Nell’agosto del 2010 ero in Grecia settentrionale, in quella parte della penisola più vicina al mondo slavo e turco, fatta di montagne e valli isolate attraverso cui, nel corso dei millenni, talvolta è passata la Storia, e poi non si è fatta più vedere per secoli, lasciando come eredità un’atmosfera da luoghi dello spirito, da dipinto romantico, da limbo sospeso in eterno ricordo e meditazione.
Uno di questi luoghi è Kastoria. Non so, o non ricordo, perché ci siamo passati. Forse era semplicemente sulla mappa. Arrivarci non è stato facile: la strada ferrata all’alba del XXI° secolo non è ancora arrivata nel Nordovest greco, sulle montagne dell’Epiro e della Macedonia, e ci è toccato cambiare tre diversi autobus, arrancanti su stradine di montagna tutte curve e strapiombi. Kastoria è una città su un lago vulcanico: un vecchio cratere spento s’è riempito d’acqua, diventando un vasto stagno dove gli uccelli migratori si fermano in estate, e lasciando al suo centro un piccolo cono a emergere dalle acque, coperto di vegetazione boscosa. A unire il bosco al centro del lago con le sponde c’è una lingua di terra, su cui è sorta Kastoria. Il nome viene dai castori, allevati qui sin dall’antichità per le loro pellicce, e le famiglie mercantili locali hanno creato fortune trasportando questi beni di lusso, a dorso di mulo, verso i mercati più ricchi, sulle coste del mare. Le famiglie più facoltose hanno costruito grandi dimore, gareggiando tra loro per quella più sfarzosa ed elegante, ed ogni dimora è stata dotata di una cappella dedicata al nume tutelare della famiglia.
Poi, all’inizio del ‘900, la concorrenza ha affossato l’oro di Kastoria, e con le leggi restrittive della caccia la città è fallita. Gran parte delle famiglie mercantili se ne sono andate, e la città si è addormentata. Oggi rimangono, a memoria del passato, decine di splendide magioni in ogni stile architettonico, dalle case tradizionali con travi di legno a vista a ville art déco, troppo belle, troppo grandi, quasi sempre vuote, abbandonate, con i vetri rotti, i pavimenti sfondati, i giardini inselvatichiti. E le cappelle, alcune di esse medievali, bizantine, con i loro affreschi e le loro icone a sfondo dorato, a rappresentare un’ideale di immutabile eternità, una sfida contro il tempo e la sua tirannia.
Il B&B dove stiamo a Kastoria costa poco, pochissimo. Forse anche per questo ci siamo passati. Non ci aspettiamo granché, e invece alla fine di una stradina che scende tra vecchie case e alti pini, troviamo una villetta in stile liberty, splendidamente tenuta. I proprietari, Georgios e Xenia, gestiscono uno dei B&B più puliti, piacevoli e caratteristici che si siano mai visti. La casa l’hanno costruita i nonni di Georgios, lui di Kastoria, lei della costa orientale dell’Egeo, dall’altra parte della Grecia; come tante altre, la sua famiglia era stata vittima delle deportazioni di massa del XX° secolo, ed era stata trasferita dalle spiagge dell’antica Asia minore alle montagne della Macedonia. Poi la crisi, e la disoccupazione a Kastoria. E poi il fallimento dello Stato greco. Georgios e Xenia hanno deciso di trasformare la vecchia casa, troppo grande per loro e per il loro unico figlio, in albergo, e lo hanno fatto con la passione che solo chi ama il proprio lavoro ha.
Georgios non ce l’ha con i turchi, come gran parte dei suoi compatrioti; è laureato a Didimoticho e gran parte dei suoi compagni di studi erano turchi di nazionalità greca. E’ anzi sorprendentemente cosmopolita, e il suo odio casomai lo dirige verso le banche che hanno strangolato il suo Paese e la classe politica che lo ha permesso. Georgios e Xenia hanno invece molti amici laureati in Italia, e due di questi hanno un ristorante sul lungolago. Il locale si chiama Peran, come il quartiere degli stranieri di Istanbul, ed offre appunto cucina greca costantinopolitana. Lo chef e la manager hanno vissuto e studiato a Pisa e parlano un eccellente italiano; il cibo è divino, raffinato, da ristorante stellato. Non spendiamo mai più di 15 euro a testa. Il costo della vita, spiegano, qui è basso.
Partiti da Kastoria attraversiamo le valli della Macedonia che si allargano sino ad aprirsi nella piana di Salonicco, presso il mare, ma quel luogo tra i monti ci resta a lungo nel cuore. Tornati a Milano, trovo su Facebook una richiesta d’amicizia da parte di Georgios, con cui rimango in contatto a tutt’oggi. E’ grazie a lui e a sua moglie, a Youtube e ai loro Wall che scopro la musica contemporanea greca. Uno di questi nuovi gruppi folk mi colpisce, lo ascolto e riascolto. Poi, un anno dopo, con l’estate alle porte, mi rendo conto di quanto mi manchi la Grecia, e ordino via posta l’ultimo CD di quel gruppo.
E questo, insomma, è il modo in cui ho scoperto i Burgundy Grapes.
Ennesima conferma che la bellezza di una terra la fanno le persone che ci vivono...
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