venerdì 29 dicembre 2006

Beatitudine

Nirvrti
E’ la notte del 23 dicembre. Nel silenzio nella notte l’unico suono sono il mio respiro e il suo. Attorno a noi le pareti rosa nascoste dal buio, e una luce azzurra che filtra attraverso la tenda.

Giaccio supino, sconfitto e vittorioso allo stesso tempo. Non riesco più a muovere un muscolo, spossato, alla mercé della dèa che mi sovrasta sorridente e selvaggia. Non ho alcun desiderio di muovermi da lì.

Non c’è nulla che mi vada di fare, nessun pensiero che mi disturbi, nessun bisogno che mi solletichi. Tutto ciò che voglio è continuare a esistere in questo momento, crogiolarmi nella mia esistenza, senza che nulla cambi. Il mondo attorno a me è quasi un quadro da ammirare, ma che non mi coinvolge nel suo insieme. Sono spettatore dell’universo.

Il vino e l’amplesso sono stati la scossa che ha strappato il velo dell’illusione, ed ora è come se fossi nato ancora, fuori dal mondo di prima e dentro uno nuovo. Respiro a pieni polmoni l’aria del nuovo universo.

La sua mano mi accarezza il petto su e giù, scaldando quello che l’aria rinfresca. So che questa sensazione presto finirà, e questa consapevolezza è l’inizio della fine di un momento. Mi lascio andare, quasi attaccandomi a me stesso, ma senza speranza. E’ un momento fatto per finire. Non mi scoraggio, tuttavia, cadendo preda della paura e della nostalgia. So che il momento, così come è già venuto, tornerà ancora.

mercoledì 29 novembre 2006

Inverno

Hutong d'Inverno

La fragranza dell’aria gelida nella strada mi penetra le narici. E’ aria secca, tagliente, che porta l’odore sottile del carbone bruciato. Il carbone che tricicli cigolanti ancora portano di casa in casa, per alimentare le stufe negli hutong. La gente cammina veloce, pensando alla propria casa, e percorre ignara la strada grigia, mentre l’Oriente rosa si fonde al blu dell’Occidente. Nella luce della sera che allunga le ombre, vecchi alberi ormai spogli pare pieghino i rami, come vecchi stanchi il cui capo cade sul petto mentre scivolano nell’incoscienza del riposo. Per mesi dormiranno, prima d’esser destati dal tepore primaverile venuto a interrompere il loro sonno sereno.

Le luci della case si accendono, vecchie lampade dalla luce tremolante, insegne colorate per attirar clienti. Da un forno di metallo sbatacchiato dal vento giunge odore di yangrouchuan’r. Le mani intirizzite scostano pesanti strisce di plastica che separano la strada dal ristorante, e attendono il contatto d’una tazza di tè caldo, in cui fiori secchi di gelsomino riprendan vita, infondendo l’aria tiepida nella stanza del loro profumo.

venerdì 15 settembre 2006

Like the Sun and the Moon



Sole e Luna


We travel on our own paths, which run on different trails,

when one is in the East, the other’s in the West,

we switch then, again and again, constantly running one after the other.

Destiny has set unfair rules over us, but these very laws can

At times be bent, or better broken, and paths may cross, though for a precious while.

Sitting alone in the middle of another nowhere,

I am waiting for the time of the eclipse when,

the world clad in discrete darkness, we may be together again,

joined in an embrace which no one else knows, yet leaves everybody speechless.

sabato 12 agosto 2006

Sotto le lenzuola

Mani

Le tue mani così all'improvviso
Si sono fatte strada
Fuori e dentro di me.”

Con le mani, Zucchero


E’ un momento imprecisato della mattina, una luce grigia già filtra dalle tende nella camera rosa. Dal sonno vengo portato al dormiveglia dalle tue mani che scorrono sopra il mio corpo nudo, sotto le coperte. Le dita affusolate accarezzano il mio petto, le mie braccia, le mie cosce, il mio sesso. Le tue labbra calde sfiorano il mio collo, e il calore del tuo corpo vicino riscalda il mio. Con gli occhi ancora semichiusi, poso un bacio a caso, che cade sulla tua fronte. Respiro il profumo dei tuoi capelli.

Poi ricado nell’oblio senza tempo da cui mi avevi tratto.


Qual è il confine tra il sonno e la veglia, quale quello tra sogno e realtà?

venerdì 14 luglio 2006

Thinking of Her

Thinking of His One Gopi

“Now in that very garden, Love’s great shrine

Where once a tender Spouse found perfect bliss

Fulfilled exceedingly, your Madhava

Is meditating once again on you;

He day and night recites your dulcet name

As though it were a pearl-strung rosary

Of holy mantras. Still he longs and sighs

For the sweet rapture of your close embrace

And for the heart’s deep draught of ecstasy.”

