mercoledì 30 marzo 2005

Senso e Colpa

Oggi camminavo per le vie della mia zona, la bella periferia sud-ovest di Milano, immersa nel verde. Il cielo era plumbeo, ma l'aria fresca. Mi passa accanto una nonna, con il bimbo sul passeggino, e la sento commentare:

"Che tempo stupido! Piove proprio quando usciamo noi!"

Guardo il cielo: effettivamente minaccia di piovere. Scuoto le spalle, e contonuo calmo la mia passeggiata. Alla fine non è piovuto, ho comprato mezzo chilo di gelato al caffè, e ora sono qui a battere sulla tastiera con la pancia piena e la finestra aperta. Comincia ora a tuonare, ma gli uccelli cantano sull'albero davanti al mio balcone.


Mi viene in mente una trasmissione che ho visto tempo fa, in occasione dello tsunami nell'Oceano Indiano. Il conduttore, ebreo, aveva invitato cristiani, ebrei, preti e filosofi per rispondere alla domanda "perché accadono cose così dolorose e terribili nel mondo"? Gli ebrei dicevano che Dio è imprevedibile nelle sue scelte, i preti pontificavano sul mistero della Fede e sull'incapacità della coscienza umana di penetrare il piano divino verso il Bene Assoluto, gli ambientalisti accusavano l'intervento umano sconsiderato che causa la ritorsione della natura contro di esso. Alla fine di tutto, un monaco buddhista alza la mano e dice:

"Scusate, non ho capito una cosa. Ma perché dobbiamo per forza dare la colpa a qualcuno?"

Lo studio rimane totalmente spiazzato alla domanda. Tutti quanti hanno dato per scontato che ci fossero una coscienza e una volontà dietro all'evento. In effetti fa perfettamente parte del sistema di pensiero occidentale, non solo giudeo-cristiano, ma anche greco, umanizzare gli eventi e cercare di dar loro un senso, inventandosi ninfe, folletti, streghe, maghi, divinità litigiose o diavoli tentatori, angeli custodi o spiriti della natura. Dietro ad ogni evento, dietro ad ogni elemento che compone la realtà, ci sono una coscienza e una volontà che danno un senso al tutto, seguendo i loro fini oscuri e non sempre intellegibili.

Portiamo il processo logico all'estremo, e guardiamo la realtà in toto. Chi è che si sono inventato per darle un senso? La coscienza divina, la somma volontà, il supremo fine sono i nomi che - guardacaso - gli hanno affibbiato nel corso della Storia. E oltre a questi Dio, Yahvé, Allah, Giove, Madre Natura, lo Spirito del Mondo, ecc.


A questo punto, un buddhista o induista, confuso, si chiederebbe: "Perché dovete inventarvi simili spiegazioni?"

Il fatto che dietro alle cose ci sia una volontà cosciente che tiene conto dell'uomo è un meccanismo logico assolutamente preconcetto, che quasi tutti gli occidentali danno per scontato ma che, preso per come è, è assolutamente infondato. Le cose accadono. Punto.

Perché siete convinti che l'universo giri attorno a voi, e voi siate il suo fine ultimo, e che tutto ciò che accade non abbia senso se non vi coinvolge direttamente? E' una logica un po' egocentrica!


Io per conto mio ho smesso di cercare un senso cosciente in tutto. Sono io che do un senso alle cose, è la mia soggettività che le percepisce e la mia fantasia che le interpreta. Non saprei dire quando ho smesso esattamente, credo sia stato un processo lungo e graduale, che mi ha permesso di distaccarmi dal preconcetto di essere parte di una realtà che procede inesorabile verso un unico fine cosmico. Anzi, spero proprio che non sia così! Se vi fosse un solo fine universale stabilito da un essere assoluto, la libertà dell'uomo non esisterebbe - checcé ne dicano i teologi del libero arbitrio.

Non sento il bisogno di incolpare o ringraziare entità invisibili per quel che accade nella mia vita. Certo, c'è una casualità che rappresenta un fattore incontrollabile, ma gran parte di quella che consideriamo incontrollabilità nasce dall'ignoranza, dall'incapacità di percepire i meccanismi di causa ed effetto, l'insensibilità verso le menti e i cuori delle altre persone. Mi piace pensare a me stesso come la determinante fondamentale della mia vita - sono la mia volontà, la mia intelligenza, la mia sensibilità, la mia passione a decretare il successo o meno delle mie speranze. I meriti e le colpe sono mie, e se non sono mie, probabilmente non sono di nessuno.


