Guido tranquillo sulla tangenziale ovest, il sole invernale che tramonta rosso davanti a me, attorno un fiume di macchine e camion che stanchi e stressati percorrono lentamente la loro strada verso casa. Rock FM passa il programma di Fabio Treves… un blues malinconico completa la scena tanto bene che con la mano destra apro la 24 ore, ne estraggo il pacchetto di sigarette, premo sull'accendisigari… in barba al freddo e allo smog apro il finestrino, poi accendo la sigaretta e fumo placidamente.
Questa città la odiavo, la trovavo ipertrofica, stressata, troppo veloce. Ora la trovo una piccola cittadina tranquilla, alla provincia del mondo. I vecchi palazzi milanesi, creature della speculazione degli anni '50 e '60, hanno un che di romantico nella luce della sera, mentre la voce di Fabio Treves, il suo accento spudoratamente meneghino, mi fa sentire a casa.
E' sorprendente quanto le opinioni possano cambiare con il punto di vista diverso, come la fuga sia spesso una preparazione dell'anima a vivere meglio nel luogo da cui scappava.
Ma è già tempo di andare… il mio posto non è ancora qui.