"Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d'eletta cultura, d'eleganza e di arte."
Gabriele D'Annunzio, il Piacere
Cos'è l'ambizione? Mi hanno chiesto poco tempo fa ad un colloquio di lavoro. Risoluto, ho risposto che l'ambizione è porsi degli obiettivi al di là dei propri limiti conosciuti, per poterli superare. Una faccia della trascendenza, se vuoi. Ma non è solo questo.
Oggi, mentre attendevo i risultati delle selezioni per partire verso la Cina, dentro di me rimuginavo sul senso di tutto ciò che faccio, e allora ho avuto un'epifania. L'ambizione è anche emergere dalle masse. Distinguersi, primeggiare, elevarsi.
L'Uomo sogna di volare
E scrive sui muri: "noi siamo tutti uguali"
Ma prega nel buio: "... la sorte del più debole...
Non tocchi mai a me..."
E' perfettamente umano provare piacere nell'essere migliore degli altri. Non per crudeltà o una qualsiasi emozione negativa, ma per il semplice fatto che è prova che noi ci siamo migliorati, ci siamo evoluti, e non dobbiamo avere paura di fallire, perché abbiamo davanti agli occhi le conferme del nostro valore. E' l'esistenza di un termine di paragone, naturalmente, che ci rende migliori… come il bianco non esiste senza il nero, e l'asciutto senza il bagnato, così chi vince non esiste se non c'è chi perde.
Il che non esclude la compassione per chi tenta di crescere, ma senza successo. Anzi, è gratificante poter aiutare gli altri nel migliorare, e vedere l'alunno che supera il maestro. Non c'è negatività, ma costruttività.
Sarà forse l'origine delle mie famiglie, proprietari terrieri che dominavano schiere di contadini e serve, che forse ha influito sulla mia educazione infantile. Ma più ci penso, e più trovo la chiave di lettura delle mie scelte: la passione per i Manowar alle medie, l'ideale romantico del nobile cavaliere, l'anticonformismo a tutti i costi, l'emozione di vivere in Cina, in un paese che giustifica moralmente le differenze di status e anzi fonda la propria cultura sull'assenza di qualsiasi tipo di uguaglianza e parità, senza per questo essere aberrante.
Sta di fatto che è tutta la vita che cerco di essere diverso e migliore dalla massa, distinguere me stesso per essere unico ed insostituibile. Nella metropolitana milanese, grigio luogo di appiattimento sociale verso il basso, pensavo:
"Che sia perché ho un ufficio all'ultimo piano di un grattacielo, o perché ho una cazzo di pistola in mano, io voglio che il prossimo si stampi in mente il mio viso e non provi mai a considerarmi parte del gregge, della mandria alla quale appartiene. Piuttosto che invecchiare e vegetare in mezzo a voi, se non posso sfruttare il sistema preferisco ribellarmi e distruggerlo, a costo di farmi ammazzare. Non mi avrete mai"
Io sono l'ambizione di Jack. Io voglio essere Tyler Durden. Oggi un po' lo sono, perché tra un mese parto per Shanghai, come espatriato, insieme ai miei amici. Per la Cina, dove sarò sempre straniero, un diavolo dalla faccia da cane, dai canini aguzzi, e dagli occhi color della giada, dotato di un fascino alieno e saturnino nella mia diversità incolmabile.
Non mi adatterò mai a vivere tra i pashu, le pecore. Sarò cane, oppure sarò lupo. E oggi lo urlo al mondo e alla sua omologazione, al suo spirito di rinuncia, al suo rifiuto di lottare e di sbattere la testa cento volte contro gli ostacoli fino a buttarli giù, contro chi si nasconde nella sicurezza del gruppo e spera che nessun occhio lo noti, contro chi ha paura del futuro e dell'incertezza, contro chi preferisce un mondo prevedibile e sicuro, in cui tutti siano uguali e l'inetto riceva quanto l'abile così nessuno avrà paura di doversi impegnare in qualcosa. Contro chi manca di vitalità e volontà. Contro il mondo delle pecore, di cui oggi non faccio parte.
Andate a fare in culo, non mi avrete mai.
"Andiamo in India, lì dove la primavera è eterna, dove la terra non ha che fiori, dove l'uomo può condurre una vita principesca, senza che ci si perda in critiche come nei paesi sciocchi dove si vuole realizzare la piatta chimera dell'uguaglianza. Andiamo nella contrada dove si vive in mezzo a un popolo di schiavi, dove il sole illumina sempre un palazzo che resta bianco, dove si seminano profumi nell'aria, dove gli uccelli cantano l'amore, e dove si muore quando non si può amare… "
"E dove si muore insieme!"
Honoré de Balzac, La fanciulla dagli occhi d'oro
ma il nome krsna deriva da quei tizi pelati vestiti di aranzione che spesso si vedevano in giro a cantare a professare l'amore?
RispondiEliminaKrsna in sanscrito significa Nero, Oscuro. E' il nome di un celeberrimo Avatara di Visnu. Un saluto!
RispondiEliminaE bravo Antares, coltissimo come sempre! Aggiungo che Krsna (Krishna) è l'eroe di molti testi epici e religiosi indiani, oltre che il centro di leggende e culti della fertilità. In generale rappresenta la gioia di vivere e la vitalità, l'amore e la libertà, e su lui si medita quando si vogliono interiorizzare tali emozioni.
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