martedì 26 luglio 2005

Il Quinto Veda

Dakini danzante
Narra una leggenda che in un tempo remoto, il dio Siva viveva in ascesi sulle montagne dell'Himalaya. Siva faceva la vita dell'eremita, lasciando crescere capelli e barba, vestendosi di pelli, nutrendosi dei frutti che la terra offriva, in particolare foglie di ganja, il suo alimento principale. 

Siva, immerso nella sua meditazione, accumulava energia, ed era diventato così potente da rischiare, se avesse aperto il suo terzo occhio, di distruggere il mondo. Gli dèi per acquietarlo decisero quindi di mandargli una sposa, e fu scelta Sati, figlia di Brahma e Saraswati. Sati si adeguò con piacere alla vita selvatica di Siva, e questi la prese con sé di buon grado, alternando alla meditazione l'amore per la sua sposa, e l'energia prese di nuovo a fluire per l'universo. 

Accadde un giorno che Brahma decise di officiare un sacrificio secondo il dharma, le regole della tradizione. Per questo grande sacrificio invitò nel suo palazzo tutti gli dèi, ma non Siva, perché la sua vita da selvaggio, la sua incuranza per ciò che era sacro e ciò che non lo era, lo offendevano, e non lo considerava abbastanza puro per camminare sul bel pavimento di marmo del suo palazzo. 

Quando Siva venne a sapere della cosa, non vi diede gran peso. Sati, tuttavia, in preda alla vergogna e all'ira, si presentò lo stesso nel palazzo del padre, furiosa per l'offesa subita. Gli occhi divennero rossi come quelli di una belva, fuoco le uscì dalle narici, e dal suo urlo di rabbia vennero scaturite dieci divinità, le Dakini, che misero il palazzo a ferro e fuoco cacciandone gli ospiti e dissacrando le offerte. Per completare la sua vendetta Sati montò sull'altare e, guardando negli occhi il padre, si diede fuoco, macchiando così con il suo sangue il palazzo di Brahma, e rendendolo inabitabile per sempre. 

La notizia dell'accaduto si sparse in fretta e raggiunse Siva, sulle sue montagne. Quando apprese della morte della moglie, anch'egli cadde in preda alla furia, e si recò immediatamente al palazzo di Brahma, dove lo trovò con pochi ospiti rimasti a confortarlo. L'ira di Siva faceva tremare il cielo e la terra: scaraventò a terra Visnu, che tentava di fermarlo, afferrò Brahma e con il suo tridente staccò una delle sue cinque teste. 

Quindi, compresa l'inutilità della vendetta, raccolse il corpo bruciato di Sati e cominciò a piangere la sua perdita. Visnu, misericordioso per il dolore di Siva, che non riusciva a distaccarsi dalla sua sposa, prese il disco solare e fece a pezzi il corpo di Sati, disseminando le sue parti per l'India, e in ogni luogo in cui cadde una parte venne eretto un tempio alla Dèa Madre. 


Narra un'altra leggenda che in tempi remoti l'unione di Brahma e Saraswati portò alla creazione dei sacri Veda: ma poiché l'umanità non era pronta a riceverli, Brahma li prese a memoria. Quando Siva spiccò una delle sue cinque teste con il tridente, il Quinto Veda andò perduto, e in tempi successivi solo quattro di essi furono rivelati agli uomini.
La Quinta Testa di Brahma, staccata dal corpo, andò a rotolare al di là delle montagne, nella Grande Cina, dove altri uomini la trovarono e dal Quinto Veda appresero tutte le pratiche eterodosse in violazione del dharma, le pratiche tantriche.


Molti anni dopo, la dèa Saraswati incaricò un bramino molto fedele di recuperare il Quinto Veda. Costui, che si chiamava Vasistha, si mise obbediente in cammino, scendendo il Gange e risalendo il Brahaputra e la sua profonda valle, inoltrandosi nel regno di Kamarupa coperto di foreste e circondato da alte montagne. Accadde poi che il suo cammino lo portasse nei pressi di un tempio alla Dèa Madre, là dove era caduta la yoni, il sesso, di Sati. E fu sorpreso di trovare Visnu, nella sua forma di Buddha, circondato da uomini e donne che amoreggiavano, privi dei loro abiti, bevendo vino, fumando ganja e mangiando carne e pesce. 

Terrorizzato dalla scena, Vasistha, che era un uomo retto e ligio al dharma, si diede alla fuga nei boschi, quando incappò proprio in Saraswati, la sua dèa, che lo apostrofò:
"Perché fuggi, bigotto d'un bramino? Ecco, hai trovato il Quinto Veda, non lo sai riconoscere? Tu credi che esista una sola strada fatta di regole rigide verso la Liberazione. Io ti rivelo che ne esistono molte, più brevi e prive di norme, ma molto più difficili e pericolose. Non giudicare una pratica dalle apparenze e dai preconcetti, ma secondo la tua esperienza e la tua coscienza!" 