La pioggia ha cominciato a cadere pesante, e sta lavando la mia macchina, sporca di polvere e di escrementi di uccello. Per stasera sarà pulita senza che io abbia dovuto sprecar tempo e fatica a lavarla. Le cose accadono, una dopo l'altra, indipendentemente dai giudizi e della ambizioni umane.

Per quel che mi riguarda, è un bell'universo quello in cui vivo, perché io mi sento profondamente libero.

domenica 27 marzo 2005

Senza Vento

E son qui e non c'e' niente, aha
Strade, bar: comunque mi difendo non mi arrendo
La mia eta' e' un fuoco freddo
Nato qui, vivo e non credo in niente, credo in niente

Mi dici che voi 30 anni fa fermaste un po' il mondo
Mi dicono che 20 anni fa era tutto diverso
Ma son pronto
Per volare senza vento

Come me anche tu
Resti qui e vedi le giornate gia' vissute
Dentro me il risveglio
Ciao a voi perche' domani parto, sweet reaction

Qualcosa di mio lo lascero' in questo mio tempo
Saltando nel vuoto aspettero' il nostro momento
Sono pronto
Per volare senza vento

---------------------------------------------------

Viaggio senza Vento - Timoria (1993)

venerdì 25 marzo 2005

Storia - Il Neotantrismo

Con la diffusione delle religioni orientali in Occidente, a partire soprattutto dagli anni '60, il tantrismo comincia a farsi conoscere ad un pubblico più vasto, non più attraverso il particolare rapporto umano tra maestro e discepolo, necessario alla sicurezza del novizio nei confronti di un cammino spirituale estremamente rischioso, ma attraverso mezzi di comunicazione di massa come i libri.

Nasce allora una nuova forma di Tantrismo, il Neotantrismo, caratterizzato dalla massificazione e dall'assenza di un rapporto umano nella trasmissione. Di qui un profondo appiattimento dei contenuti, spesso degradato al livello di pura tecnica pratica, piuttosto che filosofia mistica. Spesso manca del tutto la base fondamentale della trascendenza e della rinuncia all'ego, il che si traduce nel perseguimento di finalità materialistiche ed edonistiche. In questo senso proliferano pratiche di magia nera da quattro soldi e sette che giustificano la propria degenerazione morale e ladipendenza dai vizi come percorso yogico, come già è accaduto in passato.

Senza dubbio il Neotantrismo ha il merito di diffondere una coscienza di base nelle masse, per esempio promuovendo la parità dei sessi, lo scambio di energia e un rapporto positivo con il corpo e la sessualità. Di fatto, però, esso non è che un estremo surrogato del Tantrismo, e fallisce totalmente nel proporre una via alla trascendenza, anzi spingendo i suoi praticanti a perseguire il piacere come fine a sé stesso. In questo senso si parla di "trappola dell'Ego", ovvero il rischio di indugiare nella soddisfazione dei propri desideri fino a restarne dipendenti, piuttosto che sviluppando un maggior controllo di sé.

mercoledì 23 marzo 2005

Storia - Il Tantrismo Induista

Influenzato dal Vajrayana, l'induismo dà luogo a molte sette tantriche alla ricerca del mokshe, la Liberazione. Le scuole induiste, a differenza di quelle buddhiste, attingono in modo più diretto alle antiche tradizioni pre-ariane, in particolare elaborando i concetti di Siva e Sakti, le due energie cosmiche, maschile e femminile. La divinità, centro del culto induista, non viene più concepita come entità separata dall'uomo, esistente al suo esterno, ma piuttosto la pratica tantrica porta al risveglio dell'energia divina che risiede all'interno di ogni creatura. Strumento principale di risveglio è l'amore, il cui culmine, il maithuna, l'unione di uomo e donna, di Siva e Sakti, porta al completamento cosmico e quindi eleva l'anima a uno stadio di coscienza superiore. Collegandosi ai culti della Madre Terra, il tantrismo induista concede a Sakti un ruolo preminente, classificandola come l'energia fondamentale, mentre allo Siva spetta un ruolo di attivazione e limitato controllo. L'induismo inoltre accentua la ricerca del trascendente nell'immanente, del sacro nel quotidiano, e quindi la sintesi del dualismo tra vita spirituale e profana.

