lunedì 17 gennaio 2005

Sigaretta

In una discoteca, gente malvestita balla. Hanno speso un sacco di soldi per i loro vestiti firmati, beninteso, ma ciò non toglie che siano vestiti da cani. Ragazze con gambe tozze portano minigonna, calze nere e scarpe rosa pastello senza tacco. Altre, con il culo basso, portano jeans attillati che scoprono la base di una schiena ben poco sexy. Altre ancora, graziate da bell'aspetto, nondimeno si scuotono come ciocchi di legno colorati con trucchi e tinte fuori luogo, al suono di una musica ridondante ed eccessivamente semplice nella sua ossessiva ripetitività.

Ma ciò che più mi infastidisce è l'odore. Odore di profumi e lucidalabbra, odore di pelle lucidata con colori chimici, odore di sudore misto a bagnoschiuma. Non c'è nulla che copra tutto ciò, manca un odore fondamentale, nella sua familiarità confortante. Infatti, il ministro ha vietato a tutti il consumo di tabacco, e nessuno ne fa uso in questo posto. L'aria, priva di fumo, è intrisa degli odori di questa sconfortante umanità prigioniera dei propri schemi mentali troppo stretti.

E' allora che, in un atto di ribellione, io e la mia amica Giulia ci sediamo in un angolo, presso una delle ampie tende scure. Ragazzi di vent'anni o poco più ci ballano attorno, ignari. Prendo una ciotola di vetro contenete una candela e la spengo - abbiamo il nostro contenitore. Con nonchalance, estraggo il pacchetto e ne estraggo una sigaretta. Giulia me la prende di mano e se la infila in bocca. La mia mano le porge la fiamma. La sigaretta brilla rossa e gioiosa al suo respiro avido.

Sembra d'esser tornati al liceo. Furtivamente, Giulia nasconde l'oggetto col suo corpo, le spalle alla sala, mentre io le faccio da palo avvertendola del passaggio di qualche buttafuori o cameriera. Quando è a metà, la sigaretta passa nelle mie mani, quindi alle mie labbra.

Respiro con forza e faccio penetrare il fumo fino in fondo ai polmoni. Stasera ha un sapore diverso, come del buon vino bevuto nel bicchiere giusto che sappia valorizzare appieno le sue qualità. Sono felice mentre tiro, e addirittura non nascondo la mano, audace e strafottente, osservando sicuro di me stesso la gente che balla e non ci nota.

Infine, il mozzicone viene spento dentro il portacandela. Io e Giulia ci guardiamo sorridendo, come chi ha violato una regola stupida e l'ha fatta franca. Come i banditi eroici che sfuggono alla polizia.

"Ne fumiamo un'altra?"
"Va bene!"

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