Vasistha allora seguì il consiglio di Saraswati e raggiunse la Cina, dove apprese il contenuto del Quinto Veda e raggiunse la Liberazione. Ma non rivelò mai il Quinto Veda, riportandolo in India, perché la sua pratica era troppo pericolosa per essere diffusa tra le masse, facili agli abusi. Piuttosto lo insegnò a pochi discepoli, e costoro lo insegnarono ad altri creando delle scuole mistiche, che ancora custodiscono i segreti del Veda. 


Astenetevi dunque dal criticare chi segue sentieri spirituali diversi dai vostri: non è l’esteriorità della pratica che conta, ma la purezza di cuore con cui quella pratica viene eseguita. Se vi dedicherete troppo alla pratica e poco allo spirito, rimarrete per sempre incatenati a una visione chiusa e relativa del mondo in cui esistete…

Should I stay or should I go?

Yesterday I stumbled on an old song which seems to describe perfectly what happened to me in the last month... it's funny, now that everything seems so far to me, as if it happened in another life... 


Darling you got to let me know

Should I stay or should I go?

If you say that you are mine

I'll be here 'til the end of time

So you got to let me know

Should I stay or should I go?



It's always tease tease tease

You're happy when I'm on my knees

One day is fine, the next is black

So if you want me off your back

Well come on and let me know

Should I Stay or should I go?



Should I stay or should I go now?

Should I stay or should I go now?

If I go there will be trouble

An' if I stay it will be double

So come on and let me know



This indecision's bugging me
 

Esta indecision me molesta

If you don't want me, set me free 
Si no me quieres, librame

Exactly who'm I'm supposed to be 
Digame quien tengo ser

Don't you know which clothes even fit me?
 Sabes que ropas me queda?

Come on and let me know 
Me tienes que decir

Should I cool it or should I blow?
 Me debo ir o quedarme?



Should I stay or should I go now?"
Me entra frio por los ojos" (y es verdad)

Should I stay or should I go now?"
Me entra frio por los ojos" (y es verdad)

If I go there will be trouble
 Si me voy va a haber peligro

And if I stay it will be double
 Si me quedo va a ser doble

So you gotta let me know 
Me tienes que decir

Should I cool it or should i blow

should i stay or should i go now

if i go there will be trouble

and if i stay there will be double

so you gotta let me know

should i stay or should i go?
 
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Combat Rock - The Clash (1982)

lunedì 25 luglio 2005

Wingless Bugs

It always astonishes me how the minds of most people are filled up with banality.

They revel in daily habits, proudly and without hesitation. They are like small ants, walking endlessly the dirty ground, looking for crumbs of bread and rubbish to bring back to their home, carrying weight many times heavier than themselves, delving their tunnels underground or building short towers of sand and earth. 

I look at them with pity. Has an ant ever looked up to see the sun? I wonder if they even know about the sky. When they spot something large, they just flee in fear of it. Their little world, so small and so frail, ready to crumble under the footstep of anyone, hardly looks worthy of anything, from my looking spot. 

They have no fantasy. They never risk, they never walk far from their safe den, they never dream or if they do, they deny their visions as worthless illusions. They look at their world and smile, and think they are happy. What do they know about rivers and oceans, about clouds and stars? 

Thus their life is spent, in the continuous repetition of days, without any meaning or end but just being alive. 

I look at them unfolding my wings, and ask myself why I always fly alone. They have long lost their wings. They thought them useless.

mercoledì 20 luglio 2005

Posso avere il tuo deserto?

Deserto
Sai ancora se vuoi?
Hai volontà?
O stai soltanto crollando
Con razionalità?
E con l'abitudine ti spengon già
Dando alla violenza una profondità

Puoi pensare che andrà, senza un azione
E la verità passi
Lasciando il posto alla ragione
E con l'abitudine ti han spento già
Dando alla violenza una profondità, si sa

Ti vedo passare, sopra la corrente
Non senti sconcerto
Posso avere il tuo deserto?
E con l'abitudine ti han spento già
Dando alla violenza la profondità che ha

Razionalità Razionalità Razionalità

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Germi – Afterhours (’98)

martedì 19 luglio 2005

Water in the wastes

Dusty Wastes
Ho sete di te che non sei qui
Stella caduta dagli occhi
che voli sul mio deserto

I walk an endless plain, dusty and parched by the sun
Only unclear horizons bind these wastes,
Where my heart finds no direction
And my body falters under untold weariness

I look for her, but I can’t reach her
Dancing in front of my eyes
Uncatchable like a mirage
Leading the unwary traveller to lose his path

I am thirsty of her
Like spring water in the middle of the desert
An oasis of bliss hidden far inside a harsh land
The goal of my incessant march

