Quelle mani le ho viste sottili, esili e graziose
Le ho viste callose, forti, e più aggraziate
Mani sapienti, esperte, abili
Ora le vedo ancora, da lontano, coperte d'henné
Come si conviene alle spose indiane Il mio amore, il mio desiderio per quelle mani
È mutato nel tempo, come quelle dita
E gli anelli che le ornavano di volta in volta Guardarle è come guardar te, e me allo stesso tempo
Come uno specchio che desta ricordi sopiti
E antiche speranze che muovevano la mia vita un tempo La Ruota gira, senza mai fermarsi.
Come sarà il prossimo giro? Nel ciclo
Della vita, la mia coscienza affonda e risale
L'evoluzione è un processo che distrugge e crea
Il domani ha una sola promessa:
sarà diverso da quello che oggi si vede.
"Quando la legge e il dovere sono una cosa sola, unita dalla religione, noi perdiamo un po' della nostra consapevolezza. Non siamo più pienamente coscienti, non siamo più individui completi"
Muad'Dib, Dune Oggi il Grande Amore della mia adolescenza mi ha scritto una mail, per ringraziarmi delle belle parole fattele avere in occasione del suo matrimonio, e con essa ha espresso un manifesto, il manifesto del suo modo di vivere il rapporto di coppia e la vita. Una frase lapidaria, da lei citata, esprime in sintesi la sua visione:" Marriage is not about finding the right partner… but TO BE the right partner"Il matrimonio consiste nell'abbandonare la propria individualità e crearne un nuovo essere, una coppia. Allo stesso modo in cui vivere in una comunità hare krsna consiste nell'abbandonare il sé e fondersi nella comunità, diventare una parte di un'entità più grande, una parte che vive in armonia con le altre e compone una coscienza che si sforza di essere l'immagine di Dio sulla terra. Condividere le stesse idee, gli stessi propositivi, gli stessi valori. Agire come Uno, pensare come Uno, provare emozioni come Uno.Questa prospettiva è istintivamente interessante e attraente per la maggior parte delle persone. Il motivo per cui ciò accade, tuttavia, raramente è manifesto: essere parte di qualcosa di più grande solleva dal fardello di pensare; sottrae alle responsabilità; giustifica a priori l'esistenza e dà ad essa un senso riconosciuto da altre persone.Poche cose mi fanno paura come questa; la negazione della coscienza - l'incoscienza. L'abbandono, la rinuncia, il suicidio della propria crescita. Alla citazione del mio Grande Amore, ne preferisco un'altra: "We don't love someone for who he is… we love him for what WE are, when we're with him"Amore è infatti è essere capaci di non abbandonare sé stessi, né limitare gli altri, eppure riuscire a crescere assieme, ciascuno aiutando l'altro. L'Amore è tolleranza: saper accettare che il sentiero spirituale di ogni persona è diverso, e che la persona che amiamo non si può identificare con noi, o noi con lei. Non forzarla, né accettare di esserne forzati: l'Amore è libertà assoluta. Quando non lo è, non è Amore, ma dipendenza emotiva. Questo Lei non l'ha mai capito, e mi chiedo se lo capirà mai, il valore dell'individuo. Anche la mail che mi ha spedito era una mail comune agli amici italiani. Non una mail individuale. Il suo destinatario è un gruppo, e un gruppo spesso non è composto da persone, ma da ruoli, la versione appiattita della persona umana, la sua parte che si relaziona al gruppo, scremata di tutto ciò che il gruppo stesso non ritiene rilevante. Uno spettro. Ringrazio sinceramente (e non sono ironico né sarcastico) il mio Grande Amore della mia adolescenza, perché mi così spesso mi spinge avanti nel mio cammino spirituale e mi insegna ad essere una persona migliore, mostrandomi, attraverso il suo esempio, tutto ciò che non vorrò essere mai. "The most important kind of freedom is to be what you really are. You trade in your reality for a role. You give up your ability to feel, and in exchange, put on a mask."
Jim Morrison
La mia ultima epifania è arrivata in una conversazione con un'amica. Come una pallottola ha dissolto le nebbie della mia mente, e per un momento ho visto chiaramente alle mie spalle. Una cosa che sapevo, ma che non sapevo di sapere.Ho meditato sulla conversazione avvenuta, e dopo una lunga e dubbiosa riflessione, ho trovato forse il filo logico che unisce le mie intuizioni e dà loro senso comunicabile. Ho capito che tutti abbiamo dei limiti, ma il riconoscerli è il primo passo per affrontarli. Ammetterli, lasciarli talvolta liberi per conoscerli meglio, essere capaci di scherzarci sopra, conviverci senza per questo giustificarli o razionalizzarli. Il punto focale, l'argomento coincidentale del discorso era la violenza. L'imposizione, la negazione dell'altrui volontà. Un male, un difetto di cui quasi tutti ci macchiamo costantemente. L'odio, il desiderio di vendetta, l'orgoglio che chiede soddisfazione. Violenza non è solo costringere qualcuno a fare qualcosa che non vuole, è criticare le altrui scelte e sostenere che la propria visione è quella giusta, la sua quella sbagliata da eliminare. Desiderare che le persone cambino e la pensino come noi. Cercare di persuaderle, influenzarle, facendole sentire in colpa e fuori luogo, al fine di portarle verso la nostra visione. E' un istinto naturale, pericoloso certo, ma a volte utile; molto difficile da valutare e da utilizzare, ma insito nel nostro cuore fin dalla nascita. Qual è il confine tra tirannia ed azione positiva? Quand'è che il nostro giudizio viola la libertà altrui, e quando invece il nostro rifiuto di prendere una posizione attiva diventa codardia, astinenza egoistica o debolezza?Domande difficili, cui si può provare a rispondere oppure no. E' facile rispondere "sì, la violenza serve a supportare la giustizia", e pretendere di poter decidere per gli altri; oppure "no, la violenza è inaccettabile in qualunque situazione", e scaricare così qualunque responsabilità. E' più complesso ragionarci, cercare un equilibrio; si può provare a conoscerla, la violenza. Esplorarla, comprenderla, sperimentarla costruttivamente. Giustificarla a priori, magari addirittura affezionarcisi, è egoismo. Reprimerla o negarla serve solo ad esasperarla, farla agire in modo più subdolo ma non per questo meno pericoloso.La violenza è come un'arma che portiamo sempre con noi: tanto vale accettarla come parte di noi, conoscerla e saperla padroneggiare. Saper decidere quando lasciarla andare, e quando frenarla. Sapere come utilizzarla, imparare le conseguenze del suo uso, e sulla base di queste imparare. Quelli che fanno più danni con le armi sono gli inesperti, perché non sanno controllarle.Ed è per questo che non potrò mai più innamorarmi di Lei - perché non me ne fido, perché la sua violenza non sa di impugnarla, rifiuta di vederla e per questo le scappa sempre di mano. Ed è per questo che forse mi innamorerò dell'altra Lei, che all'inizio le assomigliava ma ora non le assomiglia più, e ho capito perché. La differenza fra l'Una e l'Altra è il livello di coscienza, di lucidità, di sincerità con sé stessa e con gli altri. Di Una mi fido, dell'Altra, non mi fiderò mai più.