From Chapter 5 of Gita-Govinda, by Jayadeva



That moment is gone… but it will come again. And even if I long for it, I know in my heart that time is no big divide for love, which is eternal. I am waiting, and in that wait, I think of her.



“[...] a fair time that cannot be forgotten; and because it will not be forgotten, that fair time may come again.”

Arthur, Excalibur (1981)

Svegliato da lei

Succede spesso, ultimamente. O meglio, lo faccio succedere. Vado a letto presto quando lei esce, e lascio il cellulare acceso, mandandole un messaggio quando è occupata. Risponderà. Svegliandomi.

Succede sempre così, e lo faccio succedere apposta. Perché mi prende in quell’attimo di sogno, strappandomi dal mondo astrale a quello reale, con il riff di “In a Gadda da Vida” che segnala un SMS. Apro gli occhi nel buio, una luce azzurra proiettata dal telefonino. So che è lei. Cerco a tentoni, schiaccio meccanicamente il bottone conosciuto, ed ecco che il testo compare.

Un testo scritto parte in inglese, parte in italiano, parte in sichuanese. Ed è sempre dolcissimo. E’ come non essere usciti dal sogno, ma esserci ancora. Anche se gli occhi si aprono a fatica il sorriso mi si apre completamente, fuori e dentro, ed è come se lei fosse con me, come se mi accarezzasse i capelli, come se mi sussurrasse nell’orecchio parole d’amore.

Rispondo meccanicamente… due parole in italiano, due in inglese, due in sichuanese… poso il cellulare sul comodino e scivolo di nuovo nel sogno, o forse non ne ero mai uscito. Da una parte o dall’altra, cerco sempre d’esserle vicino. Mi addormento di nuovo, felice e sicuro come un bambino nel grembo della madre. Risponderà ancora. E io la sto aspettando.

martedì 11 luglio 2006

Tuffo nel Vuoto

Mano nella mano
E’ come un tuffo. Veloce, e senza freni. I freni ce li avrei anche, ma non li sto tirando. Ci siamo conosciuti meno di due mesi fa, a maggio. Ci siamo baciati meno di un mese fa, a giugno. Adesso stiamo insieme. Ci amiamo. Stiamo programmando un futuro nella stessa città.


Il fatto è che non ci sono ragioni per frenare. Non ci sono momenti di noia, di dubbio, di assenza. Non si litiga, non ci si arrabbia, non ci si ingelosisce mai al punto di perdere la lucidità. Va tutto bene, come non è mai andato.


E questo mi fa paura da morire. Sono un uomo, e senza falsa modestia posso dire di essere un uomo che di donne, ultimamente, ne trova parecchie. Ma sono anche fedele, e quindi frustrato. Il punto è, che anche se mi si presentano occasioni a rotazione, mai nessuna è come lei. E così la mia fedeltà tutto sommato non mi pesa più di tanto.


Ma una relazione seria… trasferirsi in una città insieme… costruire qualcosa di solido, serio… un futuro programmato. Convivenza, casa, matrimonio, lavoro, figli… mi sto cagando addosso, come quando si cade nel vuoto.


Ma allo stesso tempo, so che è quello che voglio. Il salto nel vuoto lo sogno da sempre. Una storia che è solida e romantica allo stesso tempo. Una donna che è intelligente, bella e affidabile allo stesso tempo. E innamorata almeno quanto lo sono io. Amare senza dare fuori di testa, essere perennemente felici senza dover passare attraverso i momenti spiacevoli legati alle storie d’amore. E’ perfetto, è un sogno.


L’altra mattina mi sono svegliato, e mentre ero nel dormiveglia, quel momento in cui i sensi percepiscono la realtà ma la mente li legge ancora come le percezioni oniriche, ho sentito quel desiderio che talvolta sento, un’emozione che posso solo descrivere come il bisogno del neonato per la madre che non si vede. La sensazione più forte che si possa provare e ricordare. E lei era lì, davanti ai miei occhi, addormentata serenamente. L’ho abbracciata e l’ho svegliata con un bacio. Mi ha sorriso. E quella sensazione ha trovato pace dentro di me, come l’altra metà dell’uomo palla mi completasse.


L’altra notte, mentre facevamo l’amore, il velo della realtà si è quasi stracciato, come quella volta in Francia del Sud nel lontano 1999. Le mie sensazioni erano l’unica cosa ad esistere, in un universo a sé. Ogni distrazione era scomparsa, la mia concentrazione prossima al satori, ancora una volta.


Tutto sommato, non riesco ad immaginare nessun’altra con cui lo farei, quel salto nel vuoto. E sono tanto curioso di vedere cosa c’è oltre quel vuoto. La mia destinazione non cambia, rimane sempre l’oltre. Ma il viaggio forse non dovrò più farlo da solo.


Mano nella mano, oltre quello che conosciamo oggi.