Stripped of my weights, my pride and my anger,
My steed dead far behind me
My feet aching on the hard stones
I still walk, looking for that spring

I once drank briefly from that fountain
And since then, my thirst can not be quenched
But from another draught of that happiness
To soak my weary lips

Her smile, her silent surrender,
To give me life in discrete darkness
Under the cool shade of sleeping trees
My breath and hers becoming one

To make of intimacy love

venerdì 15 luglio 2005

In Memoriam

Bassa e minuta, ma non magra. Capelli bianchissimi, pelle bianca e soffice, con l’odore di quei profumi alla moda cinquant’anni prima. Vestiti semplici, occhi ormai ciechi, udito decadente, mani tremanti, e un sorriso calmo e incondizionato nei confronti del mondo, interrotto a tratti solo dalla preoccupazione per qualcuno di caro. Due passioni: i doni ai nipoti e qualunque cosa fosse dolce, unica debolezza. 

Non hai mai voluto gente in casa ad aiutarti, perché potevi badare a te stessa, e ti bastavano le visite dei figli e dei nipoti. Quando ormai il tuo corpo si stava indebolendo oltre quel limite, che ti avrebbe tolto la tua indipendenza, hai preso una decisione radicale e incondizionata, ma d’altra parte l’unica coerente con i tuoi principi. 

Per quanti anni hai atteso la grazie del Signore di lasciare questo mondo che ormai aveva poco da offrirti. La tua pazienza si è esaurita, perché la grazia non è mai arrivata. E allora, senza perdere un briciolo della tua fede in Lui, hai comunque deciso di forzare le cose. Aiutati che il Ciel t’aiuta, si dice. Hai smesso di mangiare. 

Serenamente, hai comunicato la tua decisione a tutti i tuoi numerosi eredi, che si sono alternati sul tuo letto di morte in processione affranta. Hai fatto chiamare il prete, per esplicare i riti necessari, e l’hai commosso. Hai sempre sorriso per tutto il tempo, con la serenità di chi affronta l’orrore con curiosità e fiducia, come chi guarda gli occhi terribili di Kali e coglie la sublime bellezza. 

Anch’io, qui in Cina, a migliaia di miglia da te, sono rimasto colpito, forse più degli altri nella mia lucida solitudine. Ho seguito al telefono il tuo lento declino durato un mese, durante il quale i tuoi 98 anni sono raddoppiati e poi triplicati senza che la tua mente cedesse un attimo, e il tuo spirito abbandonasse il corpo. 

Poi, sei spirata. Serenamente, in una sera di luglio, senza che nessuno se ne accorgesse. Quando l’ho saputo, è stato come ricevere uno schiaffo improvviso. Il distacco senza ritorno mi ha trafitto come una lama rovente, qui dall’altra parte del mondo, come chi è stato tenuto fuori a forza da eventi grandiosi. Ma poi ho capito, e ho sorriso per te, e i miei occhi erano, e sono, lucidi. 

Tu mi dai la più grande lezione che qualcuno mi abbia mai dato: si può vivere e si può morire con serenità, e si può mantenere lucidità fino all’ultimo, se la volontà è salda. Si può vivere al massimo, e poi gettar via la vita come se nulla fosse, perché non c’è attaccamento, non c’è paura, non c’è angoscia. C’è libertà. 

E tu in questa notte di luglio hai vinto sulla vita e sulla morte, perché sei stata più forte di entrambe. 

Grazie. Non ti dimenticherò.

mercoledì 13 luglio 2005

Blind Navigation

Storm at Sea
I used to be a very determined person: in every situation, I knew what was good and bad, right and wrong, and with sound principles I could make my choice without a sigh. I was focused. 

But now… it’s like I lost my direction in the middle of your sea. Sailing those beautiful yet perilous waters, I missed my route, and now I am at the ocean’s mercy, no more master of myself. Your waves lift me up to heaven and drag me down into chasms between the waters dark… and still I don’t know what will be of me. But as I come near to the centre of this storm, I lose my hope of sailing quietly out of it, by fortune’s chance. Either, I think, my hull will be broken on sharp reefs, and my ship sink in unfathomable deeps, or I will reach the eye of the storm, where sun shines surrounded by walls of wind and rain, and unexplored shores await for he who’s both lucky and brave to dare them. 

And so I still try to sail this swirling sea which is you, but with no clue. This is blind navigation, and I am a mad mariner.

martedì 12 luglio 2005

Longing

It’s raining. Like tears, the drops fall from the grey sky over a grey city, unable to clear the air and wash away the dirt on the ground. I walk the broken roads, dotted with muddy ponds, my clothes wet and my umbrella useless, my mind filled with thoughts as fast and grim as bullets. 

What am I doing here? 

