mercoledì 16 febbraio 2005

Dolore

Mi colpisce con un pugnale, affondandolo nel mio petto, penetrando la carne, crudele, fino a raggiungere il cuore. E' un colpo improvviso, preciso, nel punto più debole al suo acciaio.

La vista mi si annebbia, e l'immagine del suo bel viso s'offusca… perché mi colpisce? Perché lo fa in questo modo? Lo fa coscientemente o per noncuranza? O piuttosto sono io, dubito, ad averle messo in mano l'arma, e ad averla tratta verso di me, perché il ferro mi straziasse senza incontrare difesa alcuna?

Provo dolore? Piange, urla il mio cuore, mentre la lama lo penetra, o piuttosto attende impassibile il supplizio senza un gemito, un rimpianto? Se provasse dolore, saprebbe forse d'esser vivo. Lo è, o forse finge d'esserlo, desiderando d'esser ciò che non è più, per stanchezza, disillusione, spossatezza?

Da quando la conosco, ho troppe domande cui non so dare risposta. Le mie certezze svaniscono, con la mia lucidità, e rimane solo quel fremito, a tratti dolce, a tratti amaro. In quel fremito, si trova la risposta ad ogni domanda, la soluzione al grande enigma.

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