Succede spesso, ultimamente. O meglio, lo faccio succedere. Vado a letto presto quando lei esce, e lascio il cellulare acceso, mandandole un messaggio quando è occupata. Risponderà. Svegliandomi.
Succede sempre così, e lo faccio succedere apposta. Perché mi prende in quell’attimo di sogno, strappandomi dal mondo astrale a quello reale, con il riff di “In a Gadda da Vida” che segnala un SMS. Apro gli occhi nel buio, una luce azzurra proiettata dal telefonino. So che è lei. Cerco a tentoni, schiaccio meccanicamente il bottone conosciuto, ed ecco che il testo compare.
Un testo scritto parte in inglese, parte in italiano, parte in sichuanese. Ed è sempre dolcissimo. E’ come non essere usciti dal sogno, ma esserci ancora. Anche se gli occhi si aprono a fatica il sorriso mi si apre completamente, fuori e dentro, ed è come se lei fosse con me, come se mi accarezzasse i capelli, come se mi sussurrasse nell’orecchio parole d’amore.
Rispondo meccanicamente… due parole in italiano, due in inglese, due in sichuanese… poso il cellulare sul comodino e scivolo di nuovo nel sogno, o forse non ne ero mai uscito. Da una parte o dall’altra, cerco sempre d’esserle vicino. Mi addormento di nuovo, felice e sicuro come un bambino nel grembo della madre. Risponderà ancora. E io la sto aspettando.
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