lunedì 14 novembre 2005

Tempo Vincolato

Mi trovo in un'aula titanica, dai soffitti altissimi, le pareti ricoperte da antiche librerie polverose a più piani. Il pavimento, di mattonelle colorate e sbeccate, è liso da secoli di passi, ed è ingombro di banchi pesanti disposti ordinatamente per ospitare le decine di studenti, me e i miei compagni. Dalla cattedra sopraelevata parla una voce atona che non ascolto. E' la Gatti, la professoressa di filosofia priva di fantasia e rigida come un'asta di frassino, quella che assegna i punti in base non a ciò che si sa ma a quello che non si sa, quella che fa domande di nozionismo puro per testare la comprensione. Durante le sue lezioni, ho sempre fatto altro.

Quando la voce ha finito, gli studenti si ritrovano a sedersi insieme.
- A che punto sei per il compito di filosofia di domani? - mi chiede un compagno, il meno studioso.
- Pensavo di cominciare oggi pomeriggio - rispondo. Con la mia affermazione carica di sufficienza stupisco tutti.
- Ci sono più di 40 autori! - dice un'altra compagna - Non ce la puoi fare! -
Mi stringo nelle spalle: - Mi dichiarerò impreparato. Guardiamoci in faccia, ho di meglio da fare nella vita che studiare per settimane i suoi cazzo di 40 autori!
Ma non se ne sfugge così facilmente: chi non passa un compito deve sostenere un'interrogazione di recupero, e poi un'altra ancora fino a sapere la lezione sufficientemente bene. Nessuno, nemmeno nelle leggende, si è mai rifiutato a priori di studiare la materia e dichiarato soddisfatto di prendere zero, "tanto ho i voti alti nelle altre materie e me lo posso permettere". Non lo ammetto ma ho paura, perché ho le spalle al muro e non ne posso uscire. Il mio tempo sarà assorbito dal buco nero della filosofia intesa dalla Gatti, inutile e noiosa, e dall'angoscia del minimizzare lo studio per ottenere un voto che non mi faccia ripetere l'interrogazione. L'angoscia mi pesa addosso come una catena di ferro.

E' allora che mi sveglio, e mi accorgo che era un sogno. Sono laureato da due anni, cazzo. Non devo studiare. Non dovrò mai più sostenere un colloquio su una materia di cui non me ne potrebbe fregare di meno. Ho già dato il mio tempo, e ora sono libero, emancipato dalla scuola. Adesso sono io il padrone del mio tempo.


"Ho distrutto tutto il tempo
perché il tempo è solo mio

"[…] e ogni gabbia uccide un uomo
ma la rabbia fa resistere
e ha scolpito sulla pelle
che chi piange riderà

Sono il vento, sono libero
come il vento, senza fine
sono libero ah ah ah

E impa… rispetta la mia scelta
E impa… e impara

Libero libera, libero libera
Libero libera, libero libera

Sono libero


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Litfiba, Il Vento (1989)

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