L'Anno che è passato doveva essere l'Anno dell'Abbandono dell'Individualismo. L'idea era fare tutte quelle cose che avrei voluto fare da giovane, e in particolare licenziarmi e fare un viaggio di 2-3 mesi da Pechino alla punta meridionale dell'India, prima di tornare in Italia, cercare un nuovo lavoro e diventare un serio padre di famiglia. Come avrete già capito, un po' tutti i piani sono falliti o sono stati messi da parte: non sono ancora in Italia, e quindi non sono passato per mezza Asia come speravo. L'evento chiave del mio Anno dell'Abbandono dell'Individualismo non c'è stato, né so con certezza se e quando ci sarà. In generale va detto che cose divertenti e spensierate ce ne sono state poche, ma in compenso casini tanti.
Il 2009, che si sperava portasse meno problemi del 2008, non è stato infatti all'altezza delle aspettative. I problemi del 2008 ci sono stati, più o meno uguali, ma questa volta una serie di eventi risolutivi li ha conclusi, nel bene e nel male. Anzitutto mi sono sposato: grande cambiamento, che ha chiuso un lungo periodo di riflessione e contrattazione con la mia Radha, che ora è la mia Sita. Il problema del mio lavoro che non mi soddisfaceva e non mi pagava si è risolto con uno spettacolare fallimento della società dove lavoravo, che mi ha lasciato a piedi da un giorno all'altro con sette mesi di stipendi non pagati e a capo di un ufficio con due persone che non venivano pagate da 5 mesi. Principalmente è stato questo a farmi abbandonare i miei piani di ritorno: il 5 di agosto, data prevista per la partenza da Pechino, invece di chiudere casa stavo rinnovando il mio contratto di affitto per un anno, sganciando tre mesi anticipati e interrogandomi su come fare a recuperare almeno una parte dei soldi che il mio ex capo mi doveva. Altri due fattori spingevano a non farmi ritornare: da un lato la crisi economica, che lasciava poche speranze di trovare lavoro in Italia dopo il Grande Viaggio (e che aveva fatto sì che quasi tutti i miei amici fossero costretti a disertare non solo il Viaggio, ma anche la cerimonia del mio matrimonio); dall'altro l'inaspettata morte della mia mentore e protettrice, colei che mi ha spedito in Cina e si era offerta di aiutarmi a tornare in Italia, a causa di una malattia tenuta a lungo nascosta a tutti tranne che ai suoi familiari. Nel mese di agosto, mentre dovevo essere su un treno verso i freschi altopiani tibetani, ero in realtà nella torrida e umida Pechino che collettivizzavo quel che rimaneva dell'azienda, vendendo il contenuto del magazzino e dell'ufficio, appellandomi ad amici e contatti d'affari per avere un aiuto, chiudendo i contratti d'affitto, pagando almeno parzialmente fornitori, dipendenti e me stesso, opera magna per fortuna ormai conclusa. Quanto al problema del visto, mentre a giugno ho ottenuto un visto tramite un truffatore professionista amico di un imprenditore corrotto amico di un funzionario dell'immigrazione di Chengdu, a novembre ho finalmente coronato il sogno di tre anni e mezzo e, certificato di matrimonio alla mano, ho ottenuto un visto di un anno multientrata senza magheggi né agenzie, in perfetta legalità, all'ufficio dell'immigrazione dietro casa. E' stato un anno di sorprese, nel bene e nel male, anche se quasi nulla è andato come doveva andare.
Ma in qualche modo il ritardo della mia partenza ha avuto un effetto importante: ha fatto maturare in me un desiderio incredibile di tornare a Milano, e di lasciare Pechino, cosa che non credevo possibile solo due anni fa. La mia Pechino, sebbene rispetto alle Olimpiadi sia migliorata, non è più la stessa e credo non lo sarà mai. Il capitalismo ha vinto anche qui: la parola d'ordine è sviluppo, nella testa della maggior parte delle persone ci sono solo lavoro-stipendio-macchina-appartamento di proprietà. Nessuno ha più tempo per sorridere, fermarsi a fare quattro chiacchiere con uno sconosciuto, sedersi su un muretto e mangiarsi un gelato per il puro piacere di mangiarsi un gelato. La Casa del Mio Spirito non è più qui – sono per certi versi triste nel vedere che nulla dura, ma anche sollevato dal fatto che sia arrivato a saturarmi di questo posto prima di andarmene. Mi mancherà, ne sono certo, qui ho passato alcuni degli anni migliori della mia vita, ma il passato non ritorna e il futuro è lì che aspetta e io devo rincorrerlo senza troppi rimpianti. Dov'è ora la Casa del Mio Spirito?