Your image slides in my sight, where you are not but I would like to see you. In every corner of my view, I catch a glimpse of you which is but illusion. I long for the touch of your warm hands, held in the intimate darkness where our secret words flow like dreams, on the grass of an urban meadow, in the shade of a sleeping tree. I grieve in the memory of your scent, as I dry your long and silken hair, dancing in the warm blow of the phon, teasing and caressing my face, in the happiness of a hidden smile. I linger on the feeling of your body against mine, when I embrace you from behind and you teach me the names of the things we see inside the fridge, and in its cool breath we find the warmth of each other’s skin. 

Where are you, now? 

The loneliness of this day hits me like a gunshot in the stomach, my mind still lost in the impressions of our intimacy. It seems so long ago, now, almost a different life. 

I miss you. 

In the rain, I’m thinking of you.

domenica 3 luglio 2005

Riders on the Storm

"And we are here as on a darkling plain,
Swept with confusèd alarms of struggle and flight,
Where ignorant armies clash at night"
Matthew Arnold


This morning, as I woke up, the first thing I did was crying. It never happened to me before.
Then, when I found the strength to get up, I turned on my computer, and put on the new CD I bought. The first song, started by itself… smoothly…
 

Riders on the storm
Riders on the storm 

Into this house we're born
Into this world we're thrown
Like dog without a bone
An actor out on loan 
Riders on the storm 

There's a killer on the road
His brain is squirming like a toad
Take a long holiday
Let your children play
If you give this man a ride
Sweet family will die 
Killer on the road 

Gotta love your man
Girl, you gotta love your man
Make him understand
The world on you depends
Our life will never end
You gotta love your man

Riders on the storm…

As I listened to the words of the song, I lit a sigarette, in the darkness of the room. When the music faded, I was like a man reborn.
I opened the curtains, letting the bright sun into my room.

This life is always confusing, like an endless storm where we are left with no direction. But then, there’s no reason for crying.

I took a shower, dressed up myself, and set out for my breakfast coffee, walking the quiet streets of my city. 
Today I’ll get back to Shanghai. But I know I will be back here.

And I smiled to myself, for I am alive, riding as I can in this endless plain. And the storm no longer frightens me.

Un giorno di pace

Dopo notti di incubi, questa notte dormo bene. Il sonno è dolce, cullato dall’alcol di una sera sulle rive di Houhai e dalla buona notte della mia Padmini. La sveglia del mio cellulare personale mi fa prendere coscienza alle otto…
Ieri sera Mary, la direttrice delle vendite, doveva chiamarmi per farmi avere l’agenda dei miei appuntamenti di oggi. Non l’ha fatto, ma forse chiamerà stamattina. Accendo il cellulare di lavoro, e le do tempo… e intanto riprendo il mio sonno…

Quando mi sveglio ancora sono le dieci e mezza. Attraverso la zanzariera e la finestra aperta, vedo i rami di un albero illuminati da un bel sole. Guardo il cellulare: Mary non ha chiamato. Non chiamerà, perché non ha fissato gli appuntamenti. Ed è troppo tardi per fissarli da me, il giorno stesso.

Mi alzo a sedere sul letto, e vedo il cielo blu intenso. Il sole è forte, ma una leggera brezza fresca mitiga il calore di questa giornata. E’ una giornata perfetta. E allora… vacanza!

Mi prendo il mio tempo per alzarmi e farmi una doccia, poi indosso pantaloni di cotone e una maglia di lino bianco, e con gli occhiali scuri inforcati, scendo in strada, godendomi il sole e il vento sulla pelle. E’ silenzioso… non ho mai sentito un silenzio così a Shanghai o a Milano. La gente è in strada, ma si muove lentamente, placidamente. Non c’è fretta di fare nulla, in una giornata così.

Cammino verso Sanlitun, e mi infilo nel Caffè de Niro, fresco e semi-vuoto. Mentre sorbisco un espresso, connetto il mio portatile e becco rete wireless. Lo sapevo… è troppo bello per non essere vero. Sbadigliando alla luce di mezzogiorno, chatto con Padmini e altri amici. Hanno tutti belle notizie, e io ordino un succo d’arancia… tutto spesato dall’azienda come spese di trasferta. Amo il mio lavoro…

Un’ora è passata quando lascio il caffè e, dopo cinquanta metri di camminata e una strada attraversata, mi siedo a un tavolo del Kiosk, salutando facce conosciute e sorridenti. Il mio pranzo sono un’insalata di pomodori freschissimi e un bicchiere di spritzer, fatto con vino di Macedonia. Una zhongnanhai da 8mg brucia tra le mie labbra…

In una giornata così, si può solo contemplare il mondo e amarlo. Ogni altra attività è superflua.

Ma questa pace, questa quiete, non l’assaporavo da tanto tempo.