Sono insoddisfatto. Un po’ per natura. Essere soddisfatti significa essere felici… ma la soddisfazione in un certo senso implica stasi, la morte della creatività e dell’immaginazione. Mi è capitato di essere soddisfatto in passato, completamente soddisfatto dico. In effetti ero felice, come non lo sono più stato da parecchi anni a questa parte. Spesso penso con malinconia a quei tempi, ma se non fossero finiti, ora sarei sempre fermo a quei giorni.
Non sarei andato in Cina, e nemmeno in India. Non avrei avuto tutte le ragazze che ho avuto dopo di Lei. Non avrei conosciuto la maggior parte dei miei amici attuali. Non mi sarei mai messo alla prova, e non avrei mai superato con le mie forze i problemi che mi sono trovato davanti. Se fossi ancora felice, sarei una persona peggiore.
“E' il prezzo che gli uomini hanno sempre pagato nell'ottenere un paradiso in questa vita: diventammo dei rammolliti, perdemmo la nostra tempra”
L’Inferno è libertà, caos, indeterminazione. E’ tutto ciò che non ricade nella norma, nel dogma, nella legge divina. E’ la fantasia.
La saggezza nasce dall’esperienza, la passione dal desiderio insoddisfatto, la pietà dal dolore, il riso dalla sorpresa. Chi cammina fuori dalle vie del Paradiso è una persona migliore. Fai un po’ di calcoli anche con la realtà: è la guerra vittoriosa del germanico contro il romano, del mongolo contro il cinese, del nomade contro il sedentario. E’ la rivoluzione del proletario contro il capitalista, o dell’oppresso contro il tiranno che vive nel suo palazzo dorato. E’ la guerra di chi vuol cambiare le cose contro chi ha paura. Non ce la facciamo proprio a stare fermi.
E’ una sensazione che ti viene addosso. Come una scossa elettrica lungo la spina dorsale e sotto i piedi, che ti scuote ogni volta che stai fermo. Che ti costringe a pensare, a dire, a fare, che ti fa sentire come uno squalo, un predatore sempre affamato che se smette di muoversi muore, per collasso polmonare. Per respirare, devi nuotare.
Sappiamo tutti, quelli nati con quest’inquietudine, che se ci fermiamo potremmo ricadere da un momento all’altro nella massa stagnante da cui siamo emersi a fatica, e perdere la strada che abbiamo a lungo calcato, prima di raggiungere il Paese che cercavamo. E allora, camminiamo sempre avanti.
“Folk down there really don't care, really don't care, don't care, really don't
Which, which way the pressure lies,
Muad'Dib, Dune, Frank Herbert
Quello che in effetti è innegabile è che la soddisfazione porti alla stasi. La soddisfazione, l’accontentarsi, l’accettazione sono in sé stesse un suicidio emotivo e intellettuale. Lo sapete anche voi, vero?
In questo momento sto lasciando il posto perfetto. Ben pagato, non eccessivamente pesante, interessante e dinamico, pieno di opportunità di incontrare persone e farsi conoscere, un buon rapporto con i colleghi e con il capo, un posto assicurato per anni e anni, con ottime possibilità di carriera …
Lascio tutto questo per l’ignoto. Sono pazzo, forse, anzi sicuramente, ma io me ne voglio andare. Non voglio vivere in questo paradiso. Ne sogno uno più grande, più bello, più mio. Se necessario, per trovarlo passerò dall’Inferno. Se necessario, lo creerò dall’Inferno stesso.
E’ il peccato di Lucifero: meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso. Come spesso accade, sottoscrivo pienamente con l’Angelo Caduto. Diciamocelo, Dio è noioso. I buoni sono noiosi. Pensaci: anche nella Divina Commedia la parte divertente è l’Inferno. Chi si ricorda Gassman leggere dell’Empireo?
L’Inferno è libertà, caos, indeterminazione. E’ tutto ciò che non ricade nella norma, nel dogma, nella legge divina. E’ la fantasia.
La saggezza nasce dall’esperienza, la passione dal desiderio insoddisfatto, la pietà dal dolore, il riso dalla sorpresa. Chi cammina fuori dalle vie del Paradiso è una persona migliore. Fai un po’ di calcoli anche con la realtà: è la guerra vittoriosa del germanico contro il romano, del mongolo contro il cinese, del nomade contro il sedentario. E’ la rivoluzione del proletario contro il capitalista, o dell’oppresso contro il tiranno che vive nel suo palazzo dorato. E’ la guerra di chi vuol cambiare le cose contro chi ha paura. Non ce la facciamo proprio a stare fermi.
E’ una sensazione che ti viene addosso. Come una scossa elettrica lungo la spina dorsale e sotto i piedi, che ti scuote ogni volta che stai fermo. Che ti costringe a pensare, a dire, a fare, che ti fa sentire come uno squalo, un predatore sempre affamato che se smette di muoversi muore, per collasso polmonare. Per respirare, devi nuotare.
Sappiamo tutti, quelli nati con quest’inquietudine, che se ci fermiamo potremmo ricadere da un momento all’altro nella massa stagnante da cui siamo emersi a fatica, e perdere la strada che abbiamo a lungo calcato, prima di raggiungere il Paese che cercavamo. E allora, camminiamo sempre avanti.
“Folk down there really don't care, really don't care, don't care, really don't
Which, which way the pressure lies,
So I've decided what I'm gonna do now.
So I'm packing my bags for the Misty Mountains
Where the spirits go now,
Over the hills where the spirits fly, ooh.
I really don't know."
So I'm packing my bags for the Misty Mountains
Where the spirits go now,
Over the hills where the spirits fly, ooh.
I really don't know."
la conosco bene la malinconia di cui parli... Anche io ho abbandonato il mio paradiso, ma se non lo avessi fatto non avrei imparato a conoscere le profondità oscure e inconfessabili del mio animo... Non so se adesso sono una persona migliore, sicuramente mi sono trasformata in un essere più complesso... forse crescerò ancora quando smetterò di sembrarmi pericolosa... what you have just written, is something that I had thought of before...
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