A Bali, guardando il mare dalla sommità della montagna di Munduk, ho avuto un'illuminazione. Quel che mi succede attorno, il luogo fisico in cui mi trovo, è importante solo finché influenza il luogo mentale in cui mi trovo. Con la mia Sita posso essere ovunque e felice, in barba a mille problemi professionali, economici, legali. Basta ridimensionare tali problemi e non lasciare che facciano paura e pesino sulla vita spirituale. Come recitava la canzone del nostro primo bacio, “If we stand here together, We can laugh at what we've done, All our time has been wasted, And there's nowhere left to run, There may be trouble up ahead, Will we be sleeping in our beds, Or will we arise to a new world?”
Mi resta una gran voglia di sfogarmi, una gran voglia di prendermi tempo e spendere i risparmi di anni di sbattimenti e girare il mondo, come avrei voluto fare anni fa, e come non potrò fare da padre di famiglia. Mi rimane poco tempo: un anno, forse, due, per giocare all'eroe e al vagabondo, e poi toccherà cambiare, prendersi le responsabilità dei vecchi e dei bambini, passare dal Kama di Krsna al Dharma di Rama.
Ho bisogno di un rito di passaggio, e il Grande Viaggio è proprio questo: rinunciarvi sarebbe un peccato eccessivo, un rimpianto insanabile. Continuo a concepirlo come lo spartiacque della mia giovinezza indipendente e della mia vita da marito e padre. Senza di quello, sarei un marito e un padre a metà, distratto a guardare indietro e immaginare quello che avrebbe potuto essere. Per ora la data indicativa è l'estate prossima, ma nulla è ancora certo.
Nel frattempo continuo a praticare molte arti: la cucina, la fotografia, la scrittura, leggo e studio molto. Non lascio che le distrazioni del capitalismo me le portino via. Sono sempre meno interessato al successo professionale e più preoccupato di conservare viva e desta la scintilla divina dentro di me, quella che mi rende umano e non un animale da alveare.
Cosa succederà l'anno prossimo? Che cosa mi aspetto di ottenere? Anzitutto abbandonerò Pechino, come dovevo fare nel 2008. Questa volte le cose sono meno nebulose, ho già una casa a Milano e non ho un lavoro che mi trattiene qui. Mi trasferirò con Dandan ed entrambi dovremo adattarci a una nuova realtà, completamente nuova per lei e stranamente nuova per me, che non vivo in Italia da quattro anni e mezzo. Quando me ne sono andato avevo 25 anni ed ero fresco di laurea, ora ne ho 30, ho 15kg in più, sono sposato e non vedo l'ora di fare bambini con mia moglie. Dovremo trovare un lavoro, diventare nuovamente indipendenti economicamente cercando di vendere il nostro lavoro e non noi stessi. Diventare necessariamente persone nuove, diverse, speriamo migliori. Trovare nuovi amici e recuperare quelli vecchi, che anche loro sono cambiati. Trovare nuovi equilibri nella nostra vita.
Questa cosa mi fa un po' paura, da un lato perché l'Italia è meno “semplice” da vivere che la Cina, dall'altro perché io sono scappato da questo luogo a cui non avrei mai voluto tornare, solo qualche anno fa. Ora ritorno in parte costretto da situazioni familiari, in parte attratto da un luogo che mi appare diverso da quello che conoscevo – io sono cambiato, e quindi perché Milano non dovrebbe essere diversa per una persona diversa? Vivendo all'altro capo del Mondo mi sono reso conto che, al di là del pessimismo, della provincialità, della superficialità, della decadenza politica e morale di questa città, qui c'è cultura, qui c'è uno zoccolo duro di persone provenienti da ogni parte del mondo che lavorano, e non lo fanno solo per i soldi ma per la dignità che il lavoro dà loro, per a libertà e l'indipendenza che ne ottengono, o semplicemente per l'amore che hanno per le loro creazioni. Non si può dire lo stesso di tanti altri luoghi su questa terra. Il bello di Milano sono le persone, immagino, e me ne sono reso conto pensando a tutti i miei amici che sono lì, e che non ho mai trovato qui. E' per le persone, per la mia famiglia e per i miei amici, che torno a Milano.
Il 2010 sarà l'anno della tigre, che porta solitamente grandi cambiamenti, soprattutto sociali. Francamente me lo auguro, aria di rivoluzione tira da un bel po'. Nell'anno della Tigre prosperano coloro che seguono il cambiamento e non vi si oppongono. Potrebbe sembrare difficile trovare equilibrio in un anno così, ma credo invece sia più facile perché le vecchie realtà scomode si possono abbattere con maggiore semplicità. Nel 2010 cavalcherò la mia Tigre, come Durga insegna, e raggiungerò i miei obiettivi materiali e spirituali.
L'anno che viene sarà l'Anno del Ritorno in Patria. Tornerò alle origini con il mio bagaglio di esperienze materiali e spirituali per affrontare vecchi demoni, domarli, e ripensare a me stesso. E poi? E poi il Grande Viaggio, dopo il quale nulla sarà mai più lo stesso.
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