Dolce e graziosa, tenera ed elegante. Un giunco che danza al vento, e non si spezza con la tempesta. Il tuo sorriso mi illumina, la severità dei tuoi occhi mi fa tremare, la vibrazione della tua voce, del tuo riso, dei tuoi giocosi gemiti di disappunto tocca le corde del mio cuore, che in esse trova la sua armonia, la sua arte.Musa, fossi mia… ma non lo sei. E in questa consapevolezza, la mia anima diviene un filo, teso tra la privazione della realtà e la gioia del sogno. Se quella corda fosse così forte da unire i suoi estremi, chissà… chissà…
L'Anno dell'Estasi è stato un fallimento parziale. Non è stato un cattivo anno, no, ma non è stato nemmeno particolarmente buono. Non c'è stata Estasi, se si eccettua un breve periodo, a febbraio-marzo, dove ho scoperto per la prima volta la gioia di essere studente, sono stato assunto da Galbani, e ho frequentato Carla. Ma i lunghi mesi a Shanghai, sono stati fallimentari sotto molti punti di vista. Rapporti superficiali, soddisfazioni inesistenti, mancanza di prospettive su qualsiasi futuro possibile. Una cosa, mi ha insegnato quest'anno, ed è una cosa importante: che il primo gradino dell'Amore è l'Amore per sé stessi; il secondo gradino è l'Amore per un'altra persona, l'Amore di coppia; il terzo gradino è l'Amore per tutte le altre persone l'Amore universale. E ciò comporta che l'Amore, quello sempre sognato e idealizzato con la Donna della Mia Vita, non è una meta definitiva, ma solo una fase di passaggio destinata ad essere superata e trascesa, un passaggio fondamentale per crescere spiritualmente.Gli effetti di questa epifania si sono manifestati nella mia vita sentimentale in una lunga serie di rapporti superficiali, di giochi d'amore
con donne d'ogni età, razze e colore. Alcuni sono stati belli, memorabili; altri squallidi, trascurabili. Ma per la prima volta in vita mia, ho affrontato un rapporto sentimentale senza buttarmici dentro anima e corpo, come ho sempre fatto; alla kamikaze dell'amore, in caduta libera verso una possibile craniata contro lo stipite dell'universo. Da quest'anno, vedo i rapporti con maggiore distacco, maggior lucidità, e questo è un bene. Sono più libero, ora.Quale sarà dunque, o Krsna, il tema del prossimo anno? L'Originalità. L'oracolo celtico del solstizio ha parlato chiaro, portando alla luce un valore che proprio in queste ultime settimane del 2005 stava crescendo dentro di me. L'insofferenza verso la banalità, la prevedibilità, il tran-tran. Il rifiuto categorico di una vita imprigionata dentro degli schemi, in barba ai vantaggi e alle tentazioni di una famiglia felice, una stabilità emotiva, uno stipendio sostanzioso. L'ho già scritto una volta e lo scrivo ancora: "Non mi adatterò mai a vivere tra i pashu, le pecore. Sarò cane, oppure sarò lupo. E oggi lo urlo al mondo e alla sua omologazione, al suo spirito di rinuncia, al suo rifiuto di lottare e di sbattere la testa cento volte contro gli ostacoli fino a buttarli giù, contro chi si nasconde nella sicurezza del gruppo e spera che nessun occhio lo noti, contro chi ha paura del futuro e dell'incertezza, contro chi preferisce un mondo prevedibile e sicuro, in cui tutti siano uguali e l'inetto riceva quanto l'abile così nessuno avrà paura di doversi impegnare in qualcosa. Contro chi manca di vitalità e volontà. Contro il mondo delle pecore, di cui oggi non faccio parte.
"Andate a fare in culo, non mi avrete mai."L'originalità, la creazione di qualcosa di nuovo e unico, un'aggiunta alla realtà che la rende più estesa, varia e colorata. Una strada nuova, un sentiero inesplorato. La mia via. Possa l'Anno dell'Originalità concedermi la distruzione degli schemi che oggi vogliono fare di me un membro del gregge, una pecora tra le pecore. Sarà più facile che sia la realtà a piegarsi alle mie esigenze, che io alle sue. Om mani padme hung.