Le sette induiste si diffondono sia tra la gente comune, collegandosi a vecchi culti della fertilità, sia tra le classi nobili, legandosi a pratiche edonistiche. Le divinità più popolari cui vengono legati i rituali sono Krsna e Radha, oppure Siva e Kali, da un lato la gioia della vita libera e bucolica, dall'altra la trascesi dell'essere. La componente trasgressiva del tantrismo, che spinge a infrangere i tabù e sperimentare bene e male in tutte le loro forme, porta in molti casi a comportamenti aberranti, di cui il massimo esempio è la thagi, lo strangolamento rituale di innocenti offerti in sacrificio a Kali, diffusissima in Bengala fino a metà dell'800, quando gli inglesi decretarono lo sterminio della setta dei thag.

Il Tantrismo in India entra i declino con le invasioni turche, che decretano la scomparsa del buddhismo e la sottomissione dell'induismo alla religione del Profeta. Dal XIII sec., il Tibet diventa il centro delle pratiche vajrayana per eccellenza, mentre il tantrismo induista si disperde per il Subcontinente, praticato in segreto da piccoli gruppi.

martedì 22 marzo 2005

Storia - La Terza Scuola e il Tantrismo Buddhista

E' nel IX sec. dell'Era Moderna che all'interno del Mahayana sorgono scuole mistiche collaterali, e si sviluppa una terza scuola che rifiuta la massificazione religiosa e tende piuttosto a un'esperienza più estrema. Ricollegandosi a pratiche magiche e rituali forse più antiche dei Veda stessi, e all'influenza di culti di origine tibetana e cinese, nasce la scuola Vajrayana, ossia del Veicolo del Fulmine, e quindi del buddhismo tantrico.

Il Vajrayana assume che, attraverso particolari pratiche mistiche sia possibile raggiungere il nirvana nel corso di una singola vita. L'atteggiamento nei confronti di maya, l'Illusione, cambia sostanzialmente: laddove il Theravada la rigetta completamente supportando la vita monastica e l'astensione, e il Mahayana legittima un laicismo di adorazione del bodhisattva che porterà a una reincarnazione migliore, nell'ottica di un percorso di purificazione che coprirà diverse vite, il Vajrayana assume che una conoscenza diretta dell'Illusione possa portare alla trascendenza, non fuggendo dai demoni interiori ma affrontandoli in modo diretto per sconfiggerli. Imparando a dominare l'Illusione, il seguace del Vajrayana trova il modo di rinunciare ad essa senza rimpianti, imparando a conoscere e manipolare il velo di maya, può arrivare a tesserlo direttamente (tantra significa ordito) e infine a strapparlo senza sforzo, raggiungendo il nirvana. Guidato dalla propria coscienza in divenire, il praticante del Vajrayana abbandona quindi ogni preconcetto e ogni norma morale appresa, cercando la conoscenza diretta del bene e del male, comprendendoli nella loro essenza.

Strutturato in piccoli gruppi, il Vajrayana si divide ben presto in una miriade di scuole, dando vita anche a numerose branche di stampo induista. Diffondendosi in particolare nell'area dell'Assam, pone le sue basi in una zona periferica dell'India che ha continui scambi culturali con Tibet, Cina e Sud-est asiatico.

lunedì 21 marzo 2005

Storia - Lo Scisma Buddhista

Nel momento in cui si istituzionalizzava e perdeva la propria carica rivoluzionaria, il buddhismo si condannava a decadere ed entrare in crisi. Così accadde che nel III sec. a.C. si consumò lo scisma del buddhismo, causato dalla diversa percezione dell'inviolabilità della parola del buddha.

Da una parte, la scuola Theravada, ossia del Discorso Rigoroso, che sosteneva la necessità di mantenere pura la tradizione dell'Illuminato, si diffuse nell'India meridionale ma ebbe il suo centro nell'isola di Simhala (Sri Lanka), da cui poi si diffuse nel Sudest asiatico.

