "Allora, ciao!" "Ciao… "
 
La guarda allontanarsi lungo la via… e già la sogna. La ama disperatamente, come il poeta la musa. Non ha bisogno di ragioni, di spiegazioni… è un moto del cuore, un'emozione spontanea e vitale che non cerca giustificazioni, ed è fine a sé stessa. La ama, e non c'è bisogno d'altro.
  
Ed è felice, perché è vivo.

She's walking down the street, Blind to every eye she meets. Do you think you'll be the guy, To make the queen of the angels sigh? Hello!

mercoledì 5 gennaio 2005

Bodhisattva

Il Bodhisattva è il Buddha che sceglie di non raggiungere il nirvana. A differenza di un buddha, c'è ancora una cosa che sopravvive nel suo animo: l'Amore Universale. E' il vajrayana, il buddhismo tantrico, che distrugge la tradizione del buddhismo e lo innova, salva l'emozione, la integra nella trascendenza e la fa strumento d'ascesi.

Cancella la severità arida della tradizione indiana di mahayana e hinayana, e crea la religione più pura e benevola che ancora sopravvive al mondo: il buddhismo tibetano. Il bodhisattva è il buddha che sa amare l'universo, il buddha che non abbandona l'Illusione, ma la scuote per risvegliare il resto dell'Umanità, con il suo esempio.

Krsna quest'anno si sente tanto bodhisattva. Ha trasceso per un bel po', ma ha deciso che non è ora di abbandonare il mondo, ma piuttosto di scuoterlo, e portar la libertà agli incatenati con la forza dell'amore. Quanto si sente bodhisattva oggi, Krsna. Prende per mano coloro che si sono persi nel labirinto e mostra loro la direzione per un'uscita… e lascia che scelgano, senza nulla imporre, se non un po' di coraggio e di lucidità. Come bambini, li prende per mano e dà loro una direzione. Che la seguano o meno, lui sarà lì, ad aiutarli, a confortarli, a focalizzarli. Consigliarli, quello no, perché la scelta, quella è sempre personale, e nessuno ha il diritto di forzarla.

"Io posso solo indicarti la porta, Neo, ma sei tu che la devi attraversare"

martedì 4 gennaio 2005

Leggerezza

I get up when I'm down I can't swim but my soul won't drown
I do believe I've got flare I've got speed and I walk on air
'Cos God gave me his soul in your rock 'n' roll babe
'Cos God gave me his soul in your rock 'n' roll babe
And I get so high I just can't feel it And I get so high I just can't feel it
In and out my brain running through my veins
You're my sunshine you're my rain


Il 2004 è finito… il mio Anno della Trascendenza. E credetemi, ho davvero trasceso un sacco di cose, anche se non nel modo in cui mi aspettavo. E' stato un abbandono, una mancanza, un'astinenza più o meno forzata che mi ha reso nervoso, irritabile, aggressivo per tutto l'anno. Un logoramento dei nervi, una serie di successi smorzati, di incertezze che hanno impedito di festeggiare qualsiasi vittoria. Ma alla fine, è finito anche quest'anno, ed è finito bene. E' stato istruttivo, formativo. Sono più forte, più indipendente, più lucido rispetto alle cose. Ho ucciso i miei dèi, e con loro ho ucciso anche me stesso. Sono rinato, e ora non ho più paura di perdere nulla, perché tutto ho già perso, e conosco il dolore e la mancanza come il palmo della mia mano. Non ho più paura, perché so di essere stato più forte di ogni mio demone. Come un'alba grigia e fredda, il 2004 è passato, e il sole luminoso del 2005 è arrivato. L'Anno dell'Estasi. Libero ormai da molti pesi, posso provare a volare, leggero, dove voglio, e non più dove mi porta il vento.
Tutte le gabbie, le sbarre, le costruzioni mentali che avevo si sono indebolite nel giro di una settimana, e nell'ultima notte dell'anno sono crollate fragorosamente. Ho rotto il guscio, e ho visto chiaramente il mondo che c'è fuori… ed è mio! Basta che allunghi la mano, ed è lì, a mia disposizione!
Che gioia! Mando un bacio d'addio a Kali, mia maestra di trascendenza e rinuncia all'ego, e lascio che l'energia di Krsna mi riempia, perché sarà un anno di danze, di musica, di giochi amorosi e di scherzose schermaglie. Un anno di libertà, un anno di sensi stimolati dalla soddisfazione dei desideri. Un anno di rinascita interiore. Un anno da soffio di vento, impossibile da afferrare e trattenere.
Mi sento così, ed è come se la mia energia, a lungo trattenuta e accumulata, fosse diventata un fiume, scorrendo in ogni direzione che i miei occhi riescono a vedere.

L'orizzonte è nello specchio l'orizzonte è dentro me
ho distrutto tutto il tempo perché il tempo è solo mio
cielo basso sui capelli l'orizzonte è dentro me
ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà…
Sono il vento
Sono libero come il vento, sono libero