domenica 26 febbraio 2006

Presenti Inaspettati

Il telefono mi sveglia improvvisamente, e a tentoni trovo la cornetta e la alzo. Una voce femminile in cinglese mi comunica l’orario e mi augura buona giornata. Mi alzo dal letto morbidissimo a tre piazze, cammino a piedi nudi sulla moquette soffice, e spalanco le tende. Davanti a me il sole sta per sorgere, illuminando di una luce irreale il paesaggio cyberpunk di Nanchino.

 



 

Alba su Nanjing


La scena si ripete il giorno seguente, ma la vista è diversa: l’alba cresce sulle acque dello Huangpu, e una falce di luna fluttua come un apostrofo tra la grandezza dei grattacieli di Lujiazui e la raffinatezza dei palazzi neoclassici del Bund.




Alba su Shanghai


 


 
La sera dello stesso giorno cammino per il lungomare di Kowloon, e la brezza salmastra mi penetra le narici e scompiglia i capelli. Di là della baia, la skyline dell’isola di Hongkong sorride illuminata nella sua decadente ricchezza.


 



Hongkong by Night



Quattro anni fa, non avrei mai immaginato un futuro del genere. Il mondo è un luogo molto più vasto di quanto si pensi, e raramente la nostra comprensione mantiene il passo con esso. Mi chiedo dove sarò tra cinque anni – ovunque sia, credo sarò in un posto inaspettato, inimmaginato, all’eterna ricerca di cosa non so. Ma qualche che conta in fondo, è la ricerca. La vera meta è dentro di me.

 

 

 

sabato 18 febbraio 2006

Passaggio a Milano

Guido tranquillo sulla tangenziale ovest, il sole invernale che tramonta rosso davanti a me, attorno un fiume di macchine e camion che stanchi e stressati percorrono lentamente la loro strada verso casa. Rock FM passa il programma di Fabio Treves… un blues malinconico completa la scena tanto bene che con la mano destra apro la 24 ore, ne estraggo il pacchetto di sigarette, premo sull'accendisigari…  in barba al freddo e allo smog apro il finestrino, poi accendo la sigaretta e fumo placidamente.


 


 Questa città la odiavo, la trovavo ipertrofica, stressata, troppo veloce. Ora la trovo una piccola cittadina tranquilla, alla provincia del mondo. I vecchi palazzi milanesi, creature della speculazione degli anni '50 e '60, hanno un che di romantico nella luce della sera, mentre la voce di Fabio Treves, il suo accento spudoratamente meneghino, mi fa sentire a casa.


 


E' sorprendente quanto le opinioni possano cambiare con il punto di vista diverso, come la fuga sia spesso una preparazione dell'anima a vivere meglio nel luogo da cui scappava.


 


Ma è già tempo di andare… il mio posto non è ancora qui.