Oggi la donna che amo è triste.
Il suo viso è di una bellezza dolorosa,
la cui vista ferisce il cuore come uno stiletto,
la cui lama fredda e sottile mi penetra il petto
paralizzandomi, impedendomi
di distogliere lo sguardo da quegli occhi scuri,
persi nel vuoto a contemplare turbinosi pensieri.
Il suo animo è turbato dall’andamento della Grande Ruota,
o forse dalla sua incapacità di determinare la trama del velo,
l’Illusione in cui ci muoviamo mossi da percezioni strane e volontà tradite.
Vorrei essere il buio, per acquietare il suo animo melanconico,
per accarezzarla e avvolgerla nelle mie tenebre
e in esse cullarla, portandole l’oblio che ogni cura cancella.
E vorrei essere acqua, piovere dal cielo
e
lavare il suo spirito, cancellare ogni segno doloroso
dalla sua memoria, perché si risvegli nuovamente vergine
a meravigliarsi del mondo come chi
del pianto non ha mai avuto paura.
E vorrei infine esser la terra,
per accogliere il suo corpo stanco,
e con le mie lacrime dar linfa a piante, edere
che da me sorgendo la coprano, proteggano
la pelle chiara e le membra sottili così che
nulla possa turbare il suo sonno, i suoi sogni.
Vorrei essere il buio, la pioggia, la terra,
ma sono solo un uomo, e nulla di più.
Eppure, se per lei potessi essere ciò che lei è per me
il sole, la luna, le stelle
e tutto ciò che il cielo circonda e contiene
allora non m’importerebbe più sapere chi sono
E mi accontenterei di essere.
Nessun commento:
Posta un commento