Dall'altra parte, la scuola Mahayana, ossia del Grande Veicolo, che invece sosteneva il diritto della comunità e dei concili dei saggi di mutare il dharma, la regola, citando lo stesso buddha che in punto di morte aveva concesso ai suoi discepoli di variare le regole minori, pur senza specificare quali fossero. La tradizione Mahayana rimase molto forte nell'India settentrionale, con il suo massimo centro nella zona di Bodh-Gaya e di Nalanda, dove sorgeva la più grande biblioteca e il principale centro di sapere dell'India. Da qui, il Mahayana si diffuse verso nord-est, in Tibet, Cina, Mongolia e Giappone.

Ma le differenze tra le due scuole erano ben più marcate, e crebbero nel tempo. Nello specifico, il Mahayana rigettò l'idea che il nirvana potesse essere raggiunto solo con la rinuncia ad ogni desiderio, ma legittimò l'amore come sentimento universale e strumento di salvezza, fino a che non è corrotto dall'attaccamento. In quest'ottica, la figura dell'arhat, il buddha, che raggiunge il nirvana e abbandona egoisticamente il mondo, venne sostituita da quella del bodhisattva, il buddha che, per amore di tutte le creature viventi, decide di reincarnarsi di volta in volta guidando gli uomini verso l'illuminazione. Col tempo e l'influenza dell'induismo e della bhakti, il bodhisattva venne assimilato a una divinità in grado di purificare il karma delle creature che lo invocano, spingendole con i suoi poteri verso il nirvana.

Laddove quindi il Theravada mantenne puro il dharma originale, il Mahayana subì l'influenza dell'induismo e si avvicinò ad esso, da un lato umanizzando il processo spirituale verso il nirvana, dall'altro ponendo al di fuori dell'uomo la possibilità di essere salvato dal ciclo del samsara.

domenica 20 marzo 2005

Storia - La Nascita del Buddhismo

Più o meno 500 anni prima dell'Era Moderna, nasceva a Kapilavastu (attualmente un villaggio in Nepal al confine con l'India) un principe della famiglia degli Sakya, cui fu dato nome di Gautama Siddartha. La leggenda vuole che il padre di Siddartha, sovrano di Kapilavastu, voleva che il figlio fosse protetto da ogni tipo di dolore, e per questo lo teneva prigioniero in un palazzo dove il giovane era circondato da ogni sorta soddisfazione materiale. Siddartha però fu ben presto colto da inquietudine e curiosità verso ciò che esisteva fuori. Quando scoprì l'esistenza del dolore, Siddartha si propose di conoscerlo e cercare di sfuggire ad esso. Abbandonò la vita del nobile, e come altre persone in quei giorni, cominciò a vagare in cerca della Verità Suprema, sperimentando vari sentieri spirituali.

Era il tempo in cui il nord dell'India era diviso in tanti piccoli regni e oligarchie mercantili, in cui la società indiana mostrava le proprie contraddizioni e i propri mutamenti con la crisi della religione tradizionale, l'insofferenza verso la ritualità fine a sé stessa della del culto vedico. Era un tempo in cui gli uomini abbandonavano le città per vivere sulle colline, e vivere un rapporto più intimo con la propria spiritualità, stanchi della decadenza e della corruzione delle ricche città indiane. Siddartha seguì i passi di quelli venuti prima di lui.

Dopo aver provato sia l'edonismo più sfrenato nel suo palazzo, sia la mortificazione del proprio corpo vivendo in mezzo agli asceti, Siddartha si rese conto che solo attraverso l'equilibrio, la Via di Mezzo tra questi due estremi si poteva realizzare una crescita interiore.

Qualche anno dopo, Siddartha stava meditando sotto un albero di pipal nella città di Sarnath, quando raggiunse l'Illuminazione, e percepì il mondo come maya, illusione, e intuì la possibilità di superare il samsara, il ciclo di morte e rinascita che imprigiona l'anima in una successione di eterno dolore, attraverso la rinuncia e l'abbandono di ogni desiderio. Da quel momento egli viaggiò per l'India settentrionale, insegnando ascoltare le sue scoperte e le sue intuizioni a chiunque gli prestasse orecchio. Morì molti anni dopo, ormai circondato da discepoli, e avendo raggiunto il nirvana, lo stato di distacco dal mondo, non si reincarnò più.

