giovedì 2 giugno 2005

Fiore vero

 Rosa Bianca


Passeggio nel giardino dell’hotel Ruijin. Immerso nel verde e nella calma, sembra che la Shanghai del 2000 sia lontanissima. Palazzi coloniali ammiccano tra gli alberi, nella luce del giorno che cala.

Tra italiani e cinesi eleganti che discutono d’affari e di facezie, mi capita l’incontro con Padmini, che porta il nome di un fiore. La conosco già, ma è la prima volta che ci parlo, ed è bello, La sua voce, i suoi modi, i suoi contenuti mi catturano, mentre i miei occhi si fissano nei suoi, neri e sottili, e il suo sorriso alleggerisce il mio cuore. 

Sa parlare questa ragazza, sa scherzare e si sa difendere da chi vorrebbe prenderla in giro, i soliti donnaioli italiani fatti con lo stampino. Ma non cede allo scherzo vuoto, e persegue un contenuto, e questo mi attrae in lei. 

Quando si è fatto buio, lei saluta. Mi avvicino, le prendo la mano nella mia e poso un bacio sul suo viso. Lei lo ricambia, e la dolcezza di quei baci confonde entrambi per un attimo. Si allontana nel buio, verso il suo lavoro di giornalista. 

Quando anch’io mi dirigo verso l’uscita, prendo una rosa bianca dalla composizione all’ingresso. E’ un fiore vero, profumato, cosa rara qui a Shanghai. Ed è proprio così che è andata, credo. In mezzo alla plastica e al nylon di cui questa città è fatta, stasera ho trovato un fiore vero. 

Ne sento ancora il profumo, il tocco vellutato dei suoi petali sul mio viso. Con una nuova speranza in questa città di vuote forme, tornerò alla mia casa, per dormire in attesa di un nuovo giorno.

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