lunedì 29 maggio 2006

Incontri inaspettati

I Parchi e i templi di Sardanfu
“E quando l'uomo è ito 20 giornate per ponente, com'io ò detto, l'uomo truova una provincia ch'è ancora de le confine de' Mangi, e à nome Sindafa. E la maestra città à nome Sardanfu, la quale fue anticamente grande città e nobile, e fuvi entro molto grande e ricco re; ella giròe intorno bene 20 miglie.

“E sappiate che per mezzo questa villa passa un grande fiume d'acqua dolce, ed è largo bene mezzo miglio, ove à molti pesci, e va fino al mare Aziano, e àvi bene da 80 a 100 miglie, e è chiamato Quinianfu. In su questo fiume àe grande quantità di città e di castella, e àvi tante navi ch'a pena si potrebbe credere, chi nol vedesse; e v'à tanta moltitudine di mercatanti che vanno súe e giuso, ch'è una grande meraviglia. E 'l fiume è sí largo che pare uno mare a vedere, e non fiume.

E dentro da la città su questo fiume è uno ponte tutto di pietre, e è lungo bene uno mezzo miglio e largo 8 passi. Su per lo ponte àe colonne di marmore che sostegnono la copritura del ponte; ché sappiate ch'egli è coperto di bella copritura, e tutto dipinto di belle storie. E àvi suso piú magioni, ove si tiene molta mercatantia ed arti; ma sí vi dico che quelle case sono di legno, che la sera si disfanno e la mattina si rifanno. E quiv'è lo camarlingo del Grande Sire, che riceve lo diritto de la mercatantia che si vende su quel ponte; e sí vi dico che 'l diritto di quello ponte vale l'anno bene 1.000 bisanti d'oro.”

Marco Polo, Il Milione

 

 

Capita ogni tanto di dover compiere una scelta veramente ardua… che più ci si pensa, e più non se ne viene a capo. E poi, in un momento, la soluzione arriva da sola, nel modo più inaspettato.

 

E’ quello che mi è successo a Chengdu, in Cina centrale, in quella conca circondata da colli e montagne, ai piedi dell’altopiano del Tibet, dove nasce il Chang Jiang e dove crescono le fitte foreste di bambù in cui si nasconde il panda.

 

Un viaggio non programmato e nemmeno tanto desiderato in una piccola città. La telefonata a un’amica di Shanghai che c’è nata, per avere il contatto di qualcuno che mi porti in giro la domenica a fare il turista, visto che lavoro da fare non ce n’è neanche a volerlo, e la solitudine del viaggiatore comincia a pesare. Un SMS, un nome cinese, un numero di telefono.

 

Un incontro nella hall di un albergo dove i commerciali come me vengono a cenare, soli come impone il loro lavoro. Una serata a chiacchierare con una bottiglia di Bacardi Freezer al lime in mano, all’aria aperta di una notte di primavera inoltrata. E poi una giornata a visitar parchi e templi, e raccontar storie di monaci e imperatrici. Una cena in un ristorante di deliziose specialità della cucina locale. Un viaggio in risciò fino ai piedi della statua colossale di Mao Zedong che domina Piazza del Popolo. Un film hollywoodiano in inglese, con sottotitoli in cinese. E il giorno seguente un volo rimandato di proposito e un’altra cena in un ristorante italiano, e poi una lunga passeggiata per le strade della città.

 

Ed ecco la risposta, che chiude un problema che sembrava grande e ne apre uno più grosso. Perché io la mattina dopo lascio la città, e non so quando tornerò. Il mio viaggio continua, a malincuore, e non so quando la mia strada passerà ancora di qui, dove il mio cuore rimane. A Chengdu, dove il sole tramonta tardi, e l’alba non arriva mai in anticipo, forse per non disturbare il sonno del panda, o forse per donare un po’ di tempo in più agli innamorati.

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