martedì 20 settembre 2005

Immoralità

 


“Se rifiuterai una sensazione senza ben distinguere fra ciò ch'è dovuto a opinione, ciò
che attende conferma, ciò ch'è presente con evidenza in base a sensazione o ad
affezione o a un qualunque atto di intuizione rappresentativa della mente, finirai col
confondere anche le altre sensazioni con opinione vana, e non riuscirai più ad usare
alcun criterio di giudizio. E se nelle nozioni fondate sull'opinione tu farai valere
ugualmente sia ciò che attende conferma sia ciò che non riceve conferma, non potrai
sfuggire all'errore, perché non ti sarai liberato assolutamente dall'ambiguità nel
giudizio circa la verità o falsità di una conoscenza.”


 Epicuro


 


E’ bella, bellissima. Elegante, in un completo nero con giacca, sandali neri con tacco
alto che ne mettono in luce i piedi perfetti, le gambe ben tornite. Capelli scuri e
profumati. Seni sodi e pieni e vita sottile e vellutata. Labbra carnose morbide oltre
ogni immaginazione. Occhi scuri e bugiardi.


Mi mente, lo so. Anch’io le mento spudoratamente. Non c’è sincerità nella nostra
conversazione. Ma io mento meglio, credo, perché lei è a disagio. I suoi tabù la
bloccano.


Mi racconta di chiamarsi Aiyun, Nuvola d’Amore. Ha 22 anni e viene da Changsha,
nello Hunan, o Hulan, come lo pronuncia lei. L’accento è quello. Sua nonna è malata e
lei è venuta quattro giorni fa a Shenzhen per tirar su soldi. Faceva la maestra
elementare prima. Fa massaggi al Best Western, ma questa, mi giura, è la prima volta
che fa l’amore con qualcuno che non è il suo ragazzo, l’unico che ha avuto, oltre due
anni fa. Lo fa troppo bene, per essere la prima volta.


“Mi hai detto che non hai moglie né fidanzata. Potrei essere io tua moglie” mi propone
“Potrei venire con te e Shanghai e andremmo insieme a divertirci”


“Certo” le rispondo ridendo “Quando tornerò a Shenzhen ci sposeremo”


“Ma non voglio vivere a Shanghai” puntualizza “preferisco stare nel Sud”


“Va bene” rido ancora “Staremo dove vuoi tu. Shanghai non piace nemmeno a me”


“Chiamami la prossima volta che sarai a Shenzhen, così staremo assieme”


“Lo farò certamente” le dico.


So che non c'è nulla di vero nelle sue parole, e la sua tensione lo rende lampante. Oggi
non ha mangiato, mi dice. Mi racconta che dei soldi che prende, la metà va al suo
pappone, il manager dell’albergo. Ma mi lascia il suo numero di cellulare, in modo da
bypassarlo la prossima volta che capito da queste parti. Le lascio il mio biglietto da
visita: tanto il numero di cellulare è quello di lavoro, rubato due settimane fa
all’aeroporto di Hongqiao.


E’ stupenda e fa l’amore in modo favoloso, poi mi massaggia sciogliendo
completamente ogni mia parte del corpo. Ma è bugiarda, e io sono bugiardo con lei.
Questo rapporto, così superficiale, mi dà una punta di disgusto. Rifletto su come i
rapporti umani siano spesso basati sulla malafede e la mancanza di trasparenza. Su
come l’amore, quel sentimento disinteressato, venga raramente raggiunto in qualsiasi
rapporto. Tocco il fondo dello squallore per imparare ad evitarlo. E in questo modo
cresco, grazie a una puttana.


E in qualche modo le voglio bene, per quello che fa, perché mi insegna una lezione.
Provo pena per lei, e per il modo in cui si degrada sistematicamente per denaro. E
provo paura per il mio degrado, perché come ogni cosa che fa male rischia di divenire
vizio. Ma questo è il rischio di esser tantrista, e lo accetto volentieri. Ridere del
pregiudizio e della paura, e toccare con mano il male, saperlo riconoscere e dominare
a volontà. Danzar coi propri demoni e guidare la danza.


Quant’è difficile la vita, ma quanto è bella. Mi sento libero come il vento, perché il mio
libero arbitrio esiste ancora, e ignora i limiti della moralità. In qualche modo,
trascendo. E questo, se non felice, mi rende fiero di non aver mai rinunciato alla mia
anima.


 


“Scivolando sopra i tabù


senza patria e senza tribù”


Negrita, Indie (Paradisi per Illusi)


 

1 commento:

  1. Fantastico racconto bravo d' avvero e sono contento che ti abbia fatto capire molte cose!

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