Avete mai fatto caso al fatto che le persone più sensibili di solito sono anche quelle che soffrono o hanno sofferto di più? Io ci ho fatto caso qualche tempo fa: la sensibilità si apprende attraverso il dolore, e solo imparando a conoscere il proprio dolore si può capire il dolore degli altri.
A me piacciono molto le persone sensibili, e di solito le persone sensibili sono quelle che mi apprezzano di più perché sanno andare oltre la mia fredda apparenza di rigido intellettuale. E' per questo motivo che, per tanti anni, sono sempre finito con persone sulla soglia della depressione.
Le persone depresse spesso sono sensibili perché il dolore ce l'hanno addosso tutti i giorni, e tranne nei rari casi in cui sono totalmente concentrati su sé stessi e non vedono altro, solitamente individuano al volo una persona sensibile come loro e disposta a farsi carico di una parte del loro angst esistenziale. Che noia… le persone depresse spesso sono vampiri emozionali, ti risucchiano tutta l'energia che dai e ne restituiscono sempre meno di quella che prendono. La parte peggiore viene quando scaricano i propri sensi di colpa su di te… ho smesso di frequentare persone depresse, a meno che non offrano grandi possibilità di ripresa a breve termine. Davvero non sopporto i ricatti morali e il senso di colpa usato come strumento contro gli altri, è molto meschino.
Più che altro, mi sono reso conto dell'esistenza di una categoria di persone del tutto eccezionali, ovvero coloro che sono stati in depressione ma ne sono usciti. Queste persone hanno la stessa sensibilità dei depressi, ma godono di una lucidità e di una forza d'animo che raramente si riscontra in persone che non sono passate così vicino al dolore e alla morte. Io ci sono stato verso i 12 anni, in un periodo in cui accarezzavo l'idea della morte come sollievo alla totale mancanza di una qualsivoglia relazione positiva con un mio simile umano. Non sono mai arrivato al suicidio per paura, credo…
" …for the fear of something after death, the undiscover'd country from whose bourns no traveller returns, puzzles the will, and makes us rather bear those ills we have, than fly to others that we know not of"
Un giorno però ho conosciuto una ragazza che era andata oltre le mie esperienze, e aveva alle spalle ben due tentativi di togliersi la vita, nella sua adolescenza (15-16 anni). La prima volta, con dei sonniferi, aveva sbagliato la dose ed era rimasta incosciente per tre giorni. La seconda s'era piantata un coltello nel petto - e ancora ne porta la cicatrice - ma non aveva avuto il coraggio di premere fino al cuore, e si era fermata allo sterno.
Era di gran lunga la ragazza più forte che avessi mai conosciuto. Per questo m'ero innamorato follemente di lei. Non perché fosse carina o intelligente o dolce o creativa… perché la sua disciplina, il fuoco che aveva negli occhi, mi faceva tremare, perché io volevo diventare forte come lei, perché non avevo mai paura di ferirla. Credo sia stata l'unica volta in vita mia in cui, per tutta la lunghezza di una relazione, non sentivo di dover pesare le mie parole e le mie azioni per tema di incrinare il nostro rapporto. Era una persona che era stata sulla soglia della morte, ed era tornata indietro da sola, con le proprie forze. Conosceva il dolore come il palmo della propria mano, ma non era disposta a indulgere mai nell'autocommiserazione o nella melanconia.
Così forte e così sensibile… e ora sperduta dall'altra parte del mondo. Mi chiedo se la rivedrò mai più. L'altro giorno, ho tolto l'anello che ci eravamo scambiati. E' tempo di abbandonare il passato e cominciare una nuova vita, e mi piacerebbe tanto cominciarla con la ragazza che ora amo. Ma mi chiedo se conoscerò mai più una persona come lei… il fuoco dei suoi occhi, io lo porterò sempre nel cuore.
Tutti in un modo o nell'altro credono, in un periodo della loro vita, che la morte sia una liberazione e di norma coloro che riescono a liberarsi di questo pensiero escono più forti dalle loro esperienze negative.
RispondiEliminaanche io pensavo questo, ma non sono mai stato così vicino a farlo, forse per paura, forse perchè in quei momenti mi avvicinavo ancora di più a quelle persone che, in un modo o nell'altro, non pensavano a ciò. forse queste persone erano superficiali ma mi permettevano di dimenticare per un pò di tempo l'amaro sapore della vita, che sempre e per tutti porta dispiaceri e dolore... provare ad accettarlo e diventare più forti potrebbe essere una rivincita contro questa vita infernale che ci affligge.
per questo quando qualcuno si da per vinto lo esorto ad andare avanti, fortunatamente ora ho trovato un gruppo di amici coi quali questo comportamento non è necessario e dai quali stò imparando molto. spero solo che ciò continui.