"Nelle profondità del nostro inconscio c'è un bisogno ossessivo di un universo logico e coerente. Ma il vero universo è sempre un passo al di là della logica"
Muad'Dib, Dune
Una delle caratteristiche proprie dell'uomo è quella di cercare un ordine nel cosmo. In ogni tempo, in ogni luogo, in ogni classe sociale e ad ogni livello di cultura, gli uomini hanno tentato di trovare le ragioni degli avvenimenti, per unire in un filo logico gli eventi della vita. Il legame tra causa ed effetto, il perché delle cose.
Ma regolarmente gli eventi irrompono, in modo da dimostrarci i limiti delle risposte che ci siamo dati, o di quelle che abbiamo accettato da altri. L'universo ci mette davanti il nostro errore.
Il cancro è uno di questi casi. Ci sono tanti modi di morire, e a quasi tutti è facile dare una spiegazione. L'infarto capita per cattive abitudini alimentari e fisiche, e mancanza di prevenzione. Il tifo e l'epatite per scarsa igiene. La malaria per la malsanità dell'ambiente. L'alzheimer per l'età avanzata. La gente muore negli incidenti stradali, ferroviari, aerei, per errore di qualcuno o falle del sistema meccanico. Muore in guerra perché c'è qualcuno che la uccide.
Il cancro no: non si previene, è spesso impossibile da tenere sotto controllo, e se certi comportamenti ne aumentano la possibilità, non ci sono comportamenti che la escludono. Non c'è un tipo particolare di persone colpita dal cancro: può colpire chiunque, ovunque, in qualunque momento. Non è come la vecchiaia, che è una certezza; il cancro può anche non colpire mai, e tutti sperano sia così: e invece a volte colpisce, inaspettato, crudele, senza ragione apparente nella scelta della sua vittima. Come il cancro al pancreas, che si è portato via mia suocera.
Cinquantasei anni, vita sana, tranquilla. Mai fumato, mai bevuto, cibo con moderazione: poca carne, poco olio, tanta verdura fresca. Un lavoro da insegnante, quanto basta per non essere sedentaria ma al tempo stesso nemmeno schiava della frenesia moderna. Si faceva visitare spesso dal medico, attentissima ad ogni sintomo di un qualunque malessere. Persona buona, positiva, sempre pronta a dare agli altri e mai a chiedere. Da un po' aveva un mal di schiena molesto: all'inizio le avevano detto che era l'età, forse cattiva postura nel fare lavori di casa; poi invece le hanno detto che era cancro al pancreas. Così. Aveva fatto dei test per il cancro al seno e alle ossa due mesi prima, non le avevano trovato niente.
Quel giorno non è nemmeno tornata a casa, l'hanno tenuta all'ospedale. Una settimana dopo non camminava più. Una dozzina di giorni dopo la mente già si offusca, le parole escono a fatica dalle labbra. Si nutre con una flebo, il torace è pieno d'acqua. La malattia si è ormai diffusa alla milza, al fegato, ai polmoni. Sedici giorni dopo, senza nemmeno essersi resa conto di non avere più speranze, l'anima abbandona il corpo torturato.
Una causa convincente per l'effetto non si trova, io non la trovo. Non me la offre la scienza, non la religione, non la filosofia. E' capitato. Sono cose che capitano. Non a tutti, solo ad alcuni, ma non si sa mai quali, non si può prevedere. Sua madre ha 80 e passa anni, ed è sana come un pesce.
Sua figlia, 30 anni, che vive in Europa ed è tornata in Cina, lasciando il suo lavoro, per starle vicino, trova che sia ingiusto. Non c'è nessuna ragione perché sia capitato a sua madre, non se lo meritava. Non si dà pace, e fino all'ultimo, fino a quando ha visto i medici tentare di rianimarla, fino a quando uno di loro ha pronunciato il decesso, ha sperato che la madre guarisse. Sperava. Pregava. Atea, ha fatto voto di farsi cattolica se le fosse stato concesso un miracolo, ma niente. Cerca un senso in quanto è accaduto, ma non lo trova. Sua madre doveva venire in Europa l'anno prossimo, vedere un continente che da tanto tempo sognava. Aveva appena 56 anni. E' ingiusto.
Da parte mia, posso solo accettare l'insensatezza dell'universo, la fragilità della condizione umana. Morire è più facile di quanto ci illudiamo: tutti moriamo, ma raramente ci riesce di scegliere o prevedere il come e il quando. Il più delle volte la realtà lascia stupiti e insoddisfatti.
Forse un senso non c'è, o forse c'è, ma siamo noi a non trovarlo. E' un po' lo stesso, per quanto ci riguarda. Come sempre, come in ogni cosa, tocca a noi trovare le risposte, immaginare un senso nella nostra esistenza e in quella degli altri, accettando la nostra incapacità di rispondere in modo esauriente alla Domanda, cui nondimeno necessitiamo, tutti in quanto uomini, di dare una nostra Risposta, almeno temporanea. Finché l'universo tornerà nuovamente a dimostrarci i limiti della nostra comprensione umana.
Ma questi non sono che fatti, e l'ordine che sta dietro ad essi aspetta solo di essere immaginato da noi.


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