Ciò avveniva 500 anni prima della nascita di Gesù Cristo, quando in Occidente i Greci inventavano la filosofia cercando l'arché, e in Oriente i Confucio teorizzava la tradizione, il li, come paradigma dell'etica, e si disinteressava apertamente di ogni cosa che esistesse al di fuori del quotidiano. Da qui in poi, il buddhismo si diffuse in tutta l'India, come una rivoluzione spirituale che scosse le fondamenta dell'induismo tradizionale, e che lo spronò a rinnovarsi, assorbendo al suo interno le nuove idee.

Le basi della nuova dottrina, insegnata dai monaci seguaci di Siddartha, erano che l'unica realtà è l'anima individuale, e tutto il resto è una prigione illusoria che genera gioia e dolore, per quanto alla fine il dolore vinca sempre sulla gioia. Che l'unico modo per sfuggire a questa prigione eterna è quello di rinunciare a ogni desiderio, e raggiungere così la suprema libertà del nirvana, che è anche l'estinzione dell'ego e dell'individuo. Sulla definizione di nirvana si è dibattuto molto: per alcuni è la morte definitiva, l'annullare sé stessi per sfuggire alla realtà; per altri è annullare l'individualità particolare dell'ego, e fondersi con l'Assoluto.

Il buddhismo non era rivoluzionario solo perché descriveva il mondo in maniera totalmente nuova, ma anche perché, pur ammettendo senza problemi l'esistenza di esseri sovrannaturali e divini, negava ad essi qualunque ruolo nella spiritualità umana. L'anima dell'uomo diveniva il centro dell'universo, non più il dio.

Meno di 300 anni dopo, il grande imperatore Asoka si convertiva al buddhismo. Sotto il suo regno, la nuova dottrina divenne la principale dell'India, e missioni religiose vennero mandate in ogni dove per diffondere la Verità Suprema rivelata dall'Illuminato.

Tantrismo

Visto che tanta gente continua a chiedermi informazioni sul tantrismo, sul mio nome de plume, e su un sacco di cose che io normalmente do per scontate, mi è venuto in mente di includere nel blog una sezione su questi argomenti, una specie di Tantra for Dummies o cose del genere. Solo, infinitamente più logorroico, come sempre accade quando Krsna parla di cose che ama. Portate pazienza, considerato che gli altri testi mistico-religiosi erano scritti da eremiti e/o monaci buddhisti itineranti, vi va già di lusso che potete leggere in italiano e in lingua comune moderna.

Orbene, direi di cominciare con un po' di storia…

venerdì 18 marzo 2005

Lentiggini

Quelle lentiggini mi turbano ancora



Sono le stelle del mio cielo

Sono la pioggia che mi lava

Le foglie che il vento d'autunno fa turbinare dentro la mia memoria

Sono i chiodi che m'attaccano alla mia croce



Le cose che t'ho detto quel giorno, davanti alla nave che stava per partire, erano vere

Non siamo fatti per stare insieme

Ma io ti amerò per sempre

giovedì 17 marzo 2005

L'Ambizione

"Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d'eletta cultura, d'eleganza e di arte."
Gabriele D'Annunzio, il Piacere


Cos'è l'ambizione? Mi hanno chiesto poco tempo fa ad un colloquio di lavoro. Risoluto, ho risposto che l'ambizione è porsi degli obiettivi al di là dei propri limiti conosciuti, per poterli superare. Una faccia della trascendenza, se vuoi. Ma non è solo questo.

Oggi, mentre attendevo i risultati delle selezioni per partire verso la Cina, dentro di me rimuginavo sul senso di tutto ciò che faccio, e allora ho avuto un'epifania. L'ambizione è anche emergere dalle masse. Distinguersi, primeggiare, elevarsi.


L'Uomo sogna di volare
E scrive sui muri: "noi siamo tutti uguali"
Ma prega nel buio: "... la sorte del più debole...
Non tocchi mai a me..."


E' perfettamente umano provare piacere nell'essere migliore degli altri. Non per crudeltà o una qualsiasi emozione negativa, ma per il semplice fatto che è prova che noi ci siamo migliorati, ci siamo evoluti, e non dobbiamo avere paura di fallire, perché abbiamo davanti agli occhi le conferme del nostro valore. E' l'esistenza di un termine di paragone, naturalmente, che ci rende migliori… come il bianco non esiste senza il nero, e l'asciutto senza il bagnato, così chi vince non esiste se non c'è chi perde.

