domenica 12 ottobre 2008

Fuori dallo Stagno

2006-10 - Qinghai Lake - fdgorilla

Ho imparato a sognare, quando inizi a scoprire


che ogni sogno ti porta più in là


cavalcando aquiloni, oltre muri e confini


ho imparato a sognare da là”


Ho Imparato A Sognare, Negrita (XXX, 1997)




La vita stabile è una trappola per l'anima. Da troppo tempo sono invischiato in un mondo statico e prevedibile, e sebbene tale mondo paghi, permettendomi notevoli lussi e infinite possibilità di imparare dalla realtà, in qualche modo l'apprendimento è sempre posto in secondo piano – l'importante è fare, produrre, prendere, costruire. Ma come costruire, con mezzi limitati ed esperienza quasi nulla? E soprattutto, cosa costruire, senza un ricambio adeguato di idee alle spalle?




Una delle fregature delle realtà di questo tipo è che invischiano: non ne esci facilmente, per sopravvivere devi immergerti, e quando sei immerso non ne esci. Capisci come governare il tuo sistema e dimentichi come governare i sistemi diversi. Perdi fantasia. Io ero così: lavoro nel settore agroalimentare, casa, libri didattici di cucina e business, gran cene a casa e al ristorante, vendite, relazioni pubbliche, politica. Conosco molto del mio ambiente, mi ci muovo molto bene, ma non so quasi nulla di quello che c'è fuori.




Poi, mio padre ha avuto un infarto, e sebbene ne sia uscito benissimo, tutti i miei piani sono stati cambiati. Lascio Pechino, tra un anno torno a Milano. Tante cose cambiano.




Il cambiamento più inatteso, tuttavia, l'ho trovato nella mia fantasia. Tutto è cominciato dagli scarabocchi. Per anni, durante le telefonate, durante i meeting, durante le lezioni, ho scarabocchiato strane forme geometriche, insiemi di angoli acuti e curve, punte e cerchi, con tratti marcati e linee spesse, con poca somiglianza con la realtà. Ora, improvvisamente, disegno architetture indiane – archi, colonnati, tetti, case. I miei panorami sono giardini cinesi di pini contorti e ritti bambù, tutti ornati da foglie e aghi. Il mio tratto si è addolcito, ora compaiono ombre e linee sfumate.




Vedo la fine, so che la mia realtà contemporanea è destinata a morire, nel bene e nel male, e guardo oltre, tentando di immaginare il dopo. E nel dopo, nel cambiare delle mie prospettive, la mia fantasia si risveglia da un lungo sonno con progetti, piani, sogni, il mio cuore si agita dal desiderio di cose cui avevo rinunciato, che avevo dimenticato.




E in questa agitazione da novità, in mezzo tra la fine della mia realtà pechinese e l'inizio di quella milanese, ho concepito il piano – il Viaggio. Pechino – Kanyakumari via terra, con una selezionata compagnia d'amici fedeli. Ora studio geografia, storia, ascolto musica e leggo gli scritti di chi è stato là prima di me con uno spirito simile, da viaggiatore alla scoperta non solo del mondo ma anche di sé stesso e dell'umanità. Un viaggio epico come specchio della condizione dell'uomo che non ha paura di confrontarsi con sé stesso e il mondo.




La mia immaginazione è ravvivata, e improvvisamente è come se emergessi dal mio stagno e guardassi il sole, respirassi aria pura dopo anni di fiato tirato. Improvvisamente, e ancora una volta nella mia vita, sento di vivere in una realtà più grande e molto più interessante di quanto ricordassi. E di questo non so dire quanto sono felice.




Quando tutte le scuse, per giocare son buone


quando tutta la vita è una bella canzone


C’era chi era incapace a sognare e chi sognava già”


Ho Imparato A Sognare, Negrita (XXX, 1997)

1 commento:

  1. E' uno splendido post.
    Lasciati andare alla scoperta di te.
    Senza piani o progetti che non siano malleabili.
    Buona fortuna.

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