La vedo camminare davanti a me. E’ lei, la riconosco. L’ho già vista nei miei sogni, e ora la incontro qui. La seguo, affrettando il mio passo dietro al suo, ma non le posso stare dietro tutta sera, se non si ferma.
La incontro ancora, due sere dopo, nello stesso luogo, e di nuovo mi sfugge, mentre gli impegni mi portano via da lei.
E la incontro, per la terza volta, stasera. Dopotutto, Shanghai è piccola.
Ma lei, la rossa che incontrato già nei miei sogni, non è una bensì due. E una di esse l’ho già conosciuta, sebbene per telefono, molte volte. E’ la prima volta che ci vediamo di persona.
Veste coloniale come me, e ha occhi neri come la brace. Un cancro di quelle terribili, con un carattere da tigre impossibile da domare. E’ spontanea, forse un po’ troppo per essere italiana, ma come molti cancro credo abbia una maschera per proteggere la sua irredimibile fragilità.
Mi incuriosisce. La inconterò ancora.
In questi giorni, sto fondendo i miei sogni con il mondo reale. Quale dei due sia il riflesso dell’altro, non lo posso dire, ma camminare in entrambi i mondi è davvero un’esperienza straordinaria.
Il futuro porterà novità.
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