Il 2010 è stato l'Anno del Ritorno in Patria: il 1° aprile ho abbandonato la Cina, dopo 5 anni, e sono rientrato a Milano con moglie e averi. Sono tornato alle origini come volevo, ho una casa, ma purtroppo a gennaio 2011 sono ancora senza un lavoro: la crisi perdura e l'Italia invece di reagire, come suo solito, guarda e aspetta tempi migliori. Problemi economici per noi non ce ne sono, grazie al Cielo: io e mia moglie in questi mesi abbiamo imparato a vivere con più semplicità e ad apprezzare maggiormente le piccole cose; tuttavia un lavoro più o meno stabile è un requisito necessario ad essere un membro a pieno titolo di una società, a vivere il proprio tempo e non emarginarsi. Da questo punto di vista il successo del mio mettere radici è stato dimezzato – 8 mesi e non si è ancora indipendenti e inseriti.
In ogni caso il bilancio, se non perfetto, è comunque positivo: a Milano siamo e staremo, la sentiamo ormai come la nostra casa, e abbiamo rifiutato diverse opportunità di lavoro per Pechino, Shanghai, Hongkong, Roma. Non abbiamo intenzione di muoverci di qui, per ora. Le radici hanno attecchito bene.
A Milano ho riallacciato i rapporti con i vecchi amici che mi mancavano, e dopo un periodo iniziale dedicato a cercare di ricreare i bei tempi andati, ho anche metabolizzato il cambiamento avvenuto nelle persone e nelle relazioni durante la mia assenza, e ora sto rivalutando molta gente, con un occhio al futuro e non più a un passato che ormai non tornerà com'era.
Un effetto collaterale del mettere radici è stato da un lato un nuovo interesse per la mia Storia, quella del luogo in cui vivo e quella della mia famiglia. Ho così scoperto cose molto interessanti e acquisito una prospettiva nuova e più ampia su me stesso e la mia casa; dall'altro lato il mio amore per l'Asia si è un poco affievolito: inizialmente è stata un'insofferenza verso i cinesi, che me ne hanno combinate di ogni, ma poi un rifiuto di un'Asia idealizzata è cresciuto dentro di me, e ha avviato una riflessione non ancora conclusa sull'Oriente. In ogni caso il progetto del Grande Viaggio, quello prospettato già due anni fa e sempre rimandato, è naufragato: boicottato da mia moglie, dai miei genitori, dall'ambiente in cui vivo, e disertato anche dagli amici. Questo è il più grande dei miei rimpianti, l'unico forse, una cosa che avrei dovuto fare assolutamente nella mia vita ma non farò mai. Ci sono state scelte da fare, e io le ho fatte: cercherò come sempre di non guardare troppo al passato e portare avanti le mie decisioni con coerenza.
Quanto al grande rimpianto della mia adolescenza, il mio demone che ho dovuto affrontare al mio ritorno, la mia Daphne, è superato. In qualche modo l'ho affrontato: potevo affrontarlo meglio, ma sinceramente mi aspettavo molto peggio. Ho finalmente compreso che la sua assenza mi ha reso ciò che sono, e che se lei avesse detto anche solo una volta sì, oggi sarei una persona più sicura di sé stessa, ma anche meno sensibile, compassionevole, profonda, forte. Tutta la mia arte è nata da quel rifiuto, e quel rifiuto devo benedire a riprova che i fallimenti insegnano più delle vittorie.
Cosa mi aspetto dall'anno nuovo, a parte un lavoro, condizione materiale necessaria a crescere nella direzione che voglio? A un livello più spirituale, due eventi sono stati determinanti nel comprenderlo.
Il primo evento è accaduto poco prima di Natale, il 22 dicembre, quando ho avuto la fortuna di essere solo a lezione di yoga con il mio maestro, e invece di fare una normale lezione, ho deciso di porre una domanda: “Qual'è lo scopo dello yoga?”. Era più una curiosità che altro. Avrebbe potuto rispondere “Lo yoga è un tipo di ginnastica indiana il cui scopo è la tonificazione e il rilassamento del corpo”, e io sarei stato soddisfatto, il che la dice lunga sul mio livello di trascendenza ultimamente. E invece no, invece il maestro, che ho eletto seduta stante a mio guru, ha fatto un sospiro, ha detto “Non c'è una risposta unica... ” e poi ha speso l'ora seguente a farmi una panoramica comparata le varie scuole mistico-filosofiche di origine indiana, soffermandosi specialmente sui punti in cui tutte quante concordano e sui concetti fondamentali condivisi, il tutto in modo chiaro, lineare e semplice. Erano per lo più cose che già avevo letto o sentito, oppure che avevo intuito da me, cose che sapevo ma in modo confuso o parziale, o semplicemente che avevo dimenticato; però tutte queste cose insieme non le avevo sentite mai, mai ordinate in un sistema logico, mai spiegate e definite in maniera netta e chiara, mai “ripulite” dalla massa di tradizioni religiose da cui sono nate e che si portano dietro come bagaglio aggiuntivo ma non necessario. Per me è stato come guardare un disegno astratto complesso e improvvisamente capirlo, vedere quel che nasconde, quel che significa, in modo evidente e trasparente. E' stato un po' come aver unito i puntini di un disegno e capito il loro ordine. Un'ora dopo la mia domanda, l'universo era un luogo più ampio, logico e interessante di quanto immaginassi.