Il che non esclude la compassione per chi tenta di crescere, ma senza successo. Anzi, è gratificante poter aiutare gli altri nel migliorare, e vedere l'alunno che supera il maestro. Non c'è negatività, ma costruttività.

Sarà forse l'origine delle mie famiglie, proprietari terrieri che dominavano schiere di contadini e serve, che forse ha influito sulla mia educazione infantile. Ma più ci penso, e più trovo la chiave di lettura delle mie scelte: la passione per i Manowar alle medie, l'ideale romantico del nobile cavaliere, l'anticonformismo a tutti i costi, l'emozione di vivere in Cina, in un paese che giustifica moralmente le differenze di status e anzi fonda la propria cultura sull'assenza di qualsiasi tipo di uguaglianza e parità, senza per questo essere aberrante.

Sta di fatto che è tutta la vita che cerco di essere diverso e migliore dalla massa, distinguere me stesso per essere unico ed insostituibile. Nella metropolitana milanese, grigio luogo di appiattimento sociale verso il basso, pensavo:

"Che sia perché ho un ufficio all'ultimo piano di un grattacielo, o perché ho una cazzo di pistola in mano, io voglio che il prossimo si stampi in mente il mio viso e non provi mai a considerarmi parte del gregge, della mandria alla quale appartiene. Piuttosto che invecchiare e vegetare in mezzo a voi, se non posso sfruttare il sistema preferisco ribellarmi e distruggerlo, a costo di farmi ammazzare. Non mi avrete mai"

Io sono l'ambizione di Jack. Io voglio essere Tyler Durden. Oggi un po' lo sono, perché tra un mese parto per Shanghai, come espatriato, insieme ai miei amici. Per la Cina, dove sarò sempre straniero, un diavolo dalla faccia da cane, dai canini aguzzi, e dagli occhi color della giada, dotato di un fascino alieno e saturnino nella mia diversità incolmabile.

Non mi adatterò mai a vivere tra i pashu, le pecore. Sarò cane, oppure sarò lupo. E oggi lo urlo al mondo e alla sua omologazione, al suo spirito di rinuncia, al suo rifiuto di lottare e di sbattere la testa cento volte contro gli ostacoli fino a buttarli giù, contro chi si nasconde nella sicurezza del gruppo e spera che nessun occhio lo noti, contro chi ha paura del futuro e dell'incertezza, contro chi preferisce un mondo prevedibile e sicuro, in cui tutti siano uguali e l'inetto riceva quanto l'abile così nessuno avrà paura di doversi impegnare in qualcosa. Contro chi manca di vitalità e volontà. Contro il mondo delle pecore, di cui oggi non faccio parte.

Andate a fare in culo, non mi avrete mai.

"Andiamo in India, lì dove la primavera è eterna, dove la terra non ha che fiori, dove l'uomo può condurre una vita principesca, senza che ci si perda in critiche come nei paesi sciocchi dove si vuole realizzare la piatta chimera dell'uguaglianza. Andiamo nella contrada dove si vive in mezzo a un popolo di schiavi, dove il sole illumina sempre un palazzo che resta bianco, dove si seminano profumi nell'aria, dove gli uccelli cantano l'amore, e dove si muore quando non si può amare… "

"E dove si muore insieme!"

Honoré de Balzac, La fanciulla dagli occhi d'oro

mercoledì 16 marzo 2005

Il Dado è Tratto

I'm older than I'd wish to be
This town holds no more for me
All my life I try to find another way

Una nuova realtà… non mi posso lamentare in fondo. Ho fatto ciò che potevo, ho dato quel che sapevo dare, e ora è tempo di mietere il raccolto. I risultati delle mie azioni, la reazione della realtà ai miei stimoli. Ormai è tempo.

Qualunque siano i risultati, ormai la forma è assunta, la terra non può più generare, anche se seminata. La realtà s'è sclerotizzata nuovamente, ed è ora di nuovo cambiamento. Quanto vorrei esser già a Shanghai…

Carry me Caravan take me away
Take me to Portugal, take me to Spain
Andalusia with fields full of grain
I have to see you again and again

martedì 8 marzo 2005

Luce negli occhi

Oggi, seduto lontano da te, guardavo i tuoi occhi neri. Sono occhi che riflettono ciò che sei.

