La gioventù di Milano è per me causa attiva di noia e seccatura. Ricchi, viziati, rigidi, sospettosi, tronfi e pieni di sé e dei propri preconcetti, privi di energia e costruttività. Il concerto dei Negrita, per quanto meraviglioso come solo Pau, Drigo e compagnia sanno renderlo, mi ha convinto di quanto io voglia in realtà lasciare questo Paese al suo destino per costruire la mia vita senza catene; di quanto io voglia abbandonare questa nave che affonda lentamente, imbarcando acqua da falle che nessuno vuol vedere o si cura di riparare. Non c'è speranza per chi si rifiuta di mettersi in gioco e tentare la fortuna. Annegheranno tutti in acque gelide, come la folla danzante del Titanic, opulenta e ingioiellata, cieca all'iceberg fatale verso cui inesorabilmente procede. Non sarò mai tra loro, perché m'imbarcherò su una scialuppa, solo e con un paio di remi, senza direzione, senza bussola né luci, ma con una speranza in tasca, che forse mi condurrà al mio porto, alla mia salvezza finale.
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