sabato 27 marzo 2010

Planet Caravan

Blue Sunset over Beixinqiao


Mancano quattro giorni alla partenza. Pechino ci regala miracolosamente un giorno di primavera. Usciamo per pranzo, dato che in cucina è rimasto ben poco per cucinare, e finiamo al Sandie Shui su Gulou Dajie, hot pot di costolette di maiale alla lijiangese che ci ricorda il nostro mini-viaggio di nozze nello Yunnan. Pechino il sabato a mezzogiorno è pigra, soprattutto quando esce il sole che illumina e intiepidisce un po'. Camminiamo fino all'Amilal per accordarci col proprietario sulla festa di domani, ma alle due non ha ancora aperto. Camminiamo tranquillamente verso casa godendoci la prima passeggiata di primavera, e forse l'ultima a Pechino. E' quasi un peccato andarsene ora che arriva la bella stagione, gli alberi rinverdiscono, e si può stare sulle terrazze dei bar a rilassarsi e far passare il pomeriggio.



Arriviamo a casa, una casa che per metà è già in viaggio. Il sole filtra giallo dalle finestre e illumina la polvere sbucata dal movimento di mobili e dalle finestre aperte. Diverse valigie sono sparse per le camere, il letto sfatto, i piatto da lavare, entrambi i laptop appoggiati sul tavolo, connessi a internet ed elettricità a turno. La mia Sita testa skype con i suoi, io lavo i patti ascoltando l'iPod, poi stacco i thangka dalle pareti e li preparo per il loro viaggio. Qualche amico viene a prendere quel che non riusciamo o non vale la pena spedire, e qualcosa che porterà a Milano per noi. La giornata è pigra e luminosa, la prossima partenza ci solletica lo stomaco, ma allo stesso tempo andarsene così, dopo quasi quattro anni, non è cosa semplice. La casa mezza vuota, le pareti prive di quadri mi ricordano quando sono arrivato qui, il 5 agosto di quattro anni fa. Quante cose sono successe in questa casa da allora. Ricordo quando Dandan veniva da pendolare e facevamo l'amore in ogni stanza, e tutto era nuovo, e non c'erano ancora i vicini ma gli operai. Ricordo suonare la chitarra, che ormai è a casa in Italia, e che non suono da troppo tempo. Ricordo il freddo, il caldo, il vento, la pioggia, e mille altre sensazioni provate in questo appartamento. Ricordo l'appartamento di Shanghai, prima di questo, e il trasloco dall'anno all'altro. Ricordo il trasloco da un appartamento all'altro a Shanghai. Ricordo le partenze dall'Italia, ogni volta senza certezze, ogni volta senza sapere quando sarei tornato, tra le lacrime di mia madre e l'imbarazzo confuso di mio padre. Ricordo mille viaggi, mille valigie, una vita che da molti anni, non è mai stata ferma.



E l'iPod passa una canzone, Planet Caravan dei Black Sabbath, anno 1970. E le sue note riassumono tanti anni della mia vita in movimento, anni passati, e forse anni futuri.



We sail through endless skies

stars shine like eyes

the black night sighs

 

The moon in silver trees

falls down in tears

light of the night

 

The earth, a purple blaze

of sapphire haze

in orbit always


While down below the trees

bathed in cool breeze

silver starlight breaks down the night


And so we pass on by the crimson eye

of great god Mars

as we travel the universe


Così cantava Ozzy nove anni prima della mia nascita, così suonavano Iommi, Butler e Ward in un'epoca ormai mitica, appartenente alla leggenda più che alla storia. E sono felice, perché questa è la vita che ho sempre sognato. Un altro viaggio comincia in quattro giorni, e io inseguo la Strada, come sempre, perché questa è la vita che ho scelto.


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