Il secondo evento è stato un paio di giorni fa, lo scoprire che tra i miei avi figura un tale Pietro Pisani, padre della nonna paterna di mia nonna paterna, quella che un bel giorno, a 98 anni e dopo 12 che pregava per la “grazia della morte”, nello scoprire che era sana come un pesce ha deciso di far da sé e dopo un mese di digiuno passato per lo più in preghiera e contemplazione, ha reso l'anima con lucidissima serenità. Pietro era detto el Magh o el Midigòn, ed era un guaritore, uno che curava le persone, anche a distanza alle volte, con pratiche che avevano più a che fare con quella che la gente definisce magia che con la moderna scienza medica. Ancora oggi nei pressi di Confienza sorge un'edicola da lui dedicata al beato Pacifico, dove chiedeva alla gente di fare libere offerte, perché lui non riceveva nessun compenso diretto per i suoi aiuti: infatti Pietro non era guaritore di professione, lui faceva il mugnaio. Non aveva studiato, non faceva parte di congreghe o associazioni, non era nemmeno in buoni rapporti col parroco del Paese, che vedeva la sua magia con sospetto. Pietro faceva il mugnaio e basta, e fare il mugnaio era quello che gli interessava; il midigòn era un'attività collaterale, fatta forse più per aiutare la gente che veniva a chiedere aiuto che per trarne qualcosa; era infatti persona burbera e sgarbata, come tutti i guaritori di quell'epoca, quasi gli scocciasse dover occuparsi di certe faccende. A lui interessava più fare il mugnaio.
Al termine della lezione di yoga, il mio guru mi ha fatto camminare con lui da un lato all'altro della stanza. Ci abbiamo messo una decina buona di minuti, passo dopo passo, mettendo attenzione in ogni minimo movimento del nostro corpo. “Non importa ciò che fai” mi ha detto “ma come lo fai, l'amore e la concentrazione che ci metti fa la differenza”.
Alla vigilia di Natale ho fatto il bollito. Ho scelto con gran cura la carne da metterci: polpa di manzo dalla cascina dei parenti di campagna, spalla di maiale dell'Esselunga, grugno di maiale del macellaio cinese di China Town, zampa di bovino del macellaio musulmano di piazza Tirana, coscia e ala di pollo del Bontà Più in via Lorenteggio. La preparazione del bollito è un rito. Prima di buttano nell'acqua cipolla, carota, sedano. Poi le ossa. Poi quando l'acqua bolle si aggiungono i pezzi di polpa, secondo il tempo di cottura necessario. Se il brodo rischia di uscire dalla pentola va tolto, ma tenuto. Se la carne rimane fuori dal brodo bisogna aggiungere quello che si è levato prima. Occorre dosare sapientemente sale, pepe, chiodi di garofano, alloro, rosmarino, salvia, prezzemolo. E' necessario seguire la cottura regolando la fiamma e mescolando ogni 15 minuti per almeno due ore. Il bollito è un rito.
Mentre lo preparavo, a un certo punto ho avvertito il profumo che usciva dalla pentola, e ho guardato stupito la testa di Ganesh che domina la cucina. Non era un bollito qualunque: era un bollito eccezionale, e quello che lo aveva reso eccezionale erano stati il mio amore e la mia concentrazione. Tutto è yoga, se fatto con il giusto atteggiamento.
Ci si può sentire vicini alla perfezione e in armonia con l'universo cucinando un piatto della festa per i nostri cari. Si può sentire la vibrazione della vita nel proprio corpo camminando lentamente da una parete all'altra di una stanza. Si possono ottenere poteri di guarigione macinando il grano in farina in un mulino.
Il 2011 è l'anno dello yoga in tutto. Dalle meditazioni più profonde alle attività più banali e mondane, voglio trovare il giusto atteggiamento per trascendere e progredire. Cominciando possibilmente trovando un lavoro, un lavoro qualunque. Quel che conta per me non è cosa, ma come lo svolgerò.
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