E’ la notte del 23 dicembre. Nel silenzio nella notte l’unico suono sono il mio respiro e il suo. Attorno a noi le pareti rosa nascoste dal buio, e una luce azzurra che filtra attraverso la tenda.
Giaccio supino, sconfitto e vittorioso allo stesso tempo. Non riesco più a muovere un muscolo, spossato, alla mercé della dèa che mi sovrasta sorridente e selvaggia. Non ho alcun desiderio di muovermi da lì.
Non c’è nulla che mi vada di fare, nessun pensiero che mi disturbi, nessun bisogno che mi solletichi. Tutto ciò che voglio è continuare a esistere in questo momento, crogiolarmi nella mia esistenza, senza che nulla cambi. Il mondo attorno a me è quasi un quadro da ammirare, ma che non mi coinvolge nel suo insieme. Sono spettatore dell’universo.
Il vino e l’amplesso sono stati la scossa che ha strappato il velo dell’illusione, ed ora è come se fossi nato ancora, fuori dal mondo di prima e dentro uno nuovo. Respiro a pieni polmoni l’aria del nuovo universo.
La sua mano mi accarezza il petto su e giù, scaldando quello che l’aria rinfresca. So che questa sensazione presto finirà, e questa consapevolezza è l’inizio della fine di un momento. Mi lascio andare, quasi attaccandomi a me stesso, ma senza speranza. E’ un momento fatto per finire. Non mi scoraggio, tuttavia, cadendo preda della paura e della nostalgia. So che il momento, così come è già venuto, tornerà ancora.
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