L'alcol mi scorre nelle vene, commisto al sangue, come benzina per il mio cuore che batte a un ritmo familiare e musicale. Nella luce intermittente del Rocket, colori accesi e visi giovani e allegri sfumano nelle percezioni annebbiate. Il mio corpo si muove spontaneamente, quasi senza sforzo, spinto dalla musica. Non c'è vergogna, non c'è pudore, non c'è impaccio, ma solo un flusso sonoro che mi attraversa le membra. Altri corpi nella calca strisciano contro il mio e mi eccitano. In questa nebbia, tutto ciò che supera la mia soglia di attenzione è bello, è gioioso, è familiare. In questo piccolo locale buio, in movimento, con corpi caldi contro il mio e un ritmo familiare, con una mente offuscata, mi sembra d'esser tornato nella sicurezza dell'utero materno.
Tutto sommato, sto bene, perché sono con degli amici, e non ho timore di nulla. Il Rocket è una delle parti di Milano che salverei. Ma è tempo di andare via.
Conosco dei ragazzi sul marciapiede, dopo la chiusura. L'alcol ha da tempo avuto la meglio sulla mia timidezza. Chiacchieriamo… una di loro è carina. Un altro abita a Parigi e sta facendo un Master. Mi chiedo se è l'alcol a renderli interessanti, o la mancanza di esso a rendermi diffidente verso un mondo che nasconde tante cose belle, a cercarle.
Prima di andarmene, ricordo di aver lasciato la sciarpa su una poltrona. Quando rietro nel locale, ormai silenzioso, vuoto e con tutte le luci accese, la mia sciarpa non c'è più. Con una strizzata di spalle, ne prendo un'altra, dimenticata da qualcuno al pari mio. Tanto a quest'ora non tornerà. E' una sciarpa bordeaux, morbida, con un buon odore di ragazza. E' un odore che mi fa stare bene, quando tengo la sciarpa davanti al naso.
Verso casa, la mente è stanca, ma il corpo e l'anima stanno bene. Ho trovato un po' di pace in un utero alcolico, e domani sarò pronto per rinascere. Oltre il sonno, il riposo e i sogni generati da fantasie irreali, c'è l'inizio di una nuova vita. Domani. Buonanotte.
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