Sono attenti, acuti, punti nerissimi quando ascolti una persona, e dai l'impressione di cogliere le sue parole come una cacciatrice con le sue frecce non si lascia sfuggire nessuna preda.

Sono luminosi, caldi come i raggi del sole del mattino di un lunedì di vacanza, quando sorridi di gioia, e contagi il mondo con la tua allegria, dipingendolo di colori caldi.

Sono dolci, sensibili e comprensivi quando le emozioni scorrono attraverso di essi per raggiungere il tuo cuore, o da esso fluiscono verso di me.

Sono velati, quando la stanchezza o il vino fanno scivolare la maschera che porti ogni giorno, e come una ninfa scoperta al ruscello cerchi confusa di coprire la nudità del tuo io, di mantenere quel tuo contegno che è così adorabile quand'è imperfetto.

Oggi erano tristi, piccole ombre scure su un viso pallido, pozzi di compassione per chi soffre, e trova pace in te. Come punti disegnati dal pennello di un pittore su una tela bianca, da un artista di Praga che trae ispirazione dalla malinconia di quella città.

Non saprei dire quali di questi occhi mi piacciano di più - sono tutti una parte di te e della tua splendida complessità. Come le molte sfaccettature di un diamante, il cui taglio riflette la luce, la scompone e ricompone nei colori dell'iride… come una pietra preziosa la cui bellezza è moltiplicata dalla sua forma elaborata. Una forma che uno sguardo veloce non comprende appieno, ma lascia incantata la mente, capace solo cogliere un barlume di quell'armonia dalle molte espressioni.

Sei un mistero che non so ancora capire, e guardando quegli occhi, privo di parole, sospiro.

lunedì 7 marzo 2005

About a Girl

I need an easy friend
I do... with an ear to lend
I do... think you fit this shoe
I do... won't you have a clue

I'll take advantage while
You hang me out to dry
But I can't see you every night
Free

I'm standing in your line
I do... hope you have the time 
I do... pick a number too
I do... keep a date with you

-----------------------------------------------
 Nirvana, Bleach (1991)

domenica 6 marzo 2005

Libero Arbitrio

"Il sentimento che provo per te è incondizionato. Di quello che faccio per te, nulla ha un secondo fine. Vorrei solo che fossi felice… è ovvio, sarebbe ipocrita dire che spero rimarremo amici. Non lo saremo mai, credo, e io spero ancora che tu un giorno possa cambiare idea. Ma fino ad allora, ti prego, non sentirti mai in imbarazzo a chiedermi qualcosa. Lo faccio perché mi fa piacere"

Tuttavia… tuttavia, il mio amore proprio non si dà pace. Perché lui?!? E' un dilemma più grosso di quanto sembri. Non si tratta semplicemente di me, lei e lui.

Si tratta del mio amore e del libero arbitrio della mia Musa. Il punto è: anche se io credo che lei stia sbagliando tutto, che diritto ho di tentare di farle mutar avviso? Se io cercassi di farle in qualche modo cambiare idea, compierei un atto di profonda offesa all'intelligenza e alla capacità di decidere della mia Musa. Come potrei mai scegliere io per lei, o cercare di convincerla a mutare i suoi pensieri affinché siano più simili ai miei? Nessuno.

D'altra parte, lavarmi le mani della questione e abbandonarmi al fatalismo non sarebbe forse una rinuncia che poco ha a che fare con l'amore? Ignorarla e lasciare che sbagli da sé, e che pachi tutte le conseguenze dei suoi errori. Ma già una volta ha sbagliato, numi, e per poco non è finita male! Come posso accettare di lasciarla in mano a persone irresponsabili che nemmeno sanno garantire della sua incolumità?


Il discrimine, miei cari, sta nella coscienza, ovvero il grado di consapevolezza con la quale viene compiuta una scelta. La consapevolezza nasce dalla conoscenza, dall'interpretazione e dal raziocinio, dalla sensibilità, dall'intuizione. Se una persona è fuori di sé e cerca di farsi del male, è un atto d'amore impedirgli di commettere una sciocchezza, qualcosa di cui potrebbe pentirsi. Ma se costui sceglie coscientemente di farsi del male, consapevole di ogni conseguenza delle proprie azioni, allora chi lo ama compie un atto di tirannia nell'ostacolarlo.

Ma come posso io segnare un confine nella consapevolezza della mia Musa, per capire se la sua scelta è meritevole di supporto oppure ostacolo? Il fattore di rischio, la limitatezza della mia conoscenza, è tutto a carico mio. E mi fa paura, perché in palio c'è il cuore di lei e la sua felicità.

Mi sto fidando di lei e della stima che le porto, ma il mio cuore mi dice che lei sta sbagliando tutto. Spero davvero di ingannarmi…

Amici

Trust I seek and find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

Si dice che sia nei momenti difficili che si vedono gli amici veri… ed è stata davvero inaspettato l'assalto di persone che, nelle 36 ore successive a quella sera terribile, si sono rese disponibili a tirarmi fuori dalla mia disperazione così nera. E così, sabato pomeriggio, con un viso pallido e scavato di uno che non ha dormito se non pochi minuti e male, mi sono trovato in giro per Milano a chiacchierare del presente, del passato e del futuro, tra le vie dietro al Tipota, parcheggi in sosta vietata, sigarette con vista sulla Darsena semi-asciutta e la fiera di Senigallia, e le facce conosciute del 20. Poi il mio amico Batigono mi ha citato una frase che mi ha fatto riflettere:

"Il tempo non ha un senso univoco, spesso è semplicemente un fattore statistico. Se mi dici che sono anni che la tua vita non va, considera che non sei una persona qualunque. Per le persone come noi, fuori dagli schemi e dai conformismi, il tempo ha un significato diverso. Vivi a Milano da 25 anni, se non hai ancora trovato la tua strada o incontrato la donna della tua vita, magari dovresti cercarle in qualche luogo dove c'è vita… che so: New York, Shanghai. Ma ti sei guardato attorno? Io mi sento soffocare in questa città!"

Notevole. Forse è vero… forse valutare la mia vita paragonandola alle persone di Milano è un esercizio sciocco e inutile. Essere me, noi, non è essere un campione statistico rappresentativo di un gruppo. Siamo individui.

Hai le carte passi, giocati i tuoi assi
punta pure ciò che hai, pensi troppo a cosa fai
perché a quelli come noi serve spazio d'aria sai
troppo poco quel che c'è, troppo poco anche per te

venerdì 4 marzo 2005

Urlo



Stanotte piango.


Stanotte urlo. Non ho mai urlato così, mai. La gola mi duole. Non ho più lacrime.


Il mio cuore è calceviva, senza forma, pietra frantumata.


Urlo perché io la amo. Perché lei non mi ama. Perché lei ama un altro.


Urlo perché non valgo nulla. Perché tutte le persone che amano me sbagliano.


Urlo fino a far vibrare i vetri della mia auto. Perché non ho il coraggio di urlare in faccia al mondo. Perché sono falso, e i miei sorrisi di circostanza sono veleno che bevo, uccidendo me stesso.


Urlo.


Urlo perché chiunque abbia mai avuto senso nella mia vita non ha mai amato me, salvo una, e lei mi ha tradito.


Urlo perché morire sarebbe un sollievo, ma sono troppo debole per uccidermi.


Urlo perché chi legge il mio blog lo fa solo perché parlo di suicidi. Suicidio. Morte. Dolore. Cercate pure con google queste cazzo di parole, stronzi, e morite pure voi, per quel che valete.


Non chiamatemi. Non scrivete sul mio blog. Voi non esistete più da stanotte. I miei amici non esistono più, perché io li tradisco tutti.


Urlo perché non valgo nulla.


Urlo finché non ho più la forza di urlare, perché la mia forza è esaurita.


Urlo perché nulla conta più ormai.


Urlo, cazzo, e non serve a nulla.


Non urlo più. Nulla ha più senso. Una parte di me stanotte è morta.


Addio.


Krsna non esiste. E' falso, è un sogno, un delirio di un malato terminale cui non viene somministrata l'eutanasia. Un vegetale senza vita né emozioni né sentimenti né valore.


No.


Non ho più lacrime.


Sono morto. Non valgo nulla.