Svegliarsi dopo una notte di alcol, giochi e risate. Una notte di flirt andati in bianco e di scherzi andati tutti a buon fine. Una notte senza pensieri dall’altra parte del mondo.
Accanto a me, sul pavimento, un amico italiano, e un altro nella camera accanto. Il quarto arriverà più tardi.
Con calma sonnolenta, si chiacchiera del più e del meno, si raccontano storie e aneddoti, si discute di storia ed etica nella dolce lingua madre. E si cucina un brunch, di gran lunga uno dei pasti migliori consumati qui da molti mesi: frittata con patate, bresaola con limone ed erba cipollina, grissini, brie, mozzarella e pomodoro in insalata, caffè, succo d’arancia, yakult. Il culmine del piacere arriva con la sigaretta al sole pigro di un giorno variabile, che illumina le colline lussureggianti e i palazzi grigi di Guangzhou.
E’ una giornata di pace come non ne passavo da tanto tempo. Siamo tutti viaggiatori, metà di noi sono di passaggio. E di passaggio sono le nostre emozioni diverse e forse complementari. Ma in questo momento, non esistono passato o futuro rilevanti, solo tranquillità.
Sbadiglio, guardando dal balcone le finestre silenziose dei palazzi, mentre alle mie spalle canta la voce vellutata di Norah Jones. Aspirando dalla sigaretta, mi stiracchio. Oggi sono un po’ a casa. Domani non sarò più qui, ma in fondo me ne importa molto poco, perché ho imparato a giocare con il tempo, e non mi fanno paura né attimo né eternità.
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