Ci siamo incontrati un anno prima del nuovo millennio. Lei era bellissima, di un azzurro metallico che rifletteva i raggi del sole e della luna, e di tutte le luci della città e della campagna. Lucilla, l’ho chiamata, e da allora abbiamo percorso assieme mille strade.
Era con me, quando ancora maldestro correvo sulla vecchia strada tra Risceglie e Cisliano, fiancheggiata dai campi e dai fossi, che ora non esiste più. La parcheggiavo sotto il salice, e correvo da Chiara. Sui sedili pure azzurri, quante volte ci siamo baciati o abbiamo fatto l’amore.
Era con me, quando dopo pranzo facevo un salto in università e, con rock FM e il DJ Ariele a palla, passavo sulla circonvallazione e parcheggiavo in piazza Sraffa. Ricordo quella volta che la stavano portando via con il camioncino, e per un pelo l’ho salvata parlando con il vigile che la stava sequestrando!
Era con me, nelle lunghe notti caotiche di Milano, nel labirinto delle strade serpeggianti, saettando alla luce gialla dei semafori sotto lo sguardo insonne delle telecamere – Zona Ravizza, Paolo Sarpi, Baggio e Porta Romana. L’ho infilata nei posteggi più improbabili, e non ho mai avuto un problema a lasciarla lì, così piccola e docile al mio tocco. I nostri parcheggi erano leggendari, e la notte si tornava a casa stanchi entrambi, guidando lentamente per non forzare i sensi ottenebrati da fatica e alcool.
Era con me, sotto la neve, quando gli alberi crollavano come colossi morenti e le strade erano piste da pattinaggio, e gli unici luoghi caldi erano i kebab alla fine di San Gottardo. Sulle autostrade della Pianura Padano, tra i macelli di Carpi e i prosciuttifici di Langhirano, tra i caselli di Brescia e quelli di Piacenza. Sui colli di Parma come su quelli di Casale Monferrato.
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