Mi sveglio con un raggio di sole brillante che filtra tra le tende della mia camera. Mi sento bene, riposato a volontà, senza fretta di alzarmi. La giornata sembra splendida. Con le braccia fuori dal piumone, non sento freddo. Il rumore incessante del cantiere vicino giunge attutito. La primavera è arrivata.
E per un attimo, mi compare nella mente il pensiero di casa mia in Italia. Da quanto tempo non vedo la primavera, l’estate a casa mia? Il ricordo delle pigre mattine, svegliato da un raggio brillante di sole e dal rumore attutito del tagliaerba nel condominio vicino. Il profumo del latte italiano e dei biscotti del Mulino Bianco. La pulizia in casa e nelle strade. L’aria pulita. Le ragazze del condominio, un tempo tutte innamorate di me, che ormai avranno raggiunto i diciott’anni. Il supermercato di quartiere che vende gelato. Il panettiere. Il parco pieno di pioppi e aceri. La mia macchina azzurra, e la campagna a dieci minuti di strade sgombre.
Che ci faccio qui, quando la vita altrove è così dolce? Ogni tanto casa mia mi manca. Ma poi, quando mi alzo dal letto, spalanco le tende e vedo quello che c’è fuori, me lo ricordo. In questo Paese così alieno, sono libero: casa mia è casa Mia, il mio lavoro mi mantiene, le mie parole hanno un peso, le mie decisioni un valore. Non è orgoglio, o ambizione fine a sé stessa. E’ un semplice rifiuto della gabbia dorata, in favore di un mondo tanto vasto quanto difficile e pericoloso. Ma la mia scelta è stata fatta, e anche se la malinconia dell’Italia ogni tanto torna a commuovermi, eccomi qui, pronto ad iniziare una